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Nigeria: aggiornamenti da Jos28 gennaio 2010 - Nigeria Vi teniamo informati sugli sviluppi dell’incandescente situazione a Jos, stato di Plateau, Nigeria. Notizie e cifre rimbalzano sia dalla stampa internazionale che dai nostri contatti in terra nigeriana e, come sempre accade in questi casi, ci vuole tempo affinché il mosaico degli avvenimenti appaia chiaro ai nostri occhi. Sembra evidente che vi sia una mirata campagna di disinformazione, tesa a rendere ancor più confusa la situazione, campagna utile a chi fomenta questi scontri religiosi poiché l’obiettivo è proprio l’instabilità politica e il terrore, un humus fecondo da cui possono facilmente fiorire estremismi di vario genere, un copione già visto tante volte e, purtroppo, molto efficace nella sua più brutale applicazione. Il senatore del Parlamento nigeriano, Ladan Shuni, ha dichiarato durante una convention che i problemi della Nigeria, l’instabilità, l’ingovernabilità e i disastri più grandi avvengono nel nord di questo grande paese, e che la responsabilità chiara è dei leader di questi stati. D’altra parte, per fare un esempio di come si stiano affrontando queste ondate di violenza, il Presidente Umaru Yar'Adua (fonte Human Rights Watch), dopo i terribili fatti del novembre 2008 (oltre 500 morti), istituì una commissione per investigare sui colpevoli di quegli scontri (al tempo furono gruppi armati di estremisti islamici), ma tale commissione avrebbe iniziato i suoi lavori solo nel dicembre del 2009, un mese fa, ben più di un anno dopo gli accadimenti. Ci permettiamo la libertà di far notare come ben 12 stati del nord del paese abbiano approvato la sharia e come questa visione estremista (e che viola la costituzione della Nigeria stessa, poiché la legge islamica tende a piegare le leggi dello stato alle leggi religiose) abbia creato non pochi problemi sociali interni, tra cui le terribili manifestazioni di intolleranza nei confronti di chi, in queste zone, osa non abbracciare l’Islam.
Tuttavia, l’analisi del contesto sociale non è così semplice: esistono, infatti, tensioni sociali inerenti alle differenti etnie presenti nel paese (in particolare le 3 più grandi, Hausa, Yoruba e Ibo) e al relativo accesso alle (poche) risorse sociali, economiche e politiche (oltre che militari, da sempre ambite); esiste una corruzione diffusa in tutti i livelli della politica che pregiudica la stabilità del governo territoriale e che diffonde un malcontento generale; esistono violazioni continue dei diritti umani perpetrate dalle stesse forze dell’ordine (dalle botte alle torture, dagli incarceramenti arbitrari all’uso insensato della violenza per reprimere le tensioni sociali) e denunciate da varie ONG internazionali che si occupano di diritti umani; esiste un’ingerenza crescente di gruppi di estremisti islamici, decisi ad instaurare con la forza uno stato islamico; esiste un problema “Delta del Niger” collegato ai giacimenti di petrolio e gas e agli ingenti interessi economici sottostanti… come dire, il problema Nigeria è molto complesso e va ben oltre il “conflitto interreligioso” come molti giornalisti lo definiscono.
Per quanto riguarda i nostri fratelli, ci giungono alcuni dati certi dalla Christian Association of Nigeria (o CAN, che però non include tutte le comunità cristiane, quindi sono dati pur sempre parziali), che parlano di 46 cristiani uccisi, tra cui 2 pastori, qualche decina di dispersi, almeno 10 chiese incendiate e danni a case e proprietà di vario tipo. Anche la Evangelical Church of West Africa (ECWA), per voce del presidente Anthony Farinto, denuncia la sparizione di membri delle comunità cristiane associate e la distruzione di molti edifici, aggiungendo il timore che molti dispersi possano non essere più ritrovati (come accadde in passato) perché seppelliti in fretta e furia nelle funzioni collettive dei musulmani. Denunce simili arrivano dalle Chiese Apostoliche e dalle Assemblee di Dio della città di Jos. Da più parti si parla di un coinvolgimento di alcuni membri delle forze dell’ordine negli scontri (questo spiegherebbe i molti avvistamenti di persone in uniforme intente a sparare contro inermi cittadini); per sedare i tumulti, esattamente come accadde nel 2008, la polizia e l’esercito finiscono per uccidere molte più persone di quelle morte negli scontri. La Pentecostal Fellowship of Nigeria (PFN) ha accusato apertamente il Generale in Comando Salleh Maina e alcuni soldati di aver preso parte attivamente agli scontri. Più leader cristiani chiedono l’istituzione di una specifica task force dedicata a prevenire le violenze interreligiose, con compiti di investigazione, pacificazione e vigilanza.
Vale la pena ribadire che il commissario di polizia dello Stato di Plateau, Greg Anyating, ha ufficialmente identificato come responsabile degli inizi degli scontri un gruppo di giovani estremisti islamici. L’escalation di violenza è risultata inevitabile; è ovviamente plausibile che i cristiani si siano difesi, anche con la forza. Dunque tra la reazione dei cristiani e la violenta repressione delle forze dell’ordine, anche molti musulmani sono rimasti uccisi.
Si osserva infine con attenzione l’evolversi della situazione in Nigeria; il contesto politico nazionale non è per nulla stabile. Il Presidente Umaru Yar'Adua, malato, manca dal suo paese dal 23 novembre 2009: si trova infatti in Arabia Saudita per ricevere delle cure mediche specializzate. Non nascondiamo l’apprensione per tutti i cristiani che vivono nella parte nord della Nigeria.
Per approfondimenti leggi anche Nigeria: scontri a Jos, di nuovo morte e terrore!. Inoltre, puoi scaricare le puntate del nostro programma radio dedicato proprio alla Nigeria, direttamente cliccando qui.
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