Porte Aperte lancia una Campagna di Preghiera a lungo termine (pluriennale) per la Chiesa in Medio Oriente. I danni della guerra in Siria, Iraq e nei paesi confinanti che compongono il fragile quadro mediorientale richiederanno decenni per essere rimediati. Gli estremisti islamici puntano ad abbattere la Chiesa, ma molti coraggiosi cristiani sono determinati a restare e a servire le loro comunità. Gridano a noi, che siamo la loro famiglia globale, chiedendoci sostegno.

Abbiamo bisogno di copertura in preghiera ogni giorno!“, afferma un pastore, parlando in nome delle tante famiglie di sfollati in Iraq. Tanto sfollati e profughi quanto chi ritorna in zone riconquistate all’ISIS, hanno bisogno di questa copertura.

PREGATE PER:

  • i cristiani rimasti in Siria ed Iraq
  • i bambini (e gli adulti) traumatizzati dalla guerra
  • gli sfollati (all’interno dei paesi) e i rifugiati (nei paesi circostanti)
  • i nostri collaboratori sul campo e i progetti di distribuzione e aiuto
  • i terroristi, perché conoscano Cristo
  • il rafforzamento della Chiesa esistente e saggezza per i leader
  • la nascente Chiesa di ex-musulmani

centri di speranza di porte aperte

un nuovo modo di comunicare la speranza in Siria

L’area intorno alla città di Safita, nella Siria occidentale, non è stata particolarmente colpita dalla guerra, anche se distante poco più di un’ora da Homs, una delle più devastate dai bombardamenti. Ma, come molte altre città siriane, è stata inondata da sfollati in fuga. All’apice dei combattimenti, approssimativamente la metà della popolazione siriana risultava sfollata interna: è come se la popolazione di Piemonte, Lombardia e Veneto si spostasse in Toscana e Lazio.

Il pastore Musa*, della Chiesa evangelica di Tartus, guida una piccola ma vibrante congregazione anche a Safita: “Circa 60-70 persone vengono in chiesa”, spiega sorridente. Dalla metà di giugno del 2018, grazie all’aiuto di Porte Aperte la chiesa affitta un locale collegato all’edificio principale, un posto speciale chiamato Centro di Speranza** che offre supporto materiale e spirituale alle vittime della guerra.

“Come chiesa è essenziale stare al fianco del mio popolo nella buona e nella cattiva sorte. Il nostro Centro di Speranza è il nostro modo di farlo. La gente ha bisogno di persone che la sostengano e le portino pace. I bambini hanno bisogno di attenzioni”, spiega Musa alludendo al fatto che proprio i bambini sono i più dimenticati quando attorno si battaglia per sopravvivere: parlare o addirittura giocare con loro diventa impossibile. “Dato che il livello d’istruzione è sceso drasticamente in questi anni di guerra offriremo lezioni di sostegno (ndr. Asili e scuole sono state duramente colpite). Inoltre circa 200 bambini (4-13 anni) partecipano al nostro club per bimbi, il 70% dei quali non è cristiano. Ci incontriamo ogni 15 giorni, per cantare canzoni di lode, giocare e studiare la Bibbia”. Costruire la chiesa del futuro parte proprio da qui!

Gli occhi del pastore si illuminano mentre ci guida attraverso l’edificio. “Poiché facciamo tutto il possibile per la comunità locale, il governo ci permette di utilizzare il cortile di una delle scuole statali per altre attività con bambini. E la comunità lo ha accettato di buon grado”. Va ricordato che la Siria è un paese musulmano, dove i cristiani sono perseguitati in vari modi. “Allah è grande! Gli infedeli sono venuti ad aiutarci”, è una frase che non è raro sentire da musulmani che ricevono aiuto dal pastore Musa.

Tramite il Centro di Speranza, la chiesa ancora distribuisce cibo alle famiglie nel bisogno (pacchi alimentari a circa 1.000 famiglie di 10 località, di cui 275 a Safita e Tartus). Tra loro ci sono alcune famiglie musulmane: riconciliazione, pace, amore, perdono, sono componenti essenziali del messaggio potente che la chiesa sta offrendo. “Nel nostro programma di aiuti sociali diamo la priorità alle famiglie che hanno perso il capofamiglia, molti dei quali morti in guerra. In circa la metà delle 275 famiglie di Safita e Tartous il capofamiglia ora è una vedova“. Economia implosa, inflazione galoppante, mancanza di posti di lavoro si sommano alle disperate condizioni di vedove e orfani. C’è chi prima aveva una casa di proprietà (colpita dalla guerra) e ora vive in condizioni difficili pagando affitti proibitivi.

Oltre ad offrire assistenza medica di base gratuita grazie all’accordo con alcuni medici volontari, nel Centro di Speranza si svolgono conferenze su questioni di salute generale, utili alla cittadinanza per affrontare malattie o prevenirle. “Sono incontri aperti a tutti, non hanno lo stile di una funzione religiosa. Parliamo di argomenti legati alla vita quotidiana: questo avvicina la gente”, spiega Musa.

Lui e la sua squadra visita vedove, famiglie, chiunque abbia bisogno: “Molti vivono nella tristezza a causa dell’ingiustizia. Ieri ho fatto visita a una vedova, a cui la guerra ha portato via 3 figli, mentre il quarto è rimasto paralizzato: la famiglia ha ricevuto il video in cui questo ragazzo veniva torturato da estremisti. La povera donna piangeva mentre ce ne parlava. Chi la può confortare se non Dio?”. E il conforto arriva dall’offrire loro non solo una presenza costante, ma anche una prospettiva concreta per il futuro. “Insegneremo alle donne, in particolare alle vedove, vari tipi di competenze affinché si possano guadagnare da vivere”, spiega Musa alludendo ai programmi di micro-credito per avviare micro imprese. “Pensiamo di sostenere circa 20 donne per un periodo di due anni. Dopo che avranno restituito il denaro, lo stesso potrà essere riutilizzato per prestiti ad altre donne”. In questo Porte Aperte sta maturando una certa esperienza nei più vari contesti culturali dove la persecuzione è reale, che passiamo al team del pastore.

Cristiani, ma anche musulmani, disperati e soli, accedono al Centro di Speranza colpiti dall’amore incondizionato dello staff del pastore Musa. “Vengono per necessità pratiche, ma finiscono per farci domande su Dio. E chiedono preghiera. E’ un sogno che diventa realtà: arrivano con il cuore a pezzi e ricevono guarigione attraverso il Centro di Speranza”, racconta commosso.

Ridare speranza è uno degli obiettivi della Campagna di Porte Aperte in favore dei cristiani in Medio Oriente (clicca QUI per la campagna). Tramite questa campagna abbiamo raccolto oltre 800.000 firme e le abbiamo presentate alle Nazioni Unite, portando avanti un lavoro di sensibilizzazione sulla condizione dei cristiani in questi consessi internazionali (ONU e UE).

Come passo di fede, Porte Aperte iniziò a pianificare la nascita di questi Centri di Speranza in collaborazione con le chiese locali quando ancora l’ISIS avanzava indisturbato e la guerra in Siria (e in Iraq) appariva interminabile. “Contiamo di arrivare a 20 Centri di Speranza per il 2018 (e almeno 60 per il 2020 sparsi in tutta la Siria), affinché la chiesa locale possa fare la differenza”, spiega il coordinatore di questo progetto in Medio Oriente.

Alcuni dicono che la culla del cristianesimo è diventato il cimitero della cristianità, alludendo al disastro in Medio Oriente. Noi crediamo fermamente nella storia di redenzione che Dio vuole scrivere, non in quella di distruzione che l’uomo insiste a procacciare. E in questa storia la Chiesa locale ha un ruolo principale.

 

*Pseudonimo.

**Un Centro di Speranza è un luogo curato da una chiesa locale in Siria o Iraq, nato per dare sostegno spirituale e pratico alle persone. Porte Aperte offre aiuto economico, formazione in vari ambiti (dalla teologia alla cura dei traumi, dal micro-credito all’avvio di imprese, ecc.), supporto spirituale, distribuzione di Bibbie e libri cristiani e molto altro. Un altro esempio simile è la Chiesa Alliance di Damasco, guidata dal pastore Edward, già conosciuto da chi segue Porte Aperte.

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