Eritrea

La posizione nella World Watch List

Con un punteggio di 72 punti, l’Eritrea si posiziona al 12° posto nella WWList del 2014. Nel 2013 occupava il 10° posto sempre con 72 punti. Negli ultimi anni c’è stato un aumento della pressione sui cristiani in Eritrea, in particolare per le comunità cristiane protestanti non tradizionali, per i membri della comunità copta eritrea, per i copti che si sono avvicinati alle chiese protestanti non tradizionali e per il gruppo di credenti ex-musulmani (MBB) che vivono la loro fede nel segreto. Le pressioni vengono soprattutto dal presidente Afewerki e dal suo governo, composto principalmente da membri del Fronte Popolare per la Democrazia e lo Sviluppo (PFDJ).

 

Fonti di persecuzione

La causa principale della persecuzione che colpisce i cristiani in Eritrea è la politica totalitarista del governo. L’estremismo islamico è in aumento e ci sono anche tracce di settarismo ecclesiastico.

La politica totalitarista del governo: dal 1993 il PFDJ sta esercitando il potere in Eritrea, sotto la leadership del presidente Afewerki. Da molto tempo l’Eritrea sta soffrendo sotto questo regime autoritario che vuole esercitare la propria influenza sulla vita dei singoli cittadini. Il desiderio di esercitare un forte controllo sulle persone può essere spiegato, in parte, dalla guerra contro l’arcinemico Etiopia che spinge il governo a voler usare in modo effettivo tutte le risorse del paese contro la nazione nemica. Attualmente il regime sta facendo di tutto per mantenere il potere. All’inizio del 2013 il governo del PFDJ ha fronteggiato un tentativo di colpo di stato che mirava a rovesciarlo. Da sottolineare inoltre il fatto che il governo eritreo ha stretti legami col governo sudanese, anch’esso duro nei confronti dei cristiani.
Estremismo islamico: approssimativamente la metà degli eritrei sono musulmani. A causa del fallito colpo di stato dell’inizio del 2013, sembra che stia crescendo la tendenza all’estremismo islamico. In generale il governo è duro con ogni forma religiosa e mira ad aumentare il suo controllo sulla vita privata e pubblica sia dei cristiani, sia dei musulmani (in particolare delle correnti riformatrici, all’interno dell’Islam, come il Wahabismo). Tuttavia, mentre questa pressione risulta problematica per i cristiani che cercano di portare il Vangelo agli altri eritrei, sembra favorire le correnti più radicali dell’Islam. I fondamentalisti islamici possono e devono mantenere le loro attività nascoste. Essi stanno guadagnando consensi e supporto e si stanno preparando per il momento in cui la pressione sulle chiese e sulle moschee diminuirà. Inoltre sembra che il governo abbia simpatie per l’Islam e in particolare per alcuni gruppi di militanti islamici, quali Rashaida e Al Shabaab. 
Il settarismo ecclesiastico: oltre all’islam sunnita, lo stato eritreo riconosce ufficialmente tre differenti denominazioni cristiane storiche: la Chiesa Copta Ortodossa, la Chiesa Cattolica e la Chiesa Evangelica Luterana. In qualche modo il governo eritreo è in grado di esercitare la propria influenza su queste tre denominazioni. In particolare i cristiani al di fuori della Chiesa Ortodossa possono, da essa, essere sottoposti a pressioni. Queste pressioni sono causate, in parte, dalle differenze teologiche delle varie chiese, ma spesso hanno motivazioni più pratiche. La Chiesa Ortodossa cerca infatti di stare vicino al regime totalitario, in quanto anche il governo percepisce i cristiani indipendenti come un pericolo.

 

Elementi di contesto

Per capire il contesto di persecuzione dei cristiani in Eritrea è necessario valutare diversi elementi. Innanzitutto il governo eritreo ha stretti legami con quello islamico del Sudan: questo influenza pesantemente l’approccio del governo eritreo nei confronti dei cristiani. Poi, nel 2013, a causa della diffusa insoddisfazione per la situazione economica in Eritrea e per l’operato del governo, quest’ultimo ha dovuto affrontare un tentativo di colpo di stato che voleva rimuovere il presidente Afewerki. Questo tentativo è fallito. Secondo i collaboratori sul campo di Porte Aperte, i circoli filogovernativi hanno dato la colpa di questo tentato colpo di stato ai governi occidentali, all’Etiopia e ai cristiani eritrei. Conseguentemente, secondo un nostro collaboratore locale, si è creato uno spazio per le associazioni musulmane che hanno potuto avvicinarsi al governo del presidente Isaias Afewerki e questo ha contribuito all’intensificazione delle pressioni sui cristiani.

 

Tipi di cristianesimo colpiti

Approssimativamente il 50% della popolazione Eritrea ha un background Cristiano. Ci sono fondamentalmente quattro gruppi cristiani in Eritrea. Il primo gruppo è formato dai membri delle chiese storicamente presenti in Eritrea: la Chiesa Eritrea Ortodossa, la Chiesa Anglicana, la Chiesa Evangelica Luterana e la Chiesa Cattolica Romana. Il secondo gruppo è composto dai Protestanti non tradizionali. Il terzo gruppo è quello formato dai credenti che provengono dalle chiese storiche eritree, specialmente la Chiesa Ortodossa Eritrea, e sono entrati a far parte delle differenti forme di protestantesimo non tradizionale. Il quarto gruppo infine è quello costituito dagli ex-musulmani che si sono convertiti e sono entrati in uno dei tre gruppi cristiani descritti precedentemente (MBB). I primi tre gruppi di chiese sono presenti principalmente nelle regioni centrali e meridionali del paese, mentre gli ex musulmani si trovano soprattutto nelle pianure costiere orientali che confinano con l’Etiopia, o nel bassopiano occidentale al confine col Sudan.

 

Sfere della vita

I cristiani eritrei affrontano molte pressioni e subiscono un alto grado di violenze (vedi la sezione sulla violenza). Sebbene il tipo di violenza sia leggermente diverso (il valore relativo è di 15,186 punti) la situazione è paragonabile a quella della Somalia. Questo alto livello è strettamente connesso alla natura repressiva del regime eritreo, ma è causato anche dalle crescenti tendenze estremiste islamiche. Specialmente i cristiani ex-musulmani affrontano pressioni intense nella sfera privata, nella vita familiare e in quella comunitaria. Tuttavia tutti i gruppi di cristiani sono sottoposti a queste forti pressioni nella vita quotidiana e in quella di chiesa. Questo punteggio molto alto può essere compreso alla luce dell’atteggiamento tendenzialmente ostile del governo eritreo nei confronti delle chiese ufficialmente riconosciute (Ortodossa, Cattolica e Luterana), delle chiese protestanti non tradizionali e delle molto più nascoste comunità di ex-musulmani.  E’ necessario dire tuttavia che, se paragoniamo la loro situazione a quella degli altri gruppi, i membri delle chiese ortodosse godono di maggiore libertà. Ciò può dipendere dal fatto che il governo le percepisca come meno occidentali e più controllabili.

 

Violenza

In Eritrea la pressione esercitata limita fortemente la vita dei cristiani. Oltre alla pressione però i cristiani sono vittime di un livello relativamente alto di violenza. Per esempio, un ricercatore di Porte Aperte ha segnalato la morte, in circostanze misteriose, di un cristiano ex-musulmano che si trovava sotto la custodia della polizia. Inoltre, una fonte di Porte Aperte, ci segnala che il governo eritreo ha intensificato i suoi sforzi per reprimere le chiese clandestine, arrestando oltre 100 giovani credenti e leader di comunità. Questi arresti, secondo la stessa fonte, sembrano indicare che il governo conosce questa rete di chiese clandestine. Sono state fatte irruzioni, attacchi e danneggiamenti alle case dei cristiani. Inoltre ci è stato riferito che la polizia eritrea è coinvolta nella pratica sistematica di torture e pestaggi nei confronti dei credenti. Altri cristiani sono trattenuti dal governo in condizioni inumane. Questi livelli di violenza, in combinazione con altre manifestazioni della politica totalitarista hanno spinto molti cristiani eritrei a lasciare il loro paese per cercare migliori condizioni di vita all’estero.

 

Prospettive future

Nonostante la diffusa insoddisfazione per il regime eritreo, il presidente Isaias Afewerki controlla saldamente il paese. Un collaboratore di Porte Aperte riferisce che la società eritrea continua a vivere in un clima di paura. Ciò è, in parte, dimostrato dal crescente numero di eritrei che lasciano il loro paese per rifugiarsi in nazioni come lo Yemen. A questo riguardo il nostro collaboratore riferisce che la maggiore parte di quelli che stanno cercando di fuggire dal paese sia costituita da cristiani. Di conseguenza questo indebolisce la posizione della Chiesa eritrea e la vitalità delle chiese locali. In questo contesto il nostro collaboratore osserva che la crescita dell’estremismo islamico è una tendenza preoccupante, soprattutto perché approssimativamente il 50% della popolazione eritrea ha un background islamico e potrebbe essere sensibile alle idee dei fondamentalisti. Inoltre i leader musulmani hanno, apparentemente, cercato di ottenere il consenso del presidente Isaias Afewerki. Come in Etiopia, la Chiesa Ortodossa Eritrea continua ad opprimere coloro che si avvicinano alle chiese protestanti non tradizionali. In combinazione col fatto che l’Eritrea continua ad essere governata senza una vera costituzione, tutto quanto precedentemente descritto ci prospetta una visione cupa del futuro. Non ci si aspettano cambiamenti positivi a breve termine e si pensa che i cristiani continueranno a sperimentare persecuzioni a causa della loro fede.