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Siria: Abbiamo dovuto sospendere gli incontri nelle chiese

NELLA FOTO: Strade di Qamishli, città del nord-est della Siria

Siria: Abbiamo dovuto sospendere gli incontri nelle chiese

Da giorni il nord-est della Siria è testimone di feroci scontri tra le FDS – Forze Democratiche Siriane (una coalizione tra milizie di diversa estrazione, costituitasi durante la guerra civile siriana a difesa dell’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria) e lo Stato islamico.

Le ostilità hanno avuto inizio lo scorso 20 gennaio, quando un gruppo di jihadisti ha assaltato il carcere di Gweiran, nella città di Al-Hasakah, dove l’esercito curdo tiene prigioniere circa 3.500 persone e di cui una buona parte è sospettata appartenere allo Stato islamico. Un numero imprecisato di prigionieri è riuscito a fuggire.

Fonti locali ci hanno riferito di scontri a fuoco per le strade e di bombardamenti da parte di mezzi aerei delle FDS verso i luoghi dove si nascondono i jihadisti. “Ora siamo tutti sotto coprifuoco e i negozi sono chiusi. Abbiamo dovuto sospendere anche gli incontri nelle chiese. Preghiamo si risolva tutto al più presto”, ci ha riferito un leader cristiano locale.

Gli eventi colpiscono un Paese già devastato da oltre un decennio di guerra e alimentano i timori per una presenza cristiana, quella in Medio Oriente, messa a dura prova dalla ferocia del radicalismo islamico.

“L’arrivo dello Stato islamico è stato un colpo terribile per le comunità cristiane. Ora quello che stanno affrontando è una profonda radicalizzazione e ognuno dei Paesi che osservo (Iraq, Siria, Egitto) ha delle sfide enormi. Ci sono cristiani che sono determinati: noi resteremo. […] Ma la mia preoccupazione è che il loro numero stia diminuendo così rapidamente che demograficamente non sappiamo se saranno in grado di sopravvivere”, ha affermato in un’intervista Janine di Giovanni, giornalista e autrice che per quasi 30 anni ha raccontato i conflitti in Medio Oriente.

Secondo la stessa Janine, la presenza cristiana in Iraq potrebbe cessare nell’arco di un secolo e per questo “devono essere messe in atto politiche per proteggere i cristiani e le altre minoranze che sono discriminate, che lottano per sfamare le proprie famiglie e continuano a temere per la propria vita”.

Lo scorso mercoledì 19 gennaio, in occasione della presentazione della World Watch List 2022 presso la sala stampa della Camera dei deputati di Roma, era presente con noi Ibrahim*, giovane leader cristiano siriano della città di Aleppo. Il suo intervento, senza essere ripreso in volto per proteggerne l’identità, ha aiutato i presenti a comprendere quali atroci difficoltà stiano affrontando i cristiani in Medio Oriente e quali siano le reali preoccupazioni per il futuro della Chiesa in quella regione.

Porte Aperte/Open Doors promuove da anni una serie di iniziative concrete a favore della popolazione siriana e irachena, lo fa sostenendo decine di Centri di Speranza, ossia chiese o edifici ad esse connessi che mettono a disposizione i propri spazi per accogliere e distribuire cibo, medicine, beni di prima necessità o quanto di più necessario per aiutare la comunità.

*pseudonimo

Siria
Leader
Presidente Bashar al-Assad
Popolazione
20.638.000
Cristiani
579.000
Religione principale
Islam
Governo
Repubblica Presidenziale autoritaria

Livello di persecuzione

Violenza
11.1
Vita di chiesa
14.2
Vita civile
14.3
Vita sociale
13.9
Vita famiglia
14.3
Vita privata
13.4