Pakistan

Il Pakistan ha fornito i peggiori titoli dei giornali sulla persecuzione nel 2011, con l’assassinio del Ministro Shahbaz Bhatti, il cristiano di più alto rango mai ucciso in questo paese. Cattolico di 42 anni era Ministro per le Minoranze nel governo federale e uno degli avvocati di maggior profilo impegnato nella lotta per l’abrogazione della nota legge sulla blasfemia. Dato che era l’unico ministro nel suo gabinetto, era insolitamente influente. Quattro uomini armati gli si sono avvicinati in strada in pieno giorno a Islamabad, mentre tornava in auto da una visita a sua madre, il 2 marzo 2011. Hanno crivellato di colpi la sua auto e sono fuggiti. Le investigazioni, come molte altre in Pakistan, sono state descritte come “tiepide” dagli attivisti per i diritti umani. Una lettera dei talebani, trovata nel luogo del delitto, diceva che era stato giustiziato per i suoi tentativi di far abrogare la legge sulla blasfemia: “Non risparmieremo nessuno coinvolto in atti di blasfemia”, riportava.

I cristiani pakistani sono una minoranza (assediata) di circa il 2,5 % su una popolazione di 176,7 milioni di abitanti, dei quali il 96% musulmani, e l’uccisione di Bhatti è stato “uno degli atti più demoralizzanti per noi degli ultimi anni”, secondo un leader cristiano di Karachi. La morte di Bhatti è avvenuta dopo l’assassinio del governatore del Punjab Salman Taseer, un musulmano che simpatizzava per le condizioni dei cristiani. Di fatto cercava di cambiare la legge sulla blasfemia, supportando Asia Noreen (conosciuta anche come Asia Bibi), la prima donna condannata a morte per blasfemia. Una delle sue guardie del corpo ha rivolto l’arma contro il governatore, mentre gli altri 5 addetti alla sicurezza stavano semplicemente a guardare. Migliaia di militanti sono scesi per le strade per manifestare il loro appoggio all’assassino, affermando che non doveva essere accusato di omicidio. Il governo centrale, con la debolezza che lo caratterizza, ha subito congelato gli sforzi per cambiare la legge sulla blasfemia. Inoltre il gabinetto di Bhatti è stato abolito ed è stato ridimensionato a livello governativo.

Altri 4 cristiani sono stati uccisi nel periodo esaminato, due di loro fuori dalla loro chiesa a Hyderabad, provincia Sindh, il 22 marzo. Le minacce di morte sono una routine per i leader cristiani. Anche le percosse sono comuni e i danneggiamenti alle proprietà delle chiese avvengono regolarmente.

I cristiani pakistani sono presi di mira dalle organizzazioni militanti islamiche che regolarmente commettono violenze contro di loro, diffondendo sempre più una cultura islamizzante che fa sentire i cristiani sempre meno parte di questo paese. In aggiunta a questo terrificante mix, vi è un governo centrale debole e corrotto, non disposto a contrastare le ingiustizie e un esercito complice nel fomentare i militanti islamici per guadagnare influenza in Afghanistan e nel Kashmir indiano. E’ chiaro che i cristiani abbiano pochi alleati nella loro lotta per vivere nella loro terra nativa. Questa dinamica persecutoria è in atto già da molti anni e il paese supererà l’Indonesia, come paese con la popolazione islamica più numerosa al mondo, nel 2030 (256 milioni) secondo il rapporto della Pew Research pubblicato a gennaio del 2011.

Comunque le notizie non sono tutte negative. Le leggi pakistane concedono ai cristiani una considerevole libertà di gestire le loro chiese; la popolazione cristiana sta crescendo e regolarmente, anche se pochi, musulmani si aggiungono alle chiese. In futuro la crescente superpotenza cinese potrebbe forzare l’esercito a fermare i militanti islamici, visto che intende costruire un’autostrada che attraversi il paese fino alla provincia Sindh, dove stanno costruendo un importante porto. Anche gli Stati Uniti fanno pressioni sullo stato, dato che danno 2 miliardi di $ all’esercito. Ma in poco tempo sta diventando sempre più difficile essere cristiani in Pakistan.