
Quattro “credenti nascosti” ex musulmani, Awel, Suleiman, Abdu e Redwan (nomi fittizi), sono stati incarcerati per 8 giorni in aprile senza nessun processo o accusa formale. A quanto pare un gruppo di musulmani, sospettando che i quattro credenti nascosti si fossero, per l’appunto, convertiti al Cristianesimo e realizzassero attività evangelistiche e non avendo nessun tipo di prove, li hanno accusati di stregoneria. L’accusa ha ricevuto una certa attenzione da parte delle autorità, per via di un caso che ha avuto ampia copertura mediatica riguardante un dottore folle, accusato di stregoneria, che con i suoi riti ha circuito alcuni clienti avvelenandone ben 11.
Il 17 aprile scorso il gruppo di musulmani si è recato dalle autorità locali e ha accusato i credenti nascosti di realizzare rituali di stregoneria. Le autorità, alla luce del caso mediatico di cui sopra, non hanno esitato a mandare la milizia nelle loro case. Awel, Suleiman, Abdu e Redwan sono stati sorpresi durante una riunione di preghiera assieme a dei fratelli e hanno cercato di spiegare che l’unica cosa di cui potevano essere colpevoli era proprio di guidare una riunione di preghiera in casa, ma gli ufficiali non hanno ascoltato ragioni e hanno rispedito a casa gli altri arrestando i quattro uomini. La locale chiesa protestante, venuta a conoscenza dell’ingiusta detenzione, ha mandato una delegazione presso la prigione e, senza creare un collegamento tra gli accusati e la chiesa per garantire loro di rimanere dei credenti nascosti (come sapete, per i musulmani in zone dove la religione più diffusa è l’Islam, convertirsi a un’altra religione crea problemi di ogni sorta a coloro che osano farlo) e presentandosi quindi come una delegazione di parenti e amici, ha formalizzato una richiesta di scarcerazione proprio in virtù della mancanza di prove e di accuse formali. Otto giorni dopo i 4 credenti sono stati rilasciati.