La principale dinamica di persecuzione in Bhutan è la cosiddetta “militanza religiosa”, spesso rafforzata dall’antagonismo tribale. Il Bhutan è stato per secoli un regno buddista e anche oggi, dopo l’introduzione della monarchia costituzionale e della democrazia, il buddismo mantiene ancora un ruolo dominante. La comunità locale esercita molte pressioni sui cristiani: in particolare gli amministratori locali li ostacolano vietando loro di incontrarsi pubblicamente. La costituzione del Bhutan promuove il secolarismo e la tolleranza religiosa, classificando il buddismo come “l’eredità spirituale” del paese. Il monarca è considerato protettore di tutte le religioni professate, il che include l’induismo e una piccola, seppur crescente, minoranza cristiana. Il Parlamento sta ancora esaminando la proposta di un emendamento al codice penale per la proibizione della “conversione per coercizione o incentivazione”. La Chiesa in Bhutan non è più una “Chiesa nascosta” dal momento che i cristiani possono incontrarsi per il culto domenicale in case private, generalmente senza interferenze da parte delle autorità. Non è ben chiaro se il governo stia ancora valutando di introdurre una legge anti-conversione, perché il dibattito in proposito sembra essersi spento. Comunque, la posizione dei cristiani resterà ambigua fintanto che non ci sarà chiarezza sul loro status a livello ufficiale. Il governo, poi, pone limitazioni sulla costruzione di edifici di culto non buddista e analogamente ostacola la celebrazione di alcune festività non buddiste. I report su cristiani arrestati, molestati o comunque maltrattati sono in diminuzione, tuttavia i credenti subiscono vessazioni e continue pressioni. I media, a loro volta, non aiutano l’immagine dei cristiani, favorendo l’idea che essi portino nella società quel caos e quella divisione che il Bhutan rifugge. Il paese occupa la posizione 28 nella WWL e si colloca nella categoria “Persecuzione Moderata”.
Specialmente nelle zone rurali, i monaci buddisti manifestano irritazione e opposizione nei confronti dei cristiani. Per questi motivi l’attivismo religioso è la principale causa di persecuzione.
Come si diceva, sono principalmente gli amministratori locali che vessano i credenti, vietando loro di incontrarsi e ostacolandoli in vari modi. I capi dei villaggi generalmente non permettono ai buddisti di convertirsi. Quando vengono a conoscenza della presenza dei cristiani nelle loro comunità, li tengono sotto stretto controllo, avvertendoli continuamente di non convertire la gente del luogo. Attualmente la costituzione del Bhutan, sotto il governo parlamentare democratico, garantisce la libera espressione della propria fede, ma prevede pene per le “conversioni forzate”, termine che purtroppo viene spesso manipolato a danno dei credenti. L’Articolo 3 (1) della costituzione afferma che “il buddismo è l’eredità spirituale del Bhutan, e promuove tra gli altri princìpi quelli della pace, della non-violenza, della compassione e della tolleranza.” Di conseguenza, il buddismo non è indicato come la religione di Stato. Il proselitismo è proibito dalla costituzione.
Nel 2011 il Primo Ministro Jigme Thinley ha affermato che “la cultura democratica sta pian piano mettendo solide radici” nel paese, ma ha negato alla piccola minoranza cristiana di testimoniare la propria fede. Esprimendo un modo di pensare molto comune in Bhutan, egli ha detto che non c’è alcuna ragione per cui i cristiani dovrebbero cercare di indurre la gente a seguire la loro fede. Per questo motivo il Parlamento, dominato principalmente dal cosiddetto partito monarchico, sta ancora esaminando un emendamento al codice penale che avrebbe lo scopo di proibire la “conversione per coercizione o incentivazione”. I cristiani che vivono nel paese non si stancano di affermare che non cercherebbero mai di convertire le persone con la forza o per mezzo di donazioni di denaro.
Le chiese cristiane non sono ancora ufficialmente registrate, ma il governo sta valutando la possibilità di consentirne la registrazione. La questione al centro del dibattito è l’evangelizzazione, e resterà la questione chiave anche in futuro.
Talvolta ci sono episodi di discriminazione e spesso i media forniscono un ritratto distorto dei cristiani nella società, collegandoli a questioni controverse. Nel 2012, per esempio, un quotidiano locale, Kuensel, riportava la notizia che i cristiani stavano facendo proselitismo tra i buddisti di Samtse (nel sud del Bhutan) tramite coercizione e promesse di doni in denaro. Un’altra accesa controversia riguarda poi le sepolture: poiché non esistono luoghi idonei alla sepoltura né lotti di terra destinati a diventare dei cimiteri, è molto difficile per i cristiani ottenere una sepoltura nel caso vogliano evitare la pratica comune della cremazione. Riguardo a questo argomento finora è fallita ogni trattativa con le autorità locali e di Stato.
Per quanto riguarda il punteggio sulla WWL, il Bhutan è sceso di posizione negli ultimi anni, principalmente perché gli altri paesi hanno occupato posizioni più alte, il che si conferma anche per il periodo di riferimento della WWL 2013. Sebbene ci pervengano ancora notizie di cristiani che subiscono vessazioni, maltrattamenti o detenzioni ingiustificate, la situazione generale è migliorata. Se il parlamento e il governo si asterranno dall’approvare il progetto di legge “anti-conversione”, ricercando le basi per il riconoscimento dei cristiani, questa tendenza positiva continuerà. Pertanto, il Bhutan è uno dei paesi della WWL in cui il miglioramento è una prospettiva realistica.