
Il 23 agosto 2008 il leader indù Swami Laxmananda Saraswati e 4 suoi adepti sono stati assassinati nel distretto di Kandhama, nello stato di Orissa. I leader indù hanno accusato ingiustamente i cristiani dell’attentato;
in breve tempo è esplosa un’ondata di violenza contro i cristiani che si è diffusa in altri 13 distretti oltre a quello di Kandhama, con un tragico bilancio di morti, feriti e profughi in fuga (nella foto vedete un campo profughi). Le violenze sono continuate praticamente indisturbate per più di 2 mesi e mezzo. Sono passati 2 anni ormai da quel tragico evento (se si considerano le prime ondate di violenza a Natale del 2007), il movimento maoista ha rivendicato l’attentato del 23 agosto 2008 e la polizia durante le investigazioni è arrivata alla stessa conclusione, ma la violenza contro i cristiani, oltre alle sofferenze per le vittime degli assalti, continua a turbare la vita dei credenti indiani di quelle zone, i quali in migliaia hanno perso tutto nei roghi appiccati dai fondamentalisti e ora vivono nei campi profughi in condizioni davvero precarie.
Oggi secondo la