In Siria l’emergenza è continua. E Porte Aperte, grazie al vostro supporto, c’è. Nel corso del 2014 circa 9.000 famiglie al mese sono state da noi sostenute con beni di prima necessità. Ma la nostra presenza in Siria risale a ben prima di questa devastante guerra civile e dell’avanzata dell’IS.


A proposito di questo, il 2003 fu un anno particolare, poiché le chiese in Siria si trovarono migliaia di rifugiati iracheni bussare alle loro porte in cerca di aiuto, dopo l’inizio della cosiddetta seconda guerra del Golfo. Decidemmo di rispondere alla richiesta di maggior coinvolgimento delle chiese siriane. “Iniziammo anche a sostenere le chiese con distribuzione di Bibbie e materiale cristiano, oltre che con seminari formativi”, ci racconta Roger (pseudonimo), un nostro storico collaboratore in loco. “Nessuno poteva sapere cosa sarebbe successo in Siria di lì a qualche anno. Oggi, nel mezzo di questo conflitto, vediamo quanto furono essenziali quegli anni per costruire una rete di relazioni e collaborazioni fidate con molte chiese nel paese”.  Fu chiaro sin dai primi momenti di questo conflitto che all’orizzonte giungeva una tempesta di proporzioni impensabili. “Decidemmo di camminare fianco a fianco con i cristiani siriani con un approccio olistico: dunque non dando solo cibo e beni di prima necessità, ma investendo anche nella distribuzione di Bibbie e materiale cristiano, e in molti tipi di seminari formativi in svariati campi” continua Roger. Profughi interni e dall’Iraq, vittime di orrori indicibili, famiglie intere in fuga e private di ogni avere, bombardamenti e scempi di ogni tipo, il popolo siriano in breve si è trovato in un inferno in terra. 45 mesi di guerra, più di 200.000 persone uccise, stime parlano di oltre un milione di feriti, mentre secondo l’UNHCR circa 3,3 milioni di siriani sono fuggiti come profughi nelle nazioni vicine.


Mia figlia è nata in questa tenda ed è morta poco dopo. Non potrete incontrarla, perché non tornerà mai più. Si chiamava Arwa e vi sareste sicuramente innamorati di lei. Non ho una sua foto, il mondo non sa che è esistita. Tutti noi, siriani, siamo diventati dei numeri, numeri che diminuiscono e aumentano”, afferma Alexa, una madre devastata dalla morte della figlia di 4 mesi, uccisa dal freddo persistente nelle tende del campo profughi dove erano alloggiati. Anche questa è la Siria oggi.


Riesco a vedere come il nostro lavoro insieme stia facendo la differenza”, ci racconta Fathi da Aleppo. “Dobbiamo andare avanti. Sono così felice di vedere lavorare fianco a fianco cristiani di diverse denominazioni e chiese”. Prepariamo queste persone a lavorare con i bambini in contesti così duri, a scoprire i traumi dei più piccoli e degli adulti, così come a gestire al meglio i soccorsi materiali. Le chiese hanno deciso di non aiutare solo i cristiani, ma di mostrare l’amore di Gesù aiutando anche musulmani e chiunque altro abbia bisogno. E molti rimangono profondamente toccati da questo esempio. “Molti cristiani hanno lasciato il paese”, ci ricorda Roger. Al contempo, però, ci sono chiese gremite di nuove persone durante i servizi.


Nel 2015 Porte Aperte continuerà a rimanere al fianco dei cristiani siriani offrendo aiuti, seminari e distribuzione di materiale cristiano. Ci siamo e non abbiamo intenzione di andarcene.

In Siria, grazie a voi, Porte Aperte c’è. Nel corso del 2014 circa 9.000 famiglie al mese sono state sostenute con beni di prima necessità. La qualità del nostro intervento deriva dal fatto che Porte Aperte era già presente prima della guerra.