• Hope for Middle East

Centri di speranza in Siria

Jina e Abraham

IL MARITO NON C’È E L’INVERNO È ALLE PORTE

Jina non sa dove sia suo marito Rober, non lo vede da 6 anni. Abraham, il suo bambino, aveva un anno quando il papà è stato rapito e anche se non ricorda il volto, avverte la sua mancanza ogni giorno.

Era il 2013 quando un gruppo di estremisti ha fermato l’autobus su cui Rober viaggiava, l’hanno chiamato per nome, fatto scendere e portato via. Un altro cristiano che era con lui ha raccontato: “Rober non voleva rinunciare alla sua fede. Ci intimavano di convertirci all’islam, ma noi non volevamo abbandonare il nostro Dio”.

Nell’attesa del ritorno di Rober, Jina e Abraham ricevono amore e beni di prima necessità dal Centro di Speranza di Porte Aperte, per sopravvivere a questo freddo inverno siriano.

“Il Centro ci aiuta con i costi e provvede anche al gasolio per il riscaldamento”, ci ha detto con riconoscenza Jina. Se non fosse per l’aiuto della chiesa del pastore Abdalla che guida il nostro centro, lei e Abraham soffrirebbero molto.

Per nessuno è facile avvicinarsi al periodo delle festività quando manca un membro della famiglia, ma quest’anno Jina e Abraham non dovranno sostenere il peso della tragedia da soli: Porte Aperte grazie a te li sostiene e conforta con aiuti pratici e preghiera, dando loro una speranza in Gesù!

Nemmeno per un attimo pensiamo di poter colmare il vuoto di Jina e Abraham, a cui mancano un marito, un papà. Tuttavia, insieme, io e te, possiamo allargare la loro famiglia.

Pastore Abdalla

CIÒ CHE SEMBRA POCO, PUÒ AVERE UN GRANDE IMPATTO

Al mondo esterno, sembrava che l’attività ecclesiale, o addirittura una presenza cristiana, fosse del tutto assente in Siria. “Ricordo le voci sulla chiusura della nostra chiesa all’inizio della crisi”, dice il pastore 47enne Abdalla, padre di Camelia (13 anni) e Joseph (11 anni). In realtà, la Chiesa dell’Alleanza di Aleppo, come altre chiese in tutta la Siria, è stata continuamente impegnata a lavorare dietro le quinte per servire la comunità cristiana attraverso il vostro aiuto.

“In realtà ricevevamo molti soccorsi e aiuto attraverso Porte Aperte, siamo rimasti sempre attivi… e siamo ancora oggi sostenuti”, spiega. Lui e sua moglie Aghna avevano la possibilità di lasciare la Siria all’inizio della guerra, due anni dopo aver preso la guida della chiesa nel 2009. Insieme però, hanno trovato la loro missione nel sostenere la chiesa nel mezzo del caos.

Il pastore Abdalla ha fatto quello che anche molti altri leader cristiani hanno deciso di fare: è rimasto in Siria durante questa brutta guerra. Così facendo, quei servi di Dio si sono trasformati in un segno di speranza per la loro gente. Vedendo il loro pastore continuare a svolgere il suo lavoro in chiesa, molti dei membri delle loro chiese hanno trovato il coraggio e la determinazione per rimanere.

“Ci sono stati tempi duri”, condivide, lamentandosi di come una pesante tristezza lo turbi ancora perché non sa cosa sia successo a tre membri della chiesa rapiti, catturati dai ribelli a causa della loro fede. Un’altra volta, pesanti combattimenti intorno alla chiesa, hanno causato il panico. “Inoltre, fino ad ora gli uomini sono costretti ad arruolarsi nell’esercito, e molti fuggono in altri paesi o si nascondono in casa con la depressione e la mancanza di scopo o di guidalasciando le donne impegnate in lavori a cui non sono abituate mentre sopportano gran parte del peso della crescita dei figli”.

Fortunatamente, il vostro supporto ha fatto molto nell’aiutare la congregazione del pastore Abdalla di circa 600 persone. “La mia chiesa parla continuamente di quanto siano grati per tutto l’aiuto ricevuto” condivide il pastore. Abbiamo colmato la lacuna delle lezioni scolastiche e universitarie, avviato un programma sportivo che usa il calcio per trovare e aggregare i bambini più isolati e implementato progetti di supporto spirituale e psicologico. Anche i credenti curdi ex musulmani vengono sostenuti nel loro ministero in uno dei campi profughi di Aleppo.

L’effetto positivo è immediatamente visibile in questa chiesa in fermento: “Specialmente con la nuova clinica a cui stiamo lavorando con l’aiuto di Porte Aperte”. La clinica, di cui si parla con entusiasmo nella sua chiesa, servirebbe una comunità che non ha cure mediche di livello. Attualmente, sono in fase di reclutamento di medici qualificati, e il pastore Abdalla lo considera un progetto a lungo termine che continuerà ad apportare molti benefici alla sua comunità.

“Altre organizzazioni stanno interrompendo gli aiuti in tutta la Siria e molte sono in grosse difficoltà”. Dipendenti anonimi di altre organizzazioni umanitarie ce lo confermano. Le banche hanno interrotto i trasferimenti e i media non sembrano fare molta attenzione alla difficile situazione che i siriani devono affrontare: “Ma la nostra chiesa sente che pensate sempre a noi, che non siamo dimenticati”, dice il pastore Abdalla.

Quando gli è stato chiesto quale caso nella sua chiesa lo abbia particolarmente toccato, ricorda che non ha mai dimenticato il caso di una madre di tre figli il cui marito è stato forzatamente arruolato nell’esercito. Un giorno la donna gli si è avvicinata dicendo: “Non pensare che il piccolo aiuto che ci stai dando non serva a nulla. Ringrazia da parte nostra coloro che ci stanno aiutando. Fa la davvero differenza”.

E dicendolo, il pastore Abdalla ora sorride. “Quello che può sembrare poco può avere un impatto così grande sugli altri…” e veramente, questo effetto sembra propagarsi attraverso una popolazione che potrebbe non avere un singolo motivo per rimanere.

In tutta la Siria le chiese sono state sostenute da voi dall’inizio della guerra otto anni fa, nel 2011. Sostenute dalle vostre preghiere e dal vostro aiuto economico, le chiese si sono trasformate in centri di speranza. Possono nutrire gli affamati, vestire i bisognosi, confortare i sofferenti e condividere la buona notizia con gli smarriti. La crisi in Siria non è ancora finita. Milioni di siriani vivono come rifugiati nei paesi vicini e milioni sono sfollati nel proprio paese. La Chiesa siriana conta su di voi per continuare a stare con loro in questi tempi difficili.

Prega per il Medio Oriente

Nel 2015 abbiamo lanciato una campagna di preghiera pluriennale per la Chiesa in Medio Oriente.

Abbiamo bisogno di copertura in preghiera ogni giorno!“, ha detto un pastore parlando in nome delle tante famiglie di sfollati.

PREGA PER:

I cristiani rimasti in Siria ed Iraq

I bambini (e gli adulti) traumatizzati dalla guerra

Gli sfollati (all’interno dei paesi) e i rifugiati (nei paesi circostanti)

I nostri collaboratori sul campo e i progetti di distribuzione e aiuto

I terroristi, perché conoscano Cristo

Il rafforzamento della Chiesa esistente e saggezza per i leader

La nascente Chiesa di ex-musulmani

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