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Iraq: milioni di bambini sono orfani4 febbraio 2010 - Iraq Nell’opinione pubblica mondiale c’è un paese che sembra destinato all’oblio, con un biglietto in mano già obliterato per un passaggio al dimenticatoio collettivo e questo paese, di cui oggi vogliamo parlarvi brevemente, è l’Iraq. E chi se lo dimentica? Forse si chiederanno i più… eppure tra le notizie di attentati pressoché settimanali e i lontani flash di agenzia sui bombardamenti della recente guerra ormai c’è una coltre di nebbia che ci allontana anni luce da ciò che dovrebbe attirare di più la nostra attenzione, ovvero la situazione delle persone, della gente, degli iracheni e dei cristiani, dei nostri fratelli in fede. Forse vi stupirà sapere che vi sono milioni di orfani in Iraq, per la precisione il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali iracheno parla di una cifra che francamente fatichiamo a delineare: 4,5 milioni di orfani, con addirittura 500.000 bambini che vivono per le strade, una situazione che le poche decine di orfanatrofi presenti non riescono nemmeno lontanamente ad arginare. In un rapporto di qualche mese fa, l’UNICEF denunciava il disastro iracheno: “A quasi 6 anni dall'inizio della guerra in Iraq nel marzo del 2003, le condizioni di vita della popolazione restano drammatiche, con donne e bambini a pagare il prezzo maggiore della crisi umanitaria in atto, in cui la violenza rimane tra le principali cause di mortalità tra la popolazione…”, a cui aggiunge riferendosi all’immenso numero di profughi iracheni: “Ogni mese, in media, 25.000 bambini si aggiungono a questa immensa folla di persone bisognose di tutto, per le quali gli aiuti umanitari sono diventati indispensabili alla sopravvivenza”.
Porte Aperte è attiva in Iraq da tempo ormai, collaborando con le altre organizzazioni non governative per portare speranza e conforto a tutti questi poveri innocenti, i quali -ricordarlo non fa male - saranno l’Iraq del futuro ma solo se riusciranno a sopravvivere. Malnutrizione, violenza, guerra, abbandono sono le componenti basiche della quotidianità di questi bimbi, con un bagaglio di ferite che devasterebbero la psiche di un adulto, figuriamoci di un fanciullo. In vacanza dal terrore, scrivevamo non molto tempo fa in un nostro articolo che parlava dei nostri campi estivi per i bambini iracheni, ebbene non ci basta, vogliamo fare e stiamo facendo di più e voi che ci sostenete con le vostre preghiere e le vostre offerte, siete parte di questi progetti che vi assicuriamo essere vitali per questo popolo. Sosteniamo orfanatrofi, cliniche mobili, forniamo aiuti umanitari di vario genere (sanitari, agricoli e in generale di sviluppo di attività economiche di sussistenza, ecc.), realizziamo seminari per affrontare il trauma della guerra e soprattutto non rinunciamo mai alla nostra intensa attività di formazione biblica, diffusione di Bibbie tradotte nelle lingue locali e di letteratura cristiana, ma anche di DVD, CD, oltre che alla realizzazione di programmi cristiani, il tutto per fornire supporto spirituale dove è difficile o addirittura impossibile averlo.
Non va dimenticato che l’insicurezza del paese ha dato libero spazio ai fondamentalisti islamici, che si sono macchiati di orribili crimini a danno dei pochi cristiani rimasti. A tal proposito, vale la pena evidenziare il seguente dato: nel 1991 c’erano all’incirca 850.000 cristiani in Iraq, scesi a 550.000 nel 2003, mentre oggi stimiamo che ve ne siano solo 300.000. La chiesa irachena sta sparendo! Anno dopo anno, la guerra, la violenza, la solitudine dei pochi pastori e membri rimasti, l’avanzamento dell’integralismo in certe zone con la conseguente costrizione a vivere la propria fede nel segreto, come credenti nascosti, tutto questo sta dissanguando la parte del corpo di Cristo che vive in Iraq. Ricordiamoci di loro nelle nostre preghiere.
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