Birmania (Myanmar)
In Myanmar, l’ex Birmania, la persecuzione proviene da tre fattori differenti: una “paranoia dittatoriale”, una dilagante “corruzione organizzata” e “l’antagonismo tribale”. Il paese ha attirato l’attenzione dei media internazionali negli ultimi due anni. La fine degli arresti domiciliari del Premio Nobel Aung San Suu Kyi nel novembre del 2010 è stata percepita in tutto il mondo come un segno positivo e uno sviluppo della democrazia.
Il governo non è ancora stato in grado di concordare una tregua con il maggior gruppo minoritario del Myanmar, i Kachin, che vede coinvolti anche molti cristiani. L’essere burmese è equiparato all’essere buddista ed entrambi questi status sono percepiti come status superiori a quello di qualsiasi altro gruppo tribale. Lo Stato gestisce scuole che vengono utilizzate per introdurre i ragazzi al buddismo. La violenza contro i cristiani Kachin è notevole, e il Myanmar è tra i 10 stati più violenti nella World Watch List con almeno 10 cristiani uccisi. Coloro che si convertono al cristianesimo sono messi sotto pressione dalla famiglia e dalla comunità locale e vengono pertanto trattati come cittadini di secondo ordine, e percepiti come “agenti dell’Occidente”.
I pochi cristiani che si sono convertiti dall’islam nella Rohingya (parte occidentale della nazione) affrontano delle pressioni ancora maggiori. Le chiese sono monitorate e non è loro permesso stampare o importare materiale religioso. La democrazia non ha avuto un impatto positivo per la minoranza cristiana e nessun miglioramento è previsto per il futuro prossimo. Il Myanmar occupa il 32° posto della WWL, nella categoria “Persecuzione Moderata”.