Un paese in transizione
Nel 2008, il presidente Maumoon Abdul Gayoom da lungo tempo al potere ha perso la presidenza e Mohamed Nasheed ha vinto nelle prime elezioni multipartitiche del paese, dopo una vita condotta a sostenere la democrazia e i diritti umani che lo ha portato diverse volte per lunghi periodi in carcere. Meno di tre anni dopo, nel febbraio 2012, è stato costretto a dimettersi da una folla inferocita di agenti di polizia e soldati, in quello che definisce un colpo di stato progettato dal suo dispotico predecessore. Non è stata una sorpresa per alcuni, perché persino negli anni della sua assenza dal paese che una volta guidava, l’ex presidente Gayoom è stato in grado di creare un nuovo partito politico, di rafforzare i suoi legami con gli alleati locali, di instaurare rapporti con altri e di riuscire anche a creare un divario tra il suo successore e l'influente Partito religioso Adhaalath. Il Wall Street Journal ha asserito che nelle settimane precedenti all’espulsione di Nasheed, i suoi avversari politici hanno creato l’opposizione dei musulmani conservatori, sostenendo che il suo governo stava cercando di minare la loro fede. Essi, tuttavia, non sono riusciti a dimostrare le loro accuse, una delle quali era che il governo era intento a spazzare via l’islam per introdurre la libertà religiosa e la pratica di altre religioni nel paese. Islamisti che chiedevano la jihad contro Nasheed hanno svolto un ruolo significativo nella proteste contro il governo che hanno avuto inizio alla fine del 2011.
Il nuovo presidente Mohamed Waheed Hassan ha ribadito che il suo governo si propone di rispettare i valori dell'islam e rispettare lo Stato di diritto come previsto dalla Costituzione del paese del 2008. La direzione che il paese prenderà molto probabilmente in futuro dipenderà da quando il nuovo governo istituirà le elezioni. In un discorso alla nazione nel mese di aprile 2012 il presidente ha detto che lo sviluppo e la civiltà nel paese dovrebbero essere ispirati ai valori e ai costumi islamici. Ha detto che tutti i leader del paese devono cercare di conservare la fede islamica nel popolo, perché "l'islam è la religione più civile". Le autorità delle Maldive sfruttano la lontananza delle isole per mantenere una presa forte su tutte le diversità religiose percepite.
Un paese che trascura i giovani
A dicembre del 2010, un documentario prodotto dal New York Times ha rivelato che il 50% dei giovani delle Maldive sono dipendenti da eroina. Il rapporto, intitolato "L'eroina combatte le Maldive", ha quindi illustrato come i telefoni cellulari abbiano reso più facile ai giovani trovare spacciatori. Secondo quanto riferito, la tossicodipendenza è un problema anche tra i pochi cristiani nel paese.
Un bambino su sette in età della scuola secondaria del paese ha subito molestie sessuali almeno una volta nella sua vita. Uno studio inedito del 2009 sulla violenza contro i bambini ha scoperto anche che il tasso di abusi sessuali per le ragazze è quasi doppio (20%) rispetto a quello dei maschi (11%). Le ragazze sono particolarmente a rischio nella capitale Malé. Lo studio ha evidenziato anche che il 47% dei ragazzi di età inferiore ai 18 anni delle Maldive hanno subito punizioni fisiche o emotive a casa, a scuola o nella comunità. Il fenomeno è maggiormente comune tra gli studenti che frequentano le scuole secondarie negli atolli, dove uno su quattro ha dichiarato di essere stato picchiato da adulti o altri bambini durante l'anno passato. Il dato riguardante i maschi era il 14%. Il 30% dei bambini della scuola secondaria ha dichiarato di essere stato picchiato da almeno uno di coloro che dovevano occuparsi di loro, mentre il 21% ha detto che è stato usato un oggetto per picchiarli.
Le Maldive hanno il più alto tasso di divorzi al mondo, con un tasso del 90%. In media un abitante delle Maldive è stato sposato almeno una volta, mentre altri lo sono stati 60 volte. Un marito può ripudiare la moglie semplicemente dicendole "io divorzio da te" per tre volte. L'alto tasso di divorzi è imputato al viavai degli uomini a causa della natura del loro lavoro nell’industria, nei trasporti e nel turismo. Essi sono obbligati a rimanere lontani da casa per lunghi periodi. Ciò origina mancanza di fiducia e difficoltà finanziarie per le donne.
Le sfide economiche minacciano il futuro
La quasi esclusiva fonte di reddito delle Maldive è il turismo. Il HRCM (La Commissione per Diritti Umani delle Maldive) ha rivelato nel 2010 che solo 110.000 abitanti sui 350.000 del paese (meno di un terzo) hanno un lavoro stipendiato. Le donne occupano solo il 37% di questi posti di lavoro. Il paese è fortemente indebitato (446,5 milioni dollari nei confronti di banche straniere e locali, nel 2011). Di conseguenza, il governo è costretto a cercare nuovi prestiti su base regolare. Il ministro delle Finanze nel 2011 ha sottolineato che i prestiti sono stati pagati nei tempi previsti, “senza alcuna inadempienza”. Il paese, però, dipende ancora dai prestiti dei suoi vicini. Nel novembre 2011, il presidente indiano Singh ha firmato cinque accordi nel quadro della Cooperazione allo Sviluppo con l'allora presidente Nasheed. Oltre a 40 milioni di dollari di credito per la costruzione di unità abitative, l’India ha esteso il credito a 100 milioni di dollari per aiutare il paese nelle sue esigenze di bilancio a breve termine e importare beni essenziali. Altre sfide ancora irrisolte sono la diversificazione dell'economia dal turismo e dalla pesca e le ripercussioni dell’innalzamento del riscaldamento globale su queste isole dove l'80% del paese è di appena un metro o anche meno sul livello del mare.
Fonti di persecuzione
Ci sono due principali motivi di persecuzione nel paese: il governo islamico si considera protettore dell'islam, istituendo una serie di leggi che vieta sostanzialmente agli abitanti di convertirsi ad altre fedi, in caso contrario affrontano dure conseguenze inclusa la perdita della cittadinanza.
Il Paese è l'unico al mondo che impone a tutti i cittadini di essere musulmani. Di conseguenza, un musulmano che si converte a Cristo, perde la sua cittadinanza. Secondo la legge della sharia, il convertito deve subire la pena di morte, ma questo aspetto della legge islamica non è implementato nel paese, anche se ci sono voci che ne vorrebbero l’introduzione.
La popolazione musulmana realizza un ampio controllo sociale, veglia su ogni singola persona per correggere qualsiasi deviazione dal percorso dell'islam. Poiché la densità di popolazione è molto alta, la sfera privata a malapena esiste e di conseguenza la costrizione tradizionale è molto alta.
Perciò non ci sono chiese che si riuniscono nelle Maldive.
L’islam wahabita è giunto alle Maldive nel 1990 quando coloro che hanno studiato in Pakistan e in Medio Oriente fra il 1980 e il 1990 sono tornati con un approccio all’islam conservatore wahabita. Ha trovato spazio nei cuori dei giovani. Uomini che coltivano un “aspetto fisico wahabita”, indossando pantaloni larghi sopra la caviglia e facendosi crescere lunghe barbe, sono diventati sempre più comuni per le strade di Malé. L'islam radicale è stato raramente associato alla violenza nel paese fino al settembre 2007, quando una bomba è esplosa nella capitale del Sultan Park. Dodici turisti sono rimasti feriti. Il governo delle Maldive ha accusato l’estremismo locale, ma altri ritengono che sia stato perpetrato da terroristi internazionali. Da allora, la realtà del radicalismo islamico nel paese apparentemente tranquillo è diventata tangibile. Gli analisti locali hanno ritenuto che si sia trattato di una delle maggiori sfide che le Maldive abbiano affrontato. L’esplosione comunque non è stata vista dal partito religioso conservatore Adhaalath Party (AP) come un segno di fondamentalismo islamico. Per quel gruppo, l'estremismo musulmano è di pace e amore. Ma i recenti sviluppi mostrano dubbi circa l'orientamento pacifico di quei gruppi musulmani.
L’emendamento di settembre 2011 della esistente “protezione della legge sull'Unità Religiosa” evidenzia una crescente adesione all'islam. Secondo la nuova legge, ogni persona deve evitare di alimentare l’odio verso le persone di altre religioni. Anche se questo può sembrare inizialmente buono, rafforza in modo efficace l'attuale politica del governo per la quale l'islam è una parte inseparabile dell'identità culturale di un maldiviano. La normativa, che vieta la pratica di qualsiasi religione eccetto l'islam, è stata così confermata ancora una volta. Un commento in merito al R.U.A. da parte del gruppo giornalistico indipendente Minivan News dichiara che le norme hanno procurato chiarissime indicazioni sulla direzione ufficiale che sta prendendo la religione nel paese, ossia l’islam deobandi, la religione dei talebani. La missione del deobandi, il cui movimento è stato finanziato dagli wahabiti dell’Arabia Saudita, è quello di purificare l'islam da tutte le altre influenze, e di diffondere i loro insegnamenti con fervore missionario. Nei 10 istituti pakistani elencati nei regolamenti, i predicatori devono essere di provenienza esclusivamente deobandi. La sanzione per la violazione della normativa ai sensi della legge è la reclusione da due a cinque anni, l'esilio o gli arresti domiciliari.
Non si tratta di semplici parole. Il Capo della Giustizia Ahmed Faiz Hussein ha criticato una protesta silenziosa di alcuni cittadini per la tolleranza religiosa il 10 dicembre 2011, la Giornata Internazionale dei Diritti Umani. Ha detto che "ha scioccato la nazione" e ha indicato l’indebolimento della fede islamica del paese. A novembre del 2011, quando le Maldive hanno ospitato per la prima volta il summit dell'Associazione dell'Asia meridionale per la Cooperazione Regionale (SAARC), una folla che si credeva guidata da sostenitori dell'ex presidente Gayoom ha danneggiato uno striscione che raffigurava il volto di Gesù che rappresenta il cristianesimo come una delle religioni dell'Asia meridionale. Anche quando nel mese di febbraio era in corso il presunto colpo di Stato, gli estremisti hanno vandalizzato manufatti appartenenti all’era preislamica nel museo nazionale della capitale Malé.
Essere cristiani in questo paese-paradiso significa affrontare l’inferno. I pochissimi credenti sono sparsi e nascosti per paura di perdere la famiglia, gli amici, le proprietà e i diritti, se le autorità scoprono che sono cristiani. Riunendosi corrono il rischio di essere scoperti dal governo. La dipendenza dalla droga e dall’alcol, molto diffusa nelle isole, intacca anche la vita di alcuni cristiani.
Dato lo stretto controllo sociale e il fatto che tutti coloro che negano l'islam e si rivolgono a un'altra religione, perdono immediatamente la cittadinanza, non è sorprendente che la comunità cristiana del paese sia praticamente inesistente. Anche i cristiani stranieri devono stare molto attenti nel paese in quanto sono facilmente accusati di proselitismo, anche se sono solo in possesso di una Bibbia o di altro materiale cristiano
Il futuro
La cacciata del governo democratico lascia un futuro tetro per i cristiana. Come già detto, è esagerato parlare di una Chiesa nella Maldive, ma il nuovo governo tenderà ad aumentare i problemi che i pochi cristiani nelle isole si trovano ad affrontare. A seconda dello sviluppo sociale e delle dipendenze economiche, le isole potrebbero essere coinvolte nello sviluppo dell’estremismo islamico.