
L’escalation di tensione tra India e Pakistan suscita l’apprensione degli analisti internazionali e potenziali scenari di un quarto conflitto tra queste due potenze atomiche (già scongiurato una volta nel 2001) prendono corpo negli incubi di molti. Sono due stati che non stanno vivendo il loro periodo migliore, fa notare più di qualcuno; l’India non sembra garantire quella stabilità interna necessaria per proporsi al mondo nel ruolo di neopotenza di spicco nel mercato globale, tanto che, nonostante la gratuita pubblicità positiva fatta da varie testate giornalistiche occidentali, non convince molti investitori e imprenditori delle nostre parti (italiani in testa).
Il vero e proprio pogrom contro i cristiani avvenuto e tuttora in corso - nonostante la surreale e poco convincente “tregua natalizia” - nello stato di Orissa, ha scoraggiato molti che vedevano l’India come la nuova terra delle opportunità e la nazione di Gandhi e della pace, deturpata da follie integraliste esattamente come i paesi più radicali di questo pianeta. Il Pakistan, dal canto suo, palesa un’instabilità e una corruzione di fondo che lo segnalano come uno dei paesi meno ospitali (per noi occidentali) del mondo: ed è proprio per una questione di “ospitalità” o, meglio, provenienza che le relazioni tra questi due paesi hanno subito negli ultimi giorni un repentino peggioramento. Le indagini sugli attentati di Mumbai hanno chiarito che la provenienza dei terroristi è riconducibile proprio ai territori pakistani, scelti spesso dagli estremisti per nascondersi e addestrarsi. L’India alza i toni e il Pakistan risponde ammassando forze militari nei confini con l’antico rivale e sguarnendo così le frontiere con l’Afghanistan, zone dove il traffico di armi e morte è in costante aumento.