
È indubbio che l’Iran stia costantemente facendo parlare di sé, soprattutto per la sconsiderata politica internazionale del rieletto leader Ahmadinejad. Ma, come probabilmente saprete, si parla molto di Iran anche per
la profonda, lacerante contestazione che la rielezione del suddetto presidente conservatore ha provocato nel paese, tra cortei di protesta e repressioni nel sangue da parte del regime. Non sono di certo finite le manifestazioni, che in più occasioni hanno riunito in piazza giovani e meno giovani in un motto di protesta di un popolo stanco di essere oppresso da un regime che assolutamente non risolve i problemi ma piuttosto li acuisce, nonostante la violenza usata nella soppressione di ogni opposizione, tra arresti, torture, sparizioni e, purtroppo, uccisioni. Mentre Ahmadinejad continua il suo balletto di provocazioni nel teatro internazionale, tra test su missili a lunga gittata e inquietanti rivelazioni sui programmi nucleari, passando per il già visto copione delle finte dichiarazioni di distensione, il suo popolo sembra non riconoscere più lui e l’entourage che lo appoggia come leader del paese, nonostante le sue minacce contro qualsiasi forma di opposizione e la pesante censura nei mezzi di comunicazione.
Una folla di centinaia di migliaia (si parla di oltre 500 mila persone), secondo i siti che sfuggono alla censura, si è radunata nella città santa iraniana di Qom per i funerali del grande ayatollah anti-regime