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Indonesia: che le chiese cessino le loro attività!

8 febbraio 2010 - Indonesia

Non migliora la situazione per i cristiani in Indonesia, il più popoloso paese musulmano del mondo. Negli ultimi tempi anche questa nazione è oggetto di una recrudescenza dell’intolleranza e della discriminazione a danno della minoranza cristiana, un leitmotiv di buona parte del mondo musulmano attuale. Proprio in questo periodo la Corte Costituzionale Indonesiana discuterà la possibilità di una revisione della legge contro la blasfemia (con questo termine si intende ogni forma di offesa/oltraggio alla religione islamica, al corano e a Maometto). Fin dal 1965 (anno dell’introduzione della legge), tale norma suscitò profonda preoccupazione negli indonesiani non musulmani, in quanto si presentava come un evidente ostacolo alla libertà di religione e allo spirito pluralistico e democratico della nazione, richiamato dalla stessa costituzione del paese. Di fatto poi, tale provvedimento ha finito per essere un tassello in più nell’involuzione continua delle condizioni dei cristiani (e di altre minoranze) nel territorio.
E’ notizia del 4 febbraio scorso l’ordine da parte delle autorità locali dell’isola di Java di chiudere definitivamente due chiese della zona. Sotto la pressione dei gruppi islamici più estremisti (sempre più influenti in tutti gli ambiti governativi), le autorità della provincia di Banten hanno ordinato la cessazione delle attività della Chiesa Cristiana Battista di Sepatan, distretto di Tangerang. “La pressione eserciata dai gruppi islamici è così forte, che le amministrazioni locali sembrano impotenti” ci ha riferito un preoccupatissimo Bedali Hulu, pastore della succitata congregazione. La chiesa, peraltro, possiede un regolare permesso ministeriale - oltre che un accordo con la cittadinanza locale - sin dalla sua apertura, avvenuta nel 1969. Tale permesso fu poi ulteriormente confermato nel 2006, ma il Fronte dei Difensori Islamici (un movimento integralista) negli ultimi tempi ha esercitato pressioni di vario genere, non disdegnando plateali e aggressive azioni di disturbo contro i culti e le riunioni della chiesa, oltre che le consuete lettere minatorie contro il pastore e la sua famiglia.  L’anno scorso, inoltre, venne appiccato un incendio che danneggiò parte della chiesa, ma la polizia non prese nessun tipo di provvedimento in merito.

Sempre a Java, vicino alla città di Bekasi, l’amministrazione locale ha dato un termine ultimo di cessazione delle attività alla congregazione cristiana Huria Christian Protestant Batak Church, presente nella cittadina di Pondok Timur sin dal 2006. Il pastore Luspida Simanjuntak sostiene di essere stato invitato a un incontro per discutere sulla presenza della chiesa evangelica nella comunità, dato che alcuni residenti musulmani si opponevano all’esistenza stessa della congregazione, e di non avere avuto nemmeno lo spazio e il diritto di dire una parola: di fatti, si è visto consegnare una lettera nella quale si decretava la cessazione delle attività della chiesa per il 31 gennaio 2010. La chiesa ha fatto regolare richiesta sin dal 2006 di permesso, concesso solo per la casa del pastore: sono passati quasi 4 anni e le autorità locali stanno ancora processando la richiesta, una tipica forma di ostruzionismo che rende impossibile la nascita di chiese regolari. 

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