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India: i cristiani continuano a vivere da profughi in Orissa

3 dicembre 2009 - India

E’ passato più di un anno da quando la comunità cristiana in Orissa subì l’ondata di violenza senza precedenti per mano dei fondamentalisti indù, subito dopo l’assassinio del loro leader locale Swami Laxmanananda Saraswati. Il movimento maoista rivendicò l’attentato e la polizia ritenne tale rivendicazione attendibile (dato che tutte le indagini portavano a individuare come colpevole proprio quel movimento), ma il partito estremista indù (VHP) decise arbitrariamente di incolpare i cristiani: un atto folle che scatenò ferocissime violenze contro i credenti in Orissa. Oltre 50.000 cristiani dovettero scappare dalle loro case a causa della loro fede; numerosi villaggi vennero letteralmente rasi al suolo, mentre oltre 120 persone morirono in questi attacchi. Tutti i media italiani e internazionali parlarono dell’accaduto. Ora che l’attenzione è altrove, vi parliamo della situazione degli oltre 4.000 cristiani che tuttora vivono da profughi, nel terrore di essere uccisi: tuttora a molti manca il cibo, una dimora e delle opportunità di lavoro.
Dilip Pradhan (nella foto) è in piedi nel mezzo delle macerie che un tempo rappresentavano la sua chiesa. Lui era pastore di una piccola comunità cristiana in un tranquillo villaggio dell’Orissa, chiamato Sulesaru. Quelle rovine erano il loro santuario. Per molto tempo questo pastore non è potuto ritornare nella sua chiesa; ai cristiani è vietato entrare nel villaggio ora, ma lui ha raccolto tutto il coraggio che aveva e insieme a un gruppetto di credenti hanno osato rimettere piede su quella che un tempo era casa loro. Là, hanno visto parenti e amici venire trucidati senza alcuna pietà. Da là, erano dovuti scappare mentre le loro case e tutto quello che possedevano veniva dato alle fiamme da orde di fondamentalisti impazziti, trovando rifugio in inospitali campi profughi. Ora quei campi dove avevano trovato dimora, sono stati sgomberati, ma, come si diceva, rimane per loro tuttora il divieto di tornare nei loro villaggi. O meglio, potrebbero tornarci e volendo anche senza alcun problema, la condizione è che rinneghino Dio, Gesù, la loro fede e si convertano all’induismo. Ora molti di loro, senza campi profughi e impossibilitati a fare rientro in ciò che rimane delle loro case e delle loro terre, si accampano fuori dai loro villaggi, nella speranza che qualcosa cambi. Altri sono scappati, rifugiandosi da parenti e amici in altre aree.

Quelli a cui viene concessa la possibilità di ritornare nei loro villaggi, non possono ricostruire le loro case, mentre ad altri sono state semplicemente rubate le terre dato che i certificati di proprietà sono andati distrutti negli incendi appiccati dagli integralisti. Il governo dell’Orissa ha promesso loro un indennizzo di 50.000 rupie nell’eventualità in cui l’intera casa sia stata distrutta e di 20.000 rupie in caso di danni parziali. Per ora, dopo più di un anno, alcune famiglie hanno ricevuto 10.000 rupie, che non avendo più nulla (né beni di proprietà né lavoro), sono andati spesi tutti per le necessità primarie, come il cibo e i vestiti. A quanto pare il governo dovrebbe elargire altri aiuti, ma le necessità sono drammatiche. Chi aveva delle attività (negozi o simili), ora non ha più niente ed è costretto ad accettare qualunque lavoro (quando ce n’è).

La giustizia ha maglie molto larghe, delle centinaia e centinaia di aggressori, solo 27 sono stati condannati, i leader cristiani credono che Manoj Pradhan sia la mente di questi attacchi, ma lui è un politico facente parte dell’Assemblea Legislativa in seno al partito BJP, già assolto in 6 dei 14 casi contro di lui. E’ fuori di prigione con cauzione e c’è il realistico timore che influenzi con l’intimidazione i testimoni dei suoi processi. Secondo gli osservatori internazionali, questi timori sono del tutto fondati, non solo, è evidente che le vittime degli attacchi non riescano ad avere un processo giusto, perciò viene richiesto a gran voce che i processi siano spostati in un altro distretto, lontano dalle intimidazioni, influenze e corruzioni del distretto di Khandamal.

Per ulteriori approfondimenti vedi Campagna generale per l’Orissa - India.

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