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Campagna mondiale per la libertà religiosa e il diritto di credere

Free to believe: Liberi di credere!

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti” (Articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 1948).
L’intera organizzazione internazionale di Porte Aperte è profondamente preoccupata per la cosiddetta Risoluzione sulla Diffamazione delle Religioni (Defamation of Religions Resolution), un provvedimento promosso in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dall’Organizzazione della Consultazione Islamica (Organization of Islamic Conference – OIC), che ha come effetto principale quello di limitare le succitate libertà fondamentali e minare il diritto alla libertà religiosa. In effetti questa risoluzione è voluta e verrebbe utilizzata contro le minoranze cristiane in molti paesi islamici. - (continua)

Nigeria: campagna in risposta agli attacchi a Jos

In Nigeria, lo stato di Plateau è situato in una zona che divide il nord islamico dal sud a predominanza cristiana. Negli ultimi mesi questi territori, in particolare la capitale Jos, sono stati scenario di terrificanti disordini che hanno portato alla morte di centinaia e centinaia di persone, molte delle quali cristiane. Le forze militari e di polizia sono state accusate di fare troppo poco e male per proteggere i cristiani dall’assedio degli estremisti islamici; addirittura alcuni membri delle forze dell’ordine sono stati accusati di prendere parte ai massacri realizzati dalle bande di musulmani di etnia Hausa/Fulani. - (continua)

Nuova campagna di preghiera per l’Orissa - India

Il 23 agosto 2008 il leader indù Swami Laxmananda Saraswati e 4 suoi adepti sono stati assassinati nel distretto di Kandhama, nello stato di Orissa. I leader indù hanno accusato ingiustamente i cristiani dell’attentato; in breve tempo è esplosa un’ondata di violenza contro i cristiani che si è diffusa in altri 13 distretti oltre a quello di Kandhama, con un tragico bilancio di morti, feriti e profughi in fuga (nella foto vedete un campo profughi). Le violenze sono continuate praticamente indisturbate per più di 2 mesi e mezzo. Sono passati 2 anni ormai da quel tragico evento (se si considerano le prime ondate di violenza a Natale del 2007), il movimento maoista ha rivendicato l’attentato del 23 agosto 2008 e la polizia durante le investigazioni è arrivata alla stessa conclusione, ma la violenza contro i cristiani, oltre alle sofferenze per le vittime degli assalti, continua a turbare la vita dei credenti indiani di quelle zone, i quali in migliaia hanno perso tutto nei roghi appiccati dai fondamentalisti e ora vivono nei campi profughi in condizioni davvero precarie. - (continua)

Nuova campagna di lettere per ALIMJAN YIMIT

Alimjan è stato condannato a 15 anni di prigione! Iniziamo dunque una nuova campagna di lettere in favore di questo fratello. Vi chiediamo inoltre di pregare con più intensità per il nostro fratello cinese Alimjan, cristiano di etnia Uygur, un’etnia di religione quasi totalmente musulmana della regione dello Xinjiang, confinante con gli stati dell’Asia Centrale, ancora in carcere. Ricordiamo che questa zona della Cina, essendo musulmana, cerca la secessione dal governo centrale e per questa ragione è molto controllata dalle autorità cinesi. Dato che il suo legale ricorrerà in appello contro questa ingiusta e pesantissima sentenza a 15 anni, siamo nella posizione di influenzare tramite una pressione internazionale il risultato della sentenza d'appello, pregando e scrivendo lettere alle autorità cinesi. - (continua)

Uzbekistan: azione in favore di Dmitry Shestakov

Dmitry (David) Shestakov, pastore evangelico affiliato dal 2003 alla Chiesa legalmente registrata denominata “Pieno Evangelo” della città di Andijan, è stato arrestato il 21 gennaio 2007 mentre guidava il culto domenicale. Il 9 marzo 2007 è stato condannato a quattro anni di detenzione per attività religiose illegali e si trova in un campo di lavoro a più di 800 km dalla sua famiglia. Dmitry soffre di diabete, le condizioni del campo di prigionia sono durissime. Le condizioni di salute di Dmitry ci preoccupano a causa delle dure condizioni del campo di lavoro. Ha già scontato due anni dei quattro anni di pena. Crediamo che sia detenuto illegalmente. Dmitry ha compiuto 40 anni lo scorso aprile. Vorremmo che i nostri sostenitori scrivessero all’ambasciata usbeca in Italia, richiedendone il rilascio. Ci sono altre organizzazioni che hanno avviato simili iniziative. Se uniamo le nostre forze possiamo attirare l’attenzione internazionale sul suo caso e richiedere alle autorità usbeche di rilasciarlo immediatamente. - (continua)

Chiapas: i prigionieri di Acteal

Petizione

Altri 9 rilasci! Oltre ai 20 detenuti, che sono stati rilasciati dopo l’attesa revisione dei loro casi da parte della Corte Suprema del Messico, altri 9 detenuti sono stati rilasciati! La Corte Suprema ha ravvisato delle evidenti violazioni dei diritti più elementari degli imputati, tra cui l’uso di prove e accuse letteralmente fabbricate dalla parte accusante. Potete trovare maggiori dettagli di quest’ultima notizia cliccando qui. Dopo anni, dunque, qualcosa si muove! 2 dei 5 casi (per un totale di 41 persone coinvolte) dovevano passare al vaglio della Corte Suprema del Messico, che avrebbe dovuto emettere una sentenza il 20 dicembre 2008 scorso, ma ci fu l'ennesimo rinvio. La causa del rinvio sembrava imputabile alle lacune nella trasmissione alla Corte Suprema di tutte le prove inerenti al caso da parte della corte municipale di Tuxtla Gutierrez. Ora queste notizie, che parlano del rilascio di 20 persone più altre 9, con l'avvio di revisione anche di altri casi. Porte Aperte segue questi casi fin dall'inizio, fornendo supporto legale e non solo alle vittime di questo sopruso. Vi ricordiamo che sono sorte prove evidenti dell'innocenza di molti di questi prigionieri (sono 83 gli accusati dell'omicidio di 45 persone), tra cui la confessione di 5 detenuti che hanno ammesso di essere i killer, assieme ad altri 4 tuttora latitanti.
- (continua)



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Globo terrestre della persecuzione

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