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Cina: scarcerato leader cristiano Uyghur!

26 novembre 2009 - Cina

Fino a qualche giorno fa i riflettori del mondo sono stati puntati sulla Cina, soprattutto in virtù dell’attesissima visita del Presidente americano Barak Hussein Obama. Alla ricerca di una nuova dimensione nelle relazioni USA-Cina, Obama non ha mancato di affrontare un tema spinoso come quello dei diritti umani, sapendo che in Cina continuano ad esistere palesi violazioni in questo senso. “I diritti umani dovrebbero essere garantiti a ognuno, anche alle minoranze etniche e religiose, tanto che vivano negli Stati Uniti, in Cina o altrove”, ha dichiarato il Presidente americano durante un discorso davanti a 300 studenti cinesi, mentre tv e web cinesi lo censuravano inesorabilmente. In Cina, infatti, il web è sottoposto a una pesante censura, soprannominata addirittura “La Grande Muraglia di fuoco” dagli internauti cinesi. In questo grande paese le libertà, specie religiose, non sono ancora garantite, anzi spesso il governo si macchia di ingiustificate discriminazioni e vessazioni, retaggio di un passato che città come Shanghai (dov’era in visita il Presidente Obama) dimostrano essere ormai accantonato.
Un cristiano Uyghur della problematica regione cinese dello Xinjiang è stato rilasciato dopo 2 anni di detenzione in un campo di lavori forzati, accusato di “proselitismo illegale” e di aver “rivelato segreti di stato”. Per la precisione, per Osman Imin (Wusiman Yaming in Cinese), leader di una comunità familiare, si sono aperte le porte del carcere mercoledì 18 novembre 2009, dopo che erano stati richiesti dalla pubblica accusa addirittura tra i 10 e i 15 anni di reclusione per reati inesistenti, in un motto di odio religioso che, ancora una volta, mette in luce le forti contraddizioni di questo enorme paese. Alla fine la sentenza stabilì 2 anni di prigione in un campo di lavori forzati, soprattutto grazie alla pressione internazionale di media e organizzazioni umanitarie (tra cui anche Porte Aperte tramite la nostra Azione in favore dei fratelli Osman Imin e Alimjan Yimit). Secondo le nostre fonti, l’arresto è avvenuto proprio a causa delle attività di chiesa di Osman.

In Cina le cosiddette comunità familiari evangeliche stanno concretamente operando una diffusione capillare del Vangelo, con migliaia e migliaia di convertiti, per un’opera di evangelizzazione che davvero sta cambiando il volto di villaggi, cittadine e regioni. E' da anni che Porte Aperte opera in queste zone, con perseveranza e coraggio, ed oggi i risultati si vedono. Nei 2 anni di reclusione, Osman è stato costretto a lavorare dalle 12 alle 15 ore al giorno in condizioni di vita davvero drammatiche, con un peggioramento sensibile del suo stato di salute (la malnutrizione ha lasciato segni evidenti nel suo corpo). Lui e la moglie Nurgul hanno due figlie, che ora potranno finalmente riabbracciare il loro papà.

Osman è stato rilasciato semplicemente per aver scontato interamente la sua pena, che scadeva proprio a novembre, ma se il suo rilascio può risultare ovvio in un paese come il nostro, in certe zone della Cina assume altre connotazioni. Di fatto, vi sono casi di cristiani detenuti senza capo d’accusa, quindi senza aver commesso esplicitamente nessun reato, perciò il rilascio di Osman è comunque un evento molto positivo.

A tal proposito vi ricordiamo che in carcere rimane un altro cristiano Uyghur, Alimjan Yimit (Alimujiang Yimiti in Cinese), di cui potete trovare informazioni nella nostra petizione.

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