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Iran: ondate di arresti durante le feste

7 gennaio 2010 - Iran

Un’ondata di arresti ha colpito in Iran le comunità cristiane familiari durante questo periodo di festa, una sorta di regalo natalizio da parte delle autorità iraniane, già oberate di lavoro nella repressione feroce dei moti di protesta contro il regime di Ahmadinejad. Trapelano continuamente indiscrezioni, immagini e video dall’Iran, i media internazionali raccolgono tutto il possibile, la censura è sempre più fitta, ma il popolo iraniano non cede, continua la sua protesta contro la dittatura di Ahmadinejad e compagni; decine di morti (anche il nipote del leader dell’opposizione Mussavi, il cui corpo è stato restituito alla famiglia solo dietro promessa di svolgere i funerali in gran segreto e controllati dalla polizia), ormai migliaia di arresti, torture, violenze di ogni tipo, l’Iran sta vivendo una rivoluzione repressa nel sangue e, come sempre accade in questi casi, i governanti massimi rimangono accecati dal potere nei loro palazzi d’oro e violentano il loro stesso popolo. 
Alcuni ufficiali delle forze di sicurezza in possesso di un mandato della Corte Rivoluzionaria di Mashhad, hanno fatto irruzione nella casa di Hamideh Najafi, confiscando gran parte dei suoi beni personali (soprattutto libri e CD) e trasferendo la donna in una località sconosciuta. La stessa corte ha rapidamente emesso una sentenza contro Najafi, condannandola a 3 mesi di arresti domiciliari e togliendole la figlia di 10 anni (seriamente malata) per darla in affidamento ad altri. E’ stata offerta a lei e al marito la possibilità di tenere la piccola figlia a condizione che la smettano di credere in Cristo e non parlino pubblicamente di questa loro fede. Come spesso accade in questi casi, a Najafi è stato negato l’elementare diritto di vedere il suo avvocato durante il processo; inoltre, durante i durissimi interrogatori, le è stato intimato di tornare all’Islam in tutti i modi e di svelare i nomi di altri cristiani e di evangelisti iraniani. In varie occasioni, i poliziotti hanno convocato il marito di Najafi e, legatolo e bendatolo, hanno minacciato di pestarlo a sangue davanti alla moglie se lei non avesse sottoscritto una confessione con la quale attesta di essere “mentalmente e psicologicamente disturbata”.  Secondo le nostre fonti, Najafi, terrorizzata dopo queste vere e proprie torture, ha firmato la suddetta confessione, pur non essendoci a suo carico nessun tipo di reato o accusa formale; la Corte accusa (a quanto pare nemmeno formalmente) la donna di “crimini politici” per aver avuto accesso a un canale televisivo cristiano straniero. Non paghi, le forze dell’ordine avrebbero costretto con la forza la sorella di Najafi a sporgere querela contro di lei.

I giorni 21 e 29 dicembre, inoltre, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in due comunità cristiane familiari dell’area di Tehran interrompendo le riunioni e arrestando almeno 4 cristiani. A Shiraz, invece, la scorsa settimana 8 cristiani sono stati arrestati e interrogati sulle loro attività; sono stati rilasciati dopo circa 4 ore, un metodo efficace per tenerli sotto pressione e costante osservazione. A Rasht, il pastore Yousef Nadarkhani dal 13 ottobre scorso rimane in prigione per le sue attività cristiane, lasciando sola la moglie con i due figli di meno di 10 anni. Un altro cristiano, arrestato assieme ad altri 5 durante una riunione di preghiera a Fashan alcuni mesi fa, è stato fatto uscire di prigione.

Ma la persecuzione contro i cristiani in Iran assume svariate connotazioni; ai credenti non vengono rinnovate licenze, patenti di guida, permessi di vario genere, essenziali a svolgere il loro lavoro e le motivazioni sono sempre le stesse: "Siete nemici della nazione".

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