Mercoledì 4 aprile 2018 il governo cinese ha presentato ufficialmente il “libro bianco” sulla religione, garantendo attraverso di esso la libertà religiosa. La presentazione è avvenuta però solo quattro giorni dopo il divieto alla vendita online della Bibbia.

Il documento, intitolato “Politiche e pratiche cinesi sulla protezione della libertà di credo religioso”, è stato presentato mercoledì 4 aprile dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato attraverso una conferenza stampa e ha seguito la chiusura dell’Ufficio Affari Religiosi (le cui competenze sono passate sotto il diretto controllo del Partito Comunista).

Nel frattempo il divieto di vendita di Bibbie online è diventato fattivo; una nostra fonte locale ci ha informato di non essere stata in grado di trovare o scaricare la Bibbia da una delle principali piattaforme di vendita online (simile ad Amazon), e che altre persone hanno segnalato esperienze simili negli altri negozi di e-commerce.

Secondo Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, il “libro bianco” è comunque un segnale di allontanamento dalla filosofia marxista che definiva la religione “l’oppio dei popoli”; in esso infatti la Cina viene definita un “paese multi-religioso fin da tempi antichi”. Tuttavia, il documento politico del governo aggiunge che era necessaria una “guida attiva” in modo che le religioni potessero “adattarsi alla comunità socialista”.

Sotto il governo del presidente Xi Jinping, il controllo della vita religiosa è aumentato, così come la pressione sui cristiani, sui musulmani e sui buddisti. Il commentatore cattolico Eric Lai ha dichiarato a marzo che il Partito Comunista vuole “usare la religione come strumento per la stabilità”, imitando l’approccio di altri governi autoritari, come la Russia. Mentre Anthony Lamb, del Holy Spirit Study Center di Hong Kong, ha dichiarato a RFA (Radio Free Asia) che il documento politico cinese sulle religioni non “è di buon auspicio per qualsiasi accordo futuro”.

Una fonte locale ha inoltre riferito a World Watch Monitor che il “libro bianco” dimostra che il cristianesimo è un argomento delicato per il governo cinese.

Tra le altre cose il documento politico del governo afferma che in Cina ci sono cinque religioni riconosciute, con un totale di 200 milioni di fedeli. I cristiani, cattolici e protestanti, sarebbero rispettivamente 6 e 30 milioni. Ma Cervellera afferma che i dati si basano solo sulle comunità registrate, non considerando quindi il gran numero di cristiani che si incontrano in chiese non ufficiali o “clandestine”.

World Watch Monitor ha riferito nell’ottobre scorso che, secondo le stime di alcuni studiosi, il numero dei cristiani in Cina potrebbe raggiungere i 247 milioni entro il 2030, “diventando la più grande congregazione del mondo”.