Egitto

La posizione nella World Watch List

Con 61 punti, l’Egitto sale di posizione sulla World Watch List 2014. Nell’anno precedente il punteggio era 54, ed occupava la 25° posizione. Negli ultimi anni i cristiani egiziani (non solo quelli provenienti dall’Islam, ma anche e soprattutto la numerosa comunità indigena dei Copti) hanno sperimentato una crescente pressione. La maggior parte della popolazione egiziana è musulmana e negli ultimi anni, a causa della crescente visibilità dell’Islam, l’intera società ha rafforzato sempre più le proprie connotazioni islamiche. Inoltre, militanti e attivisti come il movimento dei Fratelli Musulmani e quello più radicale dei Salafiti, hanno sfruttato i postumi della rivoluzione del 2011 per partecipare all’arena politica e ricevere il sostegno popolare (ci sono parti della popolazione che vedono ancora positivamente un ritorno al potere della Fratellanza Musulmana). Questo dibattito lanciato dal radicalismo islamico ha provocato inevitabilmente un impatto sulla vasta comunità indigena dei cristiani copti, la quale rappresenta circa il 10% della popolazione del paese.

 

Fonti di persecuzione

I fattori che scatenano la persecuzione dei cristiani in Egitto sono l’estremismo islamico (fattore principale) e, con minore entità, la paranoia totalitaria e la corruzione organizzata.

Estremismo islamico: In una società che rivendica sempre più marcatamente connotazioni musulmane, come si diceva, militanti e attivisti come il gruppo della Fratellanza Musulmana e quello più radicale dei Salafiti hanno sfruttato i postumi della rivoluzione del 2011 per partecipare all’arena politica e ricevere il sostegno popolare. Inevitabilmente, questo dibattito lanciato dal radicalismo islamico ha provocato un impatto sulla vasta comunità indigena dei cristiani copti, la quale rappresenta circa il 10% della popolazione del paese.
Paranoia totalitaria: L tradizione di un governo autoritario è forse l’unico aspetto del sistema politico egiziano a essere rimasto inalterato nei tre cambi di regime avvenuti soltanto in tre anni. Tutti i governanti di questo paese hanno avuto un elemento caratterizzante in comune: un tipo di governo autoritario. Nel 2011 le massicce proteste sociali ponevano fine al periodo decennale in cui le dittature militari si succedevano l’una all’altra. Queste proteste hanno condotto il paese alle elezioni democratiche, che hanno visto la vittoria della Fratellanza Musulmana, guidata da Mohamed Morsi. Una volta eletto, Morsi non ha mantenuto un atteggiamento molto democratico, e nuove proteste sono sorte ponendo fine al suo governo, spodestandolo sostanzialmente con un colpo di stato militare nel 2013. Al momento della stesura di questo country profile, l’Egitto è guidato da un regime militare.
Corruzione oganizzata: I due fattori analizzati in precedenza, aggiunti a una criminalità diffusa, alla corruzione e al clima di insicurezza generale, hanno intaccato la struttura del paese permettendo a chi commette reati nei confronti dei gruppi più vulnerabili (e poco o per nulla rappresentati politicamente) di passare inosservati. Questa situazione colpisce particolarmente i cristiani, che sono una minoranza particolarmente vulnerabile. Anche la violenza contro le donne è diventata una tipica espressione del clima di generale impunità che dilaga nel paese: esse ne sono colpite indipendentemente dal loro credo, ma coloro che appartengono ai gruppi più vulnerabili corrono un rischio maggiore.

 

Elementi di contesto

Il fallimento del governo di Morsi nell’affrontare adeguatamente le sfide economiche del paese è stata la causa scatenante delle massicce proteste del luglio 2013 (che hanno avuto come conseguenza la sua espulsione da parte delle forze armate), non tanto il suo graduale smantellamento delle istituzioni democratiche e la sua rapida islamizzazione delle sfere politiche egiziane. Questi ultimi fenomeni hanno avuto senza dubbio un impatto sulle opinioni dei dimostranti, ma il profondo malcontento nei confronti della situazione economica del paese, che aveva portato la gente sulle strade nel 2011, è stato certamente il principale motore delle proteste del 2013.

Il susseguirsi delle rivoluzioni rispecchia non soltanto la diffusa frustrazione nei confronti della difficile situazione economica, ma anche il precario sistema democratico egiziano e una rilevante polarizzazione della società. L’intervento militare del 2013 può aver sorpreso molte persone, ma di fatto Morsi aveva ricevuto il consenso (elettorale) solo da parte di metà della popolazione. Una volta eletto presidente, Morsi aveva raggiunto solo il 51,7% dei voti nel secondo giro di elezioni (qualche analista aveva perfino ipotizzato delle manipolazioni sulle procedure elettorali).

 

Tipi di cristianesimo colpiti

Ci sono due tipologie di cristianesimo in Egitto: la storica comunità etnica dei Copti, per lo più costituita da ortodossi, e una piccola ma crescente comunità di cristiani ex-musulmani. Sia il primo che il secondo gruppo sono diffusi un po’ ovunque all’interno del paese, sebbene i cristiani copti si concentrino in particolare nell’Alto Egitto, al Cairo e ad Alessandria. I livelli di persecuzione si equivalgono praticamente dappertutto nel paese. 

La comunità di cristiani ex-musulmani è da sempre oggetto di persecuzione, mentre la minoranza copta, per via della sua lunga presenza storica e della sua rilevanza demografica (si stima siano 10 milioni), è stata grossomodo tollerata, anche se ha dovuto affrontare molte difficoltà. Nel caso degli ex-musulmani, spesso sono le stesse famiglie la fonte di persecuzione, poiché i parenti si sentono in dovere di punire i membri che si sono convertiti al cristianesimo abbandonando la fede islamica. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato e la storica comunità copta è presa di mira allo stesso modo che quella degli ex-musulmani.

 

Sfere della vita

I cristiani egiziani sperimentano maggiori pressioni nella sfera comunitaria, dove i Copti sembrano essere particolarmente colpiti dall’isolamento sociale. I resoconti di Porte Aperte sul campo affermano che i cristiani sono generalmente più esposti al rischio di povertà e che subiscono limitazioni per accedere alla giustizia, all’educazione e ai servizi di base.

Nella sfera privata e familiare, ma anche in quella ecclesiale, i Copti godono di una relativa libertà, probabilmente per il semplice fatto di essere così numerosi. Al contrario, gli ex-musulmani affrontano dure restrizioni anche all’interno delle proprie case e da parte dei loro stessi parenti. Nelle chiese l’autonomia è generalmente preservata, sebbene i Copti debbano affrontare vari ostacoli amministrativi.

 

Violenza

Al di là delle sfide che devono affrontare i credenti per poter operare liberamente nella società egiziana, i cristiani, in modo particolare quelli copti, sono stati spesso oggetto di violenza settaria. Una serie di episodi, tra cui l’autobomba esplosa alla vigilia del capodanno 2011 ad Alessandria e il massacro di Maspero nell’ottobre dello stesso anno, hanno preceduto i fatti dell’agosto 2013. A questi ultimi sono poi seguiti i violenti attacchi da parte dei movimenti radicali collegati al gruppo dei Salafiti. Di conseguenza, l’emigrazione dei cristiani dall’Egitto è un fenomeno sempre più rilevante.

Poco dopo il colpo di Stato che ha visto l’espulsione del Presidente Morsi, si è registrato un brusco rialzo della violenza settaria, tanto che Amnesty International ha parlato di un aumento “senza precedenti” della violenza verso i cristiani copti. Solo nell’agosto 2013 la Fratellanza Musulmana si rese responsabile degli incendi a 38 chiese e del danneggiamento di altre 23. Come movente di queste violenze, i cristiani erano stati assurdamente accusati di aver espulso il Presidente Morsi, pertanto furono presi di mira dalla Fratellanza Musulmana; le forze armate, non facendo nulla per difenderli, appoggiarono tacitamente le violenze nei loro confronti.

 

Prospettive future

I fattori che determineranno il futuro dell’Egitto sono sostanzialmente politici: finché il sistema politico sarà instabile e le sfide economiche non avranno obiettivi precisi, le proteste sociali non cesseranno. Il paese sembra alle prese con un incolmabile divario ideologico-religioso che separa le diverse espressioni del radicalismo islamico (dal Salafismo alla Fratellanza Musulmana) dai politici liberali (i secolaristi). La nuova Costituzione (in fase di realizzazione nel momento in cui viene redatto questo country profile) ridefinirà drasticamente la natura dello stato egiziano e la posizione delle forze armate al suo interno.

Gli attuali sviluppi politici fanno supporre che in breve tempo la Chiesa possa trovarsi confinata in una situazione di dhimmitudine (da dhimmi, termine che indica lo status giuridico riconosciuto ai non-musulmani che vivono in un sistema politico governato dal diritto musulmano), sulla base di una graduale islamizzazione della società. Il sentimento di rifiuto nei confronti dei cristiani cresce man mano che l’Islam prende piede nel paese. In questo scenario c’è tuttavia uno sviluppo positivo: una minoranza di musulmani egiziani sta mostrando interesse nei confronti del Vangelo e la Chiesa sta crescendo, seppur molto lentamente.