Libia: si va al voto

Sabato 7 luglio si voterà per l'Assemblea Costituente, mentre il paese è diviso. Scontri armati, sabotaggi, pressioni autonomiste e mancanza cronica di sicurezza rendono queste elezioni (e il futuro del paese) imprevedibili. Vi chiediamo preghiera per la debole Chiesa libica.

libia_uomo.jpgIn Libia è tempo di elezioni democratiche: solo un paio di anni fa, una frase del genere sarebbe sembrata un paradosso. Poi la rivoluzione, l’intervento armato di vari paesi e la caduta di Gheddafi hanno completamente messo sottosopra questa nazione. Finita la guerra, il paese è sostanzialmente uscito di scena dal panorama internazionale, eppure il futuro del popolo libico si sta giocando proprio in queste settimane. Sabato 7 luglio si voterà per l'Assemblea Costituente e i 200 delegati eletti avranno il compito di redigere la nuova Costituzione (che verrà sottoposta a referendum), oltre che di eleggere un presidente e un primo ministro, dopo oltre 40 anni di dittatura del Colonnello.

Tuttavia la Libia è divisa. Negli ultimi mesi, in tutto il paese si sono registrati scontri armati. La scorsa settimana almeno 47 persone sono morte in attacchi tribali nella Libia sud-orientale, a cui si sommano sabotaggi di fazioni separatiste, corruzione e tentativi di brogli elettorali. Di fatto, ciò che preoccupa è la mancanza di un reale controllo da parte del Consiglio Nazionale di Transizione (che sta governando il paese); vi è un vuoto importante in termini di sicurezza e la polizia incontra molte difficoltà, dato che parte del territorio resta nelle mani delle milizie armate.

Secondo i nostri contatti, la Libia sta davvero iniziando una nuova era e le sfide che ha di fronte sono enormi: creare un nuovo sistema politico e giudiziario, ricostruire il paese dopo la devastante guerra, rimettere in piedi un funzionante sistema economico e molto altro. L’abbiamo detto più volte, questo paese è stato mantenuto “impermeabile” al Vangelo, così in mezzo a questo caos la Chiesa libica si presenta piccola, frazionata e debole. Di fatto i credenti sono una manciata e spesso non si conoscono tra loro, vivendo nel segreto la loro fede. L’apertura che si è sperimentata durante la rivoluzione, ora non sembra possibile, ma chiediamo preghiera a tutti i nostri sostenitori affinché i risultati di queste elezioni siano determinanti in senso positivo per il futuro dei cristiani libici.

Va detto che tra i partiti in gara vi è il partito di Giustizia e Sviluppo, che rappresenta il ramo politico dei Fratelli Musulmani, il gruppo Al-Watan, guidato dall’ex leader del Gruppo Combattente dei Libici Islamici, e la coalizione delle Forze Nazionali, i “moderati” della nuova Libia, guidata dall'ex premier del Cnt, Mahmoud Jibril, figura molto popolare nel paese. E’ chiaro che si avrà un governo islamico, ma ci si chiede “quanto islamico” sarà e se darà ascolto alle istanze democratiche provenienti dal popolo. Inutile pensare all’Egitto, qui la situazione è profondamente diversa, certo è che la preoccupazione per una deriva islamico-radicale è reale.