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Eritrea: ribolle una nazione

Il declino della libertà religiosa in un paese soffocato dalla paranoia dittatoriale

Di tanto in tanto, il volto di un regime antidemocratico e intrinsecamente violento fa capolino anche a beneficio dell'opinione pubblica mondiale, dimostrando la sua vera natura reprimendo nel sangue una manifestazione di piazza. E' ciò che è accaduto il 31 ottobre scorso nelle strade di Asmara (Eritrea), giorno in cui le forze dell'ordine eritree sono intervenute contro gli studenti manifestanti causando si crede almeno 28 morti e una trentina di feriti (difficile avere dati ufficiali verificabili). La chiusura di un'altra scuola (islamica, l'unica rimasta nella capitale, dopo la chiusura delle altre due) era il motivo della manifestazione. L'Eritrea oggi è questo: un regime repressivo che, soffocato da una paranoia dittatoriale, vorrebbe controllare e ridimensionare ogni libertà individuale, soprattutto quella di fede, il vero diritto umano orfano della Carta dei diritti umani dell'ONU.

Sono ormai 15 anni che il governo eritreo ha introdotto la legge che proibisce la pratica della fede cristiana al di fuori delle 3 denominazioni riconosciute (Ortodossi, Cattolici e Luterani, uniche riconosciute assieme all'islam sunnita). Di recente con un decreto notificato alle scuole in settembre, il governo stesso ha imposto a tutte le scuole (anche quelle private e create da istituti religiosi) la trasformazione in "comunità" o scuole pubbliche. Ciò significa un cambio amministrativo e strutturale notevole (e un'ingerenza ancora maggiore del governo), chi resiste, viene chiuso, come il caso di una scuola secondaria cattolica ad Asmara (in quel caso incarcerando anche un prete e una suora). Quindi nemmeno le "fedi riconosciute" sembrano avere pace in questa nazione.

In questo contesto si muovono migliaia di cristiani evangelici, tra proibizioni, arresti e monitoraggi continui. I primi anni 2000 furono traumatici per la comunità cristiana evangelica, tra chiese chiuse, pastori arrestati, sparizioni di credenti, retate e trattamenti inumani in carcere. Purtroppo anche nel 2017 non sono mancati gli arresti di credenti. "La mia famiglia accetta la mia chiamata e il fatto che la sofferenza potrebbe toccarli a causa di essa", spiega Eyal, un pastore la cui chiesa è stata chiusa tempo addietro, un uomo che per fede ha sperimentato i duri carceri eritrei e teme che ben presto dovrà farci ritorno. Mentre continua clandestinamente l'attività di evangelizzazione e cura delle anime, Eyal è sorretto dal resto della famiglia: "Io sono pronta… Sarò sempre al tuo fianco, comunque vada", sono le parole della moglie. L'Eritrea è al 10° posto della WWList di Porte Aperte.