UN PAESE ETNICAMENTE E RELIGIOSAMENTE VARIO
Composto dal 75-80% di arabi, curdi 15-20% e il 5% turcomanni, assiri o altro, l'Iraq è una nazione etnicamente diversificata. Gli arabi sono suddivisi grossomodo in sunniti e sciiti e i curdi sono principalmente sunniti. Questi costituiscono le tre comunità principali del paese. Solo dopo il 1920 questi tre primi gruppi sono stati uniti in un sistema statale moderno. I diversi leader saliti al potere hanno alimentato il conflitto tra i tre gruppi, secondo il principio dividi et impera. L'attuale violenza settaria in Iraq è radicata soprattutto in una competizione per il potere e la supremazia nel nuovo Iraq.
ARABI E CURDI IRACHENI
L'Iraq è diviso in due parti, la regione semi-autonoma curda nel Nord, ufficialmente disciplinata dal governo regionale curdo (KRG) con sede a Erbil e la grande restante parte araba, controllata dal governo iracheno di Baghdad. Curdi e arabi hanno la propria lingua e la propria cultura. La maggior parte delle risorse petrolifere dell'Iraq si trovano nei pressi di Kirkuk e Mosul, le zone di confine tra le aree curde e arabe in Iraq, che rappresentano 2 delle zone più violente dell'Iraq. I cristiani qui sono presi nel fuoco incrociato di due battaglie diverse: una che vuole un paese curdo autonomo e una condotta dai gruppi terroristici islamici che vogliono una pulizia religiosa in Iraq per renderlo totalmente islamico. L'aspirazione curda all’autonomia – come pure il desiderio di tre province sunnite nella parte araba di questo paese - potrebbe essere uno dei fattori più destabilizzanti per l'Iraq.
UNA DEMOCRAZIA CARENTE E LA CRESCITA DEL CONFLITTO SETTARIO
Molti osservatori arabi pensano che la 'primavera araba' e la richiesta popolare di una maggiore libertà e di un governo trasparente in Medio Oriente siano legate in qualche modo al rovesciamento del regime di Saddam Hussein. Tuttavia, fino ad oggi, non ha portato a risultati soddisfacenti in termini di democrazia vera e ben funzionante. Il primo ministro al-Maliki si sta adoperando per un incremento del potere da far convergere su un leader autoritario. I conflitti settari vengono combattuti in Parlamento dai rappresentanti politici così come nelle strade dalle milizie.
ALTI LIVELLI DI CORRUZIONE E MALCONTENTO DELLA SOCIETÀ
La corruzione è endemica in tutti i livelli del governo e della società. Il governo, debole e diviso, rafforza solo l'impunità diffusa che porta a un circolo vizioso dal quale è difficile sfuggire. C'è una forte insoddisfazione sociale a causa di una cronica mancanza di servizi sociali (acqua, elettricità) e della disoccupazione di massa. La corruzione è uno dei fattori principali che rende stagnanti i progressi del paese e il processo di democrazia.
TRAUMA COLLETTIVO
Quasi ogni individuo in Iraq è traumatizzato dopo anni di crudeltà di Saddam Hussein, della guerra Iran-Iraq, delle guerre del Golfo, delle sanzioni, dell'occupazione guidata dagli Usa e della violenza settaria successiva. L'impatto sulla popolazione e soprattutto sui bambini è stato disastroso: molti bambini hanno disturbi dell’apprendimento e vivono in uno stato critico di paura. La domanda è come risolvere questo problema per il futuro dell'Iraq. Diversi analisti hanno stabilito che il trauma è uno dei fattori di radicalizzazione. Questo non fa ben sperare per i tanti giovani iracheni.
IL CRESCENTE RUOLO DELL'ISLAM NELLA SOCIETÀ
Vietati sotto Saddam, i partiti politici islamici - sciiti e sunniti - hanno fatto il loro ingresso nella politica irachena e costituiscono la maggioranza in parlamento. Diversi partiti sciiti hanno buoni rapporti con la Repubblica islamica dell'Iran e quindi l'influenza iraniana in Iraq è in crescita. Di conseguenza, l’Iraq sta divenendo più islamico e sta esercitando pressioni sul governo curdo a fare lo stesso. I cristiani, in particolare i credenti ex-musulmani, hanno già segnalato di essere oggetto di monitoraggio da parte dei servizi segreti iraniani. In generale, la società irachena sembra diventare più islamica. L'alcol è limitato e talvolta vietato e vi è un aumento del controllo sociale sulle donne (tipo indossare il velo e simili) e sull'osservanza del Ramadan. Anche alcune donne cristiane a Baghdad e Mosul sono obbligate a indossare il velo per muoversi in sicurezza al di fuori delle loro case.
VIOLENZA CONTRO I CRISTIANI E MASSICCIA MIGRAZIONE
La violenza contro i cristiani da parte di estremisti islamici e una maggiore islamizzazione della società ha portato a uno stillicidio della chiesa cristiana in Iraq: oltre la metà della popolazione cristiana ha lasciato il paese dal 1990 e un gran numero è profugo all'interno del paese. Come piccola minoranza, i cristiani sono deboli in campo politico e sono esclusi dal processo decisionale. Sono discriminati dalle autorità e non ricevono una protezione sufficiente dal governo iracheno o da quello curdo.
UNA CHIESA DI EX MUSULMANI IN CRESCITA
Uno sviluppo più positivo è l'emergere di una Chiesa evangelica irachena araba e curda, che indica anche un numero crescente di ex-musulmani. Purtroppo, il numero di queste chiese in crescita non copre per ora il gran numero di cristiani fuggiti.
Fonti di persecuzione
L’Iraq ha una lunga storia cristiana. Gli studiosi cristiani pensano che il paradiso si trovasse qui. Relativamente alle frontiere odierne, Abramo sarebbe iracheno. Mosul è il nome attuale dell’ex città di Ninive, del libro di Giona. C'è una lunga tradizione di cristiani che vivono in città irachene come Baghdad e Mosul. Solo una decina di anni fa, l'Iraq era sede di una delle più grandi comunità cristiane del Medio Oriente. I cristiani hanno vissuto qui per due millenni, ma sono attualmente in pericolo.
Durante il regime di Saddam Hussein, la libertà religiosa per i cristiani era limitata, ma erano più o meno tollerati. Non c’erano minacce e aperti attacchi contro i cristiani come avvengono oggi. Allora persino il ministro degli Esteri era un cristiano, come altri quattro ministri, mentre oggi la comunità cristiana non ha voce nella politica irachena. Di conseguenza, molti leader della Chiesa assira d'Oriente e la Chiesa caldea (con l'eccezione dei leader armeni), stanno promuovendo l'idea di avere una propria regione semi-autonoma nella piana di Ninive
Dal momento in cui gli Stati Uniti hanno condotto l'invasione dell'Iraq nel 2003, la situazione è nettamente peggiorata, con sentimenti anti-occidentali (e di conseguenza anti-cristiani) che sono sfociati in elevati livelli di violenza da parte di militanti islamici e gruppi ribelli. Le maggiori fonti di persecuzione in Iraq sono l'estremismo islamico (attacchi violenti), l’islamizzazione culturale (minacce) e la totale insicurezza (oltre che l’impunità).
La Costituzione federale irachena afferma che ogni individuo ha libertà di pensiero, di coscienza e di credo. Tuttavia la sharia è la fonte primaria del diritto, che vieta la conversione dei musulmani ad altre religioni. Questo rende giuridicamente impossibile applicare la libertà di credo nei casi di convertiti dall'islam, in quanto non hanno la possibilità di cambiare l’indicazione religiosa sui loro documenti. Inoltre, i bambini assumono automaticamente la religione del padre, il che significa che essi saranno considerati musulmani, anche se il padre è un ex musulmano convertito al cristianesimo.
Attualmente, si stima che siano rimasti solo 330,000-350,000 cristiani, su oltre 1,2 milioni presenti all'inizio degli anni ‘90. Molti sono fuggiti all'estero (Giordania, Libano e Siria) o nella regione settentrionale curda a causa delle gravi violenze anti-cristiane: ad esempio attacchi a chiese, rapimenti, omicidi, rapine, stupri e minacce. Coloro che sono fuggiti in Kurdistan sono ormai considerati rifugiati interni, si trovano ad affrontare l'elevata disoccupazione e alloggi inadeguati, maggiori difficoltà ad accedere alla formazione scolastica (soprattutto universitaria) per i loro figli, cure mediche adeguate e razioni alimentari mensili a causa dei problemi di registrazione e delle discriminazioni da parte dei funzionari curdi. Dato che molti dei cristiani iracheni fuggiti da Mosul o da Baghdad parlano arabo, spesso si trovano senza accesso a una comunità cristiana che tiene i culti nelle lingue tradizionali, come la maggior parte delle chiese tradizionali della regione di Ninive KRG, come caldeo o assiro.
Un cattivo auspicio è dato dal fatto che, anche in questa relativamente più libera regione semi-autonoma curda, la situazione della sicurezza dei cristiani si sta deteriorando a causa del crescente estremismo islamico. Nei giorni dal 2 al 5 dicembre 2011, rivoltosi islamici hanno attaccato aziende cristiane in alcuni villaggi principalmente cristiani. Gli analisti pensano che una delle ragioni per la crescita dell'estremismo islamico in Iraq sia la deriva nell’orbita d’influenza dell'Iran, mentre l’influenza degli Stati Uniti sta diminuendo nel paese.
Dal momento che le truppe americane hanno cominciato a ritirarsi dal paese, l'Iraq ha sofferto di incertezza strutturale, di conflitti e di instabilità di un governo incapace di far rispettare lo stato di diritto e di fornire un minimo di sicurezza. I livelli di corruzione sono alle stelle e la violenza settaria non sembra fermarsi.
I cristiani iracheni affermano che l'attuale governo non riesce a dare loro la sicurezza necessaria per vivere in pace. Nel corso del 2010 c'è stato un notevole aumento di uccisioni di cristiani e di attacchi alle chiese. Uno dei più mortali attacchi contro i cristiani dal 2003 è l'attentato contro la chiesa siro-cattolica di Baghdad alla fine di ottobre del 2010, in cui 58 cristiani sono stati uccisi e almeno 60 feriti. Questo attentato ha notevolmente accresciuto la paura fra i cristiani iracheni e spinto migliaia di persone a fuggire. La violenza è stata ancora parte della società irachena nel 2011 e nel 2012, anche se ci sono state meno notizie di vittime rispetto al 2010. Nel 2011, ci sono stati attacchi dinamitardi contro diverse chiese a Mosul (gennaio), Baghdad (aprile) e Kirkuk (agosto).
Come minoranza, i cristiani sono un facile bersaglio per i rapitori in quanto non fanno parte di una tribù che li possa proteggere né hanno la possibilità di reagire violentemente. Secondo i cristiani iracheni, la loro fede è una delle cause per cui sono obiettivi di rapimenti, oltre al profitto finanziario. Anche se molti cristiani non nascondono la loro identità cristiana e sono disposti a soffrire per Cristo, la Chiesa sembra soccombere sotto la violenza: i matrimoni sono in difficoltà, i bambini vengono abusati dai genitori che utilizzano alcol e droghe piegati dalla sofferenza. In mezzo a tutto questo, i leader di chiesa sono sfidati oltre le loro possibilità da tutte il mare di necessità ed esigenze dei credenti, ed è inoltre nel mirino degli estremisti. Molti di loro sono fuggiti o sono stati uccisi e la chiesa manca di dirigenti capaci.
Purtroppo le profonde divisioni etniche, politiche e religiose sono sentite anche fra le denominazioni, che portano ad aumentare le tensioni tra i cristiani. La creazione di uno stato assiro sulla pianura di Ninive è l’esempio di una questione di divisione che può anche portare a problemi con le autorità locali. Infine, ci sono tensioni e diffidenza tra chiese tradizionali e quella evangelica.
L'Economist Intelligence Unit prevede che "il governo di unità nazionale... continuerà a essere debole e diviso, e alcuni blocchi potrebbero uscire per unirsi all'opposizione parlamentare". Di questa debolezza dello Stato potrebbero beneficiare gruppi di insorti che stanno espandendo la loro base di potere, rendendo la situazione dei cristiani ancora più difficile. L'esodo dei cristiani comporta una perdita di pluralismo nella società irachena e anche una perdita di tolleranza dei gruppi dissenzienti. Un aumento di intolleranza unita a una società irachena sempre più islamica non è molto promettente per il futuro delle minoranze (religiose) in Iraq.