Un Paese a maggioranza musulmana
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America nel suo rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo riporta che: “Il Paese ha approssimativamente un’estensione pari a 527.970 km2 , e una popolazione stimata intorno ai 20 milioni di abitanti. In teoria tutti i cittadini sono musulmani, appartenenti o all’ordine sciita dello zaydismo o alla scuola Shafi’ita dell’islam sunnita , rispettivamente il 30% della popolazione il primo gruppo e il restante 70% il secondo. Ci sono inoltre poche migliaia di persone praticanti l’islam ismailitico residenti nel nord del Paese. Quasi tutta la popolazione ebraica, composta da decine di migliaia di persone, è emigrata.
Una situazione di forte tribalismo: Secondo Middle East Concern : “Lo Yemen è una società fortemente tribale e il governo centrale non interviene nelle dispute interne alle singole tribù, anche nei casi in cui la tribù decide di infliggere punizioni fisiche o addirittura l’imprigionamento ad alcuni dei membri della tribù stessa. In questo modo si riassume la situazione difficile che attraversa tutto il paese, poiché le pratiche delle singole tribù possono avere la precedenza in molte aree rispetto al sistema legale nazionale. I fattori culturali dell’onore-vergogna e della vendetta tribale, a cui si aggiunge l’ampia diffusione delle armi, rendono la violenza armata una sfida maggiore”.
Una chiesa indebolita con antiche radici storiche
Sia il cristianesimo che il giudaismo sono stati introdotti in Yemen a partire dal IV secolo d.C. Nei primi anni del secolo gli Etiopi occuparono la regione. Nel 570 d.C. la grande diga di Marib, che era stata trascurata per diversi secoli, danneggiata per l’ultima volta, fu abbandonata a causa della diminuzione del regno Sabeo. Gli Emirati avevano formato in quegli anni un’alleanza con i Persiani e sconfissero gli invasori Etiopi. L’islam venne introdotto nella regione nel 630 d.C. circa e lo Yemen fu governato da una serie di califfi Arabi. Le prime moschee a essere costruite in Yemen sorsero in San’a al-Janad vicino a Wadi Zabid. Queste moschee esistono ancora oggi. Più tardi, durante il settimo secolo, i califfi Omayyadi e gli Abbasidi spostarono la loro capitale prima a Damasco e poi a Baghdad, diminuendo così lo status politico dello Yemen all’interno del nuovo impero islamico. Fin da quel periodo lo Yemen è stato dominato dall’islam.
Fonti della persecuzione
Nello Yemen, l’islam è la religione di stato e la Sharia è la fonte primaria di tutta la legislazione. Sono garantite alcune libertà religiose per gli stranieri, ma l’evangelizzazione è proibita; diversi lavoratori immigrati in passato sono stati deportati a causa delle loro attività cristiane. Gli yemeniti che lasciano l’islam affrontano la pena di morte come risultato della loro scelta. La Costituzione dichiara che l’islam è la religione di stato e che la sharia, la legge islamica, è la fonte di tutta la legislazione. Il Governo proibisce la conversione dall’islam e il proselitismo tra i musulmani.
I cristiani che provengono da un passato musulmano non affrontano soltanto la persecuzione da parte delle autorità, ma anche da parte della famiglia e dei gruppi di estremisti islamici che minacciano gli “apostati” di morte se non ritornato all’islam. L’insicurezza causata dai momiventi terroristici rendono lo Yemen molto instabile, una situazione che si è venuta ulteriormente a deteriorare durante le rivolte della “Primavera Araba” avvenute nel 2011. In Yemen si sono verificati regolarmente rapimenti di stranieri, solitamente conclusi con richieste da parte dei rapitori: del pagamento di un riscatto o della scarcerazione degli esponenti di un particolare gruppo.
Middle East Concern sottolinea la difficoltà di coloro che si convertono al cristianesimo: “Gli ex-musulmani quasi sempre affrontano forti pressioni da parte della famiglia e della società una volta che la loro scelta di seguire Gesù diventa nota. Si ritiene che i cristiani sono tenuti sotto sorveglianza dagli estremisti. Con lo spostamento dell’attenzione da parte delle autorità sugli eventi politici del 2011, ci sono state maggiori opportunità per gli estremisti di operare”.
In Aden ci sono quattro chiese ufficiali (tre cattoliche e una anglicana) per le diverse migliaia di cristiani immigrati (molti provengono dall’ovest, dal sud e dall’est dell’Asia e dell’Arabia) o rifugiati (soprattutto etiopi) che vivono nel paese. Ad ogni modo, nel nord del paese, non è permesso costruire alcuna chiesa. Una buona parte degli immigrati sono partiti come conseguenza delle rivolte della “Primavera Araba”. Il numero di ex musulmani è stimato intorno a poche centinaia. Quando un musulmano diventa cristiano,, come si diceva, affronta la persecuzione da parte della famiglia e del governo. Non è loro permesso avere incontri, perciò si incontrano in località segrete.
Il governo ha usato una forza eccessiva per reprimere i manifestanti dopo 10 mesi di proteste di massa, causate dagli alti livelli di disoccupazione nelle regione e dalla corruzione all’interno del governo. Il Presidente Saleh alla fine ha firmato un accordo di transizione politica il 23 novembre del 2011, trasferendo i poteri al suo vice Abd-Rabbu Mansour Hadi. Nel febbraio 2012 furono organizzate le elezioni presidenziali. Il sostituto presidente Manosur Hadi era l’unico candidato e ha prestato giuramento come Presidente il 25 febbraio 2012. Le elezioni si sono svolte in un clima di violenza.
Ad ogni modo, come fa notare il Gruppo di Crisi Internazionale: “Dieci mesi di proteste popolari spesso con esplosioni di violenza hanno fatto poco per chiarire il futuro politico dello Yemen”. La politica yemenita è infatti complessa. La nazione è profondamente divisa tra le forze a favore di Saleh e quelle contrarie, mentre il sud del paese sta reclamando la propria indipendenza. Nonostante le dimissioni del Presidente Saleh, il conflitto rischia di diventare ancora più sanguinoso, opponendo i ribelli del gruppo di Shi’ite Huthi e gli islamisti sunniti. Rende la situazione maggiormente complessa il fatto che il paese abbia un forte sistema tribale che risulta difficile da comprendere agli stranieri.
Oltre a tutto ciò ci sono piccoli gruppi di Al-Qaeda legati ad altri gruppi che vogliono maggior potere nel paese. Gli osservatori locali si aspettano che le autorità governative manteranno una forte attenzione sulle attività estere. Il turismo in Yemen è diminuito drasticamente.
Censura occasionale: il governo tenta di tanto in tanto di bloccare l’accesso ad alcuni siti web, prendendo di mira soprattutto quelli che hanno contenuti sessualmente espliciti o hanno contenuti politici o religiosi non approvati. Comunque, come dichiara Middle East Concern: “Molti tentativi non sono per nulla efficaci. Continuano a ginungere rapporti che dichiarano che le e-mail private vengono monitorate e i telefonini regolarmente intercettati”.
Un elevato potenziale per le tensioni sociali: Middle East Concern descrive come ci sia un alto potenziale per l’esplosione di tensioni sociale in Yemen: “La prevalenza di giovani disoccupati e la povertà dà luogo alla preoccupazione che lo Yemen si possa rivelare un terreno fertile per il reclutamento di individui per i gruppi armati. Il governo controlla le moschee per garantire che i sermoni non incitino alla violenza. Almeno 3.000 scuole religiose non autorizzate sono state chiuse negli ultimi due anni. Il Ministero per le Dotazioni e per la Guida Religiosa sta formando istruttori e istruttrici religiosi che insegnino un islam moderato e la tolleranza religiosa”.
Il nuovo Presidente
Durante le elezioni del febbraio del 2012 l’unico candidato è stato eletto come nuovo presidente: Abdrabbuh Mansour Hadi. Poco dopo le elezioni la sicurezza si è deteriorata ulteriormente; nel marzo del 2012 l’insegnante americano Joel Shrum è stato ucciso a colpi di pistola a Taiz e Sylvia, un’insegnante di Al-Hudaidah è stata rapita ed è tutt’ora prigioniera. I separatisti nel sud del paese e i miliziani islamisti stanno regolarmente attaccando le forze governative.