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Pakistan: alluvioni, carestie e terrorismo

2 settembre 2010 – Pakistan

Anche questa settimana siamo costretti dai fatti di cronaca a parlarvi del Pakistan, una nazione che sembra stia scivolando ormai nella rovina, tra alluvioni catastrofiche, carestie imponenti e un terrorismo viscido e brutale. La breve analisi che ogni settimana in queste newsletter vi proponiamo, ha sempre come scopo principale quello di presentarvi la situazione interna di uno di quegli stati che compongono la nostra World Watch List (clicca nel banner in fondo a questa pagina per accedere alla WWList 2010 e ai relativi aggiornamenti), cioè l’elenco dei paesi dove i cristiani vengono perseguitati, cercando così di avvicinarvi a quei fratelli e a quelle sorelle che vivono in quel determinato paese. In Pakistan i cristiani subiscono una crescente persecuzione, con atti discriminatori in certi casi inumani come quelli che vi abbiamo presentato nella newsletter della settimana scorsa (clicca qui per approfondimenti). Ieri, mentre la minaccia delle inondazioni toccava... - (continua)

Pakistan: ci giungono richieste di aiuto!

26 agosto 2010 – Pakistan

L’alluvione in Pakistan sta acquisendo le proporzioni di un disastro immane: le stime parlano di 20 milioni di persone toccate dalla catastrofe, 8 milioni delle quali hanno bisogno di aiuti urgenti e 6 milioni sono senzatetto. La carestia per molti è alle porte, così come la diffusione di malattie letali come la malaria e il colera, con grandi aree rimaste isolate per il crollo di ponti e viadotti. In questo caos di acqua, macerie e fango, migliaia di cristiani pakistani vittime dell’alluvione si vedono negare l’accesso ai rifornimenti di cibo e all’assistenza primaria a causa della loro fede. Il Pakistan è una nazione musulmana al 97%, con quasi 3 milioni di cristiani. Vi sono zone in cui, come si diceva, i musulmani negano l’accesso a ogni aiuto e soccorso ai cristiani, creando una tragedia nella tragedia. Peggiore, se possibile, è la situazione degli ex musulmani convertiti al cristianesimo, bersagli vulnerabili dell’odio dei fondamentalisti. - (continua)

Afghanistan: un duro campo missionario

19 agosto 2010 - Afghanistan

Abbiamo atteso un po’ prima di parlare degli operatori umanitari uccisi in Afghanistan, sapendo che dopo qualche giorno inevitabilmente nei media sarebbe calato il silenzio su questa faccenda. Oggi è la Giornata Mondiale dell’Umanitario (World Humanitarian Day) ed è in parte dedicata alla memoria di quanti hanno perso la vita nel compimento del loro lavoro di assistenza e soccorso alle popolazioni in difficoltà, soprattutto nelle zone di guerra. Porte Aperte (Open Doors International) fa parte di questo mondo di missioni e ONG impegnate a portare sostegno alle persone che soffrono e, come sapete, la nostra visione prevede il soccorso (materiale e spirituale) dei cristiani perseguitati ovunque ve ne sia bisogno, specie laddove è più pericoloso. - (continua)

Maldive: in paradiso non vi è libertà di culto

12 agosto 2010 – Maldive

Assieme all’Arabia Saudita, le Maldive sono l’unica nazione che dichiara una popolazione al 100% musulmana. I quasi 350.000 abitanti delle oltre 1.190 isole coralline dell’arcipelago delle Maldive sono tutti sunniti. O almeno queste sono le stime dichiarate dal governo. Di fatto vi sono circa 70.000 lavoratori espatriati che dichiarano una religione diversa da quella musulmana (tra cui anche il cristianesimo). Inoltre circa 60.000 turisti l’anno, per lo più europei e con una grossa fetta di italiani, visita queste isole per godere del mare azzurro, delle spiagge da cartolina e del lussuoso relax che offrono le circa 45 isole trasformate in villaggi turistici. Di rado i turisti visitano le altre isole, dove invece vive la popolazione locale; tuttavia un contatto con la vera realtà locale (e non quella fittizia dei resort) si ha nella capitale Malé, l’isola dove effettivamente i turisti e i maldiviani possono incontrarsi. - (continua)

Nigeria: molto si può ancora fare!

29 luglio 2010 – Nigeria

In Nigeria, come sapete, si sta combattendo una complessa battaglia per la libertà; nel nord del paese l’islam più radicale, fomentato da gruppi di palese ispirazione talebana (appoggiati da Al Qaeda stessa), mina la fragile stabilità esistente seminando paura e violenza in particolare nella zona di Jos, stato di Plateau, scenario di un vero e proprio braccio di ferro in cui si intreccia una fitta rete di interessi sociali, economici e religiosi. E’ notizia di qualche giorno fa l’ennesimo brutale attacco a una comunità cristiana del villaggio di Mazah, vicino Jos, dove 7 persone sono state ferocemente assassinate (incluso un bambino di 8 anni), 10 case e una chiesa sono state incendiate da una folla di un centinaio di musulmani. A quanto pare, l’attacco era premeditato nei minimi dettagli, poiché la strategia usata e la determinazione con cui sono state individuate le vittime non lascia spazio a dubbi e questo si evince soprattutto dal racconto dei superstiti. “E’ incredibile, fratello mio! Hanno ucciso mia moglie, le mie tre figlie e hanno bruciato la mia casa. Mi hanno devastato”, ci ha raccontato Nuhu Dawit, leader della Chiesa di Cristo in Nigeria (COCIN) del villaggio di Mazah. Hannatu, invece, moglie di un consigliere della zona, semplicemente continua a ripetere: “Non riesco a credere che sia davvero successo”. Ha perso un figlio di 8 anni in questi attacchi, così come entrambi i suoceri e la casa con tutti i loro averi: rimangono lei, il marito Joseph e i 5 figli, senza più un luogo dove abitare. Il governo nigeriano ha pubblicamente condannato gli attacchi, definendoli un tentativo di minare la relativa pace nello stato di Plateau. - (continua)



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