La guerra in Siria, in questi giorni ha compiuto otto anni. Il pastore Abdalla (nostro ospite al convegno annuale di Bellaria dal 3 al 5 maggio 2019) e sua moglie Aghna avrebbero potuto scappare, ma hanno deciso di rimanere nel Paese. La sua chiesa è diventata un “Centro di speranza”.
 
Il 15 marzo 2011 (sono già passati otto anni) la Siria veniva catapultata in un conflitto che ha fatto centinaia di migliaia di morti e milioni di rifugiati.
 
Come tanti altri responsabili di chiesa, Abdalla e Aghna sono rimasti ad Aleppo e hanno incoraggiato i cristiani siriani ad imitarli. La loro missione? Servire al meglio la Chiesa di Aleppo, città in cui vivono. Come? Attraverso la creazione di un “Centro di speranza”.
 
La loro chiesa non è stata risparmiata dalla guerra. Abdalla ci racconta: “Tre membri della nostra chiesa sono stati rapiti da alcuni ribelli a causa della loro fede. Non sappiamo cosa sia loro successo. In un altro momento ci sono stati combattimenti molto violenti attorno alla chiesa, provocando un grande panico fra i credenti. Alcuni uomini si sono nascosti per evitare di essere arruolati dall’esercito. Questi tempi sono difficili, ma come è avvenuto per altre chiese della Siria, la nostra chiesa non ha mai chiuso le sue porte”. 
 
Porte Aperte ha aiutato molto la chiesa di cui Abdalla è pastore. I 600 credenti che ne fanno parte non si sono mai sentiti dimenticati e ne sono molto riconoscenti. Ancora meglio, la chiesa è diventata un “Centro di speranza”, un luogo in cui si rafforzano i legami della comunità cristiana e si svolgono attività e incontri per costruire legami con la popolazione locale.
 
L’effetto è tangibile in questa chiesa: le spese per la scuola sono coperte e i ragazzi isolati beneficiano di una cura spirituale e psicologica anche attraverso… il calcio. Alcuni cristiani curdi, di background musulmano, sono sostenuti nel loro servizio in un campo profughi vicino alla città. “Noi lavoriamo al progetto di una clinica gestita all’interno della chiesa, per fronteggiare la mancanza di cure mediche. Reclutiamo medici qualificati”, spiega con entusiasmo il pastore.
 
Grazie alle vostre preghiere e ai vostri doni 15 chiese in Siria sono diventate “Centri di speranza” per donare cibo e vestiti a chi ne ha bisogno, portare conforto e soprattutto condividere la Buona Notizia a quelli che sono perduti.