Indonesia: una vedova torna a sorridere

Rigettata, cacciata e picchiata a causa della sua fede, ritrova pace e sorriso grazie a una delle case sicure di Porte Aperte.

indonesia_girlArrivò con i suoi tre figli piccoli e con una borsa contenente i suoi pochi averi. Senza soldi e senza un tetto, dopo la morte di suo marito nel 2008 era già stata ospitata in 4 case, ma tutti alla fine l’avevano mandata via. Come tanti ex musulmani convertiti al cristianesimo, Tina non aveva un posto dove stare, trovava solo ostilità da parte dei parenti e dei vicini. Risiedeva in una delle provincie più popolose dell’Indonesia, immersa in una predominante cultura musulmana. Sempre più spesso i nuovi convertiti ex musulmani erano obbligati a lasciare la zona a causa della loro nuova fede. Entrambe le figlie maggiori l’avevano rinnegata a causa del suo amore per Gesù; il marito di una di loro, suo genero dunque, l’aveva picchiata perché ritornasse all’islam.

Incapace di sostenere la pressione, Tina si rivolse a un ministero cristiano attivo fra gli ex musulmani. La accompagnarono da un collaboratore di Porte Aperte che la accolse in una casa rifugio. Purtroppo a causa del timore di rappresaglie, le chiese locali spesso non si fanno coinvolgere nelle sofferenze degli ex musulmani. A fronte di così tanti ex musulmani che affrontano pesanti persecuzioni e vengono cacciati dalle loro case, Porte Aperte ha sviluppato un programma di Case Rifugio, per accogliere le persone in un ambiente sereno che consenta loro di elaborare i traumi subiti. Ai credenti ospitati vengono insegnate anche delle abilità lavorative che possano renderli economicamente indipendenti, visto che spesso hanno perduto tutto per la loro fede in Gesù.

Tina e i suoi figli hanno impiegato qualche mese per abituarsi alla nuova situazione. Un nostro collaborare ci ha raccontato che appena la incontrò, ebbe l’impressione che portasse su di sé il peso del mondo. Condizionati da tutte queste incertezze, i suoi figli (che all’epoca avevano solo 12, 10 e 8 anni) non si staccavano mai dalla madre, seguendola ovunque, ma col tempo iniziarono a familiarizzare con gli altri ospiti. Libera dalle botte e dalle minacce, Tina, una lavoratrice instancabile, ha iniziato a procurarsi un reddito per mantenere lei e i suoi figli. “Non so leggere, ma i miei figli sì”, ci ha detto raggiante. “Ogni giorno mi leggono qualche verso dalla Bibbia. Sento che fortifica la mia fede”. Il nostro collaboratore ci ha confermato: “Oggi Tina è un’altra persona: sorride sempre!”.

Dopo aver trascorso parecchi mesi nella casa rifugio, la fede di Tina si era fortificata a tal punto da sentirsi in grado di affrontare il genero che l’aveva picchiata perché tornasse all’islam. Nonostante fosse un religioso musulmano, Tina gli ha spiegato il Vangelo con amore; dopo molti mesi di coraggiosa condivisione, l’uomo ha accettato Gesù e si è fatto battezzare.