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Malaysia: le chiese sono sotto attacco

18 gennaio 2010 - Malesia

Sono otto le chiese attaccate con bombe molotov nei giorni scorsi in Malesia, l’8 gennaio scorso 4 a Kuala Lumpur e nella periferia di Petaling Jaya, mentre due giorni dopo altre 3 a Taiping, Melaka e Miri hanno subito la stessa sorte, a cui va aggiunta un’altra chiesa a Seremban l’11 gennaio: un bilancio davvero molto preoccupante, secondo molti direttamente avvenuto per mano di estremisti islamici e connesso alla sentenza con cui l’Alta Corte malese - nella persona del giudice Lau Bee Lan - il 31 dicembre 2009 ha ufficialmente concesso a un giornale cattolico locale, Herald Weekly, di utilizzare la parola ‘Allah’ per identificare Dio, dato che nella lingua malese non esiste un termine specifico che rappresenti Dio. In passato, l’Alto Consiglio nazionale delle ‘fatwa’ (organo che si occupa di decreti religiosi islamici) aveva specificatamente stabilito che la parola ‘Allah’ potesse essere utilizzata in Malesia unicamente dai musulmani.
Quando le autorità malesi hanno denunciato il rischio di tensioni interreligiose nel paese (che ricordiamo essere a prevalenza musulmana), l’autorizzazione al giornale in questione è stata revocata, ma a quanto pare troppo tardi, ormai la violenza anticristiana ha preso il sopravvento. Inoltre, è stata avviata una serie di sequestri di Bibbie da parte della polizia, Bibbie contenenti per l’appunto la parola Allah. Le comunità cristiane si difendono semplicemente sostenendo che non esistendo una parola che identifichi Dio all’infuori del termine Allah, impedire loro di usarla costituirebbe di fatto una discriminazione importante: un concetto difficile da concepire per noi, vivendo immersi in una cultura fortemente cristiana, piena di riferimenti e termini per identificare Dio.

Nello specifico gli attacchi con bombe incendiare sono avvenute a danno delle seguenti chiese: Metro Tabernacle (Assemblee di Dio) a Kuala Lumpur, più tre chiese a Petaling Jaya, ovvero la Life Chapel (Brethren), la Good Shepherd Lutheran Church (Luterana) e la Assumption Church (Cattolica); sono state danneggiate anche la All Saints’ Church (Anglicana) a Taiping, la Melaka Baptist Church a Melaka, la Good Shepherd Church (Cattolica) a Miri e la Sidang Injil Borneo (Evangelical Church of Borneo) a Seremban. Proprio la Metro Tabernacle delle Assemblee di Dio ha subito i danni maggiori, sia strutturali che interni. Il leader cristiano dott. Hermen Shastri, segretario del Consiglio delle Chiese della Malesia, ha chiesto al governo di usare “tolleranza zero nei confronti di chi minaccia o incita alla violenza contro i cristiani”. L’intera comunità cristiana, di ogni denominazione, è dunque scossa e profondamente preoccupata per la situazione di odio crescente. Nonostante questo, però, i credenti si sono recati regolarmente nelle loro chiese, affrontando la paura di attacchi e ritorsioni da parte dell’ala più estremista della comunità islamica. Sam Ang, segretario del National Evangelical Christian Fellowship, ha dichiarato: “Dobbiamo vedere tutto questo come un’opportunità per credere di più nel Signore e rivitalizzare la nostra fede”. 

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