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Etiopia: credenti nascosti accusati e incarcerati ingiustamente

8 giugno 2009 – Etiopia

Quattro “credenti nascosti” ex musulmani, Awel, Suleiman, Abdu e Redwan (nomi fittizi), sono stati incarcerati per 8 giorni in aprile senza nessun processo o accusa formale. A quanto pare un gruppo di musulmani, sospettando che i quattro credenti nascosti si fossero, per l’appunto, convertiti al Cristianesimo e realizzassero attività evangelistiche e non avendo nessun tipo di prove, li hanno accusati di stregoneria.  L’accusa ha ricevuto una certa attenzione da parte delle autorità, per via di un caso che ha avuto ampia copertura mediatica riguardante un dottore folle, accusato di stregoneria, che con i suoi riti ha circuito alcuni clienti avvelenandone ben 11.
Il 17 aprile scorso il gruppo di musulmani si è recato dalle autorità locali e ha accusato i credenti nascosti di realizzare rituali di stregoneria. Le autorità, alla luce del caso mediatico di cui sopra, non hanno esitato a mandare la milizia nelle loro case. Awel, Suleiman, Abdu e Redwan sono stati sorpresi durante una riunione di preghiera assieme a dei fratelli e hanno cercato di spiegare che l’unica cosa di cui potevano essere colpevoli era proprio di guidare una riunione di preghiera in casa, ma gli ufficiali non hanno ascoltato ragioni e hanno rispedito a casa gli altri arrestando i quattro uomini. La locale chiesa protestante, venuta a conoscenza dell’ingiusta detenzione, ha mandato una delegazione presso la prigione e, senza creare un collegamento tra gli accusati e la chiesa per garantire loro di rimanere dei credenti nascosti (come sapete, per i musulmani in zone dove la religione più diffusa è l’Islam, convertirsi a un’altra religione crea problemi di ogni sorta a coloro che osano farlo) e presentandosi quindi come una delegazione di parenti e amici, ha formalizzato una richiesta di scarcerazione proprio in virtù della mancanza di prove e di accuse formali. Otto giorni dopo i 4 credenti sono stati rilasciati.

Nonostante il loro rilascio, le pressioni da parte dei musulmani locali non sono diminuite. Infatti nel tentativo di far ammettere pubblicamente il loro abbandono dell’Islam, un capo locale islamico ha offerto loro la possibilità di frequentare una scuola coranica in un altro paese, proposta che è stata gentilmente rifiutata: tutto l’accaduto, però, obbliga i quattro a ritirarsi sempre più nell’anonimato e a enfatizzare la loro condizione di credenti nascosti.

L’Etiopia in generale non è una nazione musulmana, come sapete, ma la zona sud-ovest, teatro di questi avvenimenti, effettivamente lo è e qui i cristiani soffrono una forma più o meno violenta di persecuzione. Le false accuse non sono una novità da queste parti; già negli anni passati alcuni credenti nascosti sono stati accusati dai musulmani di reati non commessi e, dopo un periodo di carcerazione, sono stati rilasciati perché le accuse sono risultate totalmente infondate. In Etiopia i casi di musulmani che si convertono sono in crescita e questo irrita e alimenta l’odio della comunità musulmana, creando tensioni e problemi in queste zone.

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