Siria: nel caos Porte Aperte continua la sua opera

Alcuni mesi fa, la Siria cominciava a essere contagiata dalla cosiddetta “primavera araba” e migliaia di persone scendevano in piazza per manifestare contro il regime di Bashar al-Assad. In un’escalation di violenza e repressione il regime siriano ha lasciato sul terreno oltre 2.700 persone (è una stima, dati precisi non se ne hanno ancora), per la maggior parte civili uccisi dalle forze governative nelle operazioni messe in atto da marzo a oggi in più di 112 città. Il regime di Damasco afferma di contrastare “bande di terroristi armati” e non ha mai riconosciuto le dimensioni reali della protesta, reagendo, come si diceva, con sempre maggiore durezza e alternando deboli concessioni in materia di libertà civili.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha votato una bozza di risoluzione (proposta da alcuni Stati europei) contro la repressione interna messa in atto da Damasco, ma il veto di Cina e Russia ha bloccato il progetto, quindi di fronte alla situazione in Siria regna l’immobilismo tra gli attori del panorama internazionale

E i cristiani? Come stanno nel mezzo di questa terribile situazione? La paura per i cristiani siriani è quella di trasformare la Siria in una sorta di nuovo Iraq, dove le forze estremiste islamiche destabilizzano il paese e dove la Chiesa sta progressivamente scomparendo (nella foto un locale di culto). “Abbiamo sempre più difficoltà ad acquistare i beni di prima necessità”, ci ha confidato Daniel, un cristiano siriano intervistato da uno dei nostri collaboratori. “Naturalmente non solo noi cristiani soffriamo a causa di queste difficoltà, ma buona parte di tutti i siriani”. E la preoccupazione di Daniel è reale, dato che, oltre a tante vite spezzate, in molti hanno perso il lavoro e la situazione economica in questi mesi di rivolte e repressione è drasticamente peggiorata.

La Siria ha circa 22 milioni di abitanti, di cui 1,9 milioni sono cristiani; peraltro oltre 100.000 cristiani iracheni hanno trovato rifugio in questo paese, fuggendo dall’odio degli estremisti islamici. Sotto il regime di Bashar al-Assad, i cristiani hanno goduto di una certa libertà (non totale, ma consistente rispetto agli altri paesi mediorientali); un musulmano che si convertiva (e si converte) al cristianesimo, comunque, è sempre andato incontro a problemi di ogni genere da parte della società che lo circonda (soprattutto famiglia e amici), ma la Chiesa se non altro aveva il diritto di esistere. Da svariati leader della Chiesa siriana raccogliamo più o meno le stesse preoccupazioni riguardanti il deterioramento delle condizioni socio-economiche, la montante frustrazione della gente (musulmani in testa, che sono il 90% della popolazione) e la crescente influenza dell’islam più radicale. Una miscela di paura e tensione si mescola ai problemi materiali che si è costretti ad affrontare in questo periodo.
 
Porte Aperte continua la sua opera a favore dei cristiani in Siria: “Continuiamo a studiare come poter aiutare le persone in questa situazione. Stiamo già sostenendo le comunità in vari modi. Consegniamo ancora Bibbie e libri cristiani e realizziamo corsi di formazione per i leader. Aiutiamo inoltre i rifugiati cristiani iracheni che si trovano nel paese”, ci racconta uno dei nostri collaboratori.