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Corea del Nord: piangiamo per i nostri fratelli

30 novembre 2009 - Corea del Nord

I cristiani nord coreani hanno chiesto a Porte Aperte maggiori aiuti, soprattutto in termini di preghiere. I leader delle chiese hanno riferito alle organizzazioni che si occupano della Chiesa perseguitata, che il governo nord coreano ha “richiesto” ai suoi cittadini un altro periodo di sacrifici per lo Stato, chiamandolo “100 giorni di combattimento”. Questa mobilitazione in sostanza prevede che ogni cittadino debba lavorare attivamente per lo Stato: ciò significa che si ha poco tempo - o non se ne ha proprio - per lavorare per il proprio sostentamento. Chi viene trovato per la strada senza una valida giustificazione verrà spedito direttamente in uno dei famigerati campi di lavoro. “In questo periodo, la gente non ha l’opportunità di badare al proprio sostentamento. Nella provincia di Hwangae è normale vedere cadaveri di bambini ai lati delle strade” secondo una nostra fonte locale.
La dittatura filo-comunista del Caro Leader Kim Jong-Il non è stata decisamente in grado di sfamare il proprio popolo. Negli anni ’90, milioni di nord coreani sono morti proprio a causa di carestie; l’attuale situazione (la carenza di mezzi di sostentamento per la popolazione) inizia sempre più ad assomigliare all’atroce epoca di quegli anni, come ci ha riferito un nostro collaboratore là. “Sfortunatamente non esistono team media dentro il paese che possano registrare e riferire quanto sta avvenendo. I genitori muoiono o abbandonano i loro figli perché non riescono a sopportare lo strazio di vedere i loro bambini morire di fame. Veri e propri gruppi di orfani o bambini abbandonati girovagano il paese: ovviamente molti di loro muoiono di fame, per malnutrizione. Per sopravvivere in questi periodi di “combattimento per il paese”, molti nord coreani lavorano e trafficano di notte. Naturalmente, poi, durante il giorno devono lavorare per lo Stato”.

Il 17 settembre era finito un altro di questi periodi di combattimento (150 giorni). 5 giorni dopo il governo aveva già deciso di avviare un altro periodo di questo tipo: devastante per la popolazione. Durante queste mobilitazioni i controlli sono strettissimi, ogni movimento di civili è seguito e impedito: di fatto sono necessari permessi per muoversi. Queste folli iniziative dello Stato hanno fortemente limitato l’attività di Porte Aperte, risultando assai difficile consegnare Bibbie, libri cristiani, cibo, medicine ed altri beni urgenti. Alla fine l’attività si è fermata a causa degli altissimi rischi, in attesa della fine del periodo di 150 giorni. “Ora che al cosiddetto primo periodo di combattimento ne segue un altro, non sappiamo che cosa fare. I cristiani nord coreani continuano a portare avanti, nonostante i rischi, i meeting segreti di preghiera. Sono infatti giunti alla conclusione che non sia possibile evitare il pericolo. Dunque, ci chiedono di continuare a portare avanti i nostri progetti e noi siamo d’accordo”, ci ha riferito il nostro collaboratore.

Per un approfondimento sulla situazione in Corea del Nord leggi il relativo country profile.

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