Periodo preso in esame:

1 novembre 2016 – 31 ottobre 2017

Posizione nella WWL:

WWL 2018 Punti: 62 / Posizione: 31
WWL 2017 Punti: 57 / Posizione: 37
WWL 2016 Punti: 55 / Posizione: 45

Dati Generali

Leader: Recep Tayyip Erdoğan
Popolazione: 80.418.000
Cristiani: 190.000
Religione Principle: Islam
Governo: Democrazia parlamentare

Da dove viene la persecuzione

La Turchia è quasi un continente a sé stante, anche in merito alla persecuzione dei cristiani. È l’unica nazione al mondo dove la religione principale, l’islam, è totalmente mescolata con un ardente nazionalismo. L’opinione generale ritiene che un vero turco debba essere musulmano sunnita. Questo nazionalismo religioso è emerso a un più alto livello dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. Il presidente Erdogan ha sfruttato la situazione per ampliare i propri poteri e la sua posizione, sebbene il suo atteggiamento dittatoriale non abbia portato a una persecuzione diretta dei cristiani. Tuttavia indirettamente sta cercando di trasformare la Turchia da uno stato secolare a uno sunnita, lasciando poco spazio per le minoranze. A un livello molto più locale, esiste una forte opposizione da parte dei familiari di coloro che si convertono al cristianesimo. Questo perché lasciare la religione islamica è considerato un atto di tradimento all’identità turca, all’islam stesso e alla famiglia. Questo tipo di oppressione è considerata “normale” e difficilmente è riportata o documentata, salvo che non ci siano casi di violenza fisica.

Qual è l’impatto sui cristiani?

Il forte nazionalismo religioso presente nella società porta a una forte pressione sui cristiani. Il governo non ha specificamente preso di mira i cristiani, ma il nazionalismo non lascia quasi spazi a coloro che proclamano un altro messaggio. In particolare i convertiti dall’islam al cristianesimo affrontano l’opposizione della società, anche se la conversione in se stessa non è legalmente proibita. Questa tipologia di convertiti è messa sotto pressione dalle famiglie e dalle proprie comunità al fine di farli tornare all’islam. Per questo motivo coloro che si convertono al cristianesimo dall’islam, alle volte, conducono una doppia vita e tengono nascosta la loro conversione e anche se possono legalmente cambiare la loro affiliazione religiosa sui documenti di riconoscimento e fare riconoscere la propria nuova fede, tale processo può essere difficoltoso e stressante. Una volta scoperti, i cristiani ex-musulmani possono essere minacciati di divorzio e della perdita dei diritti all’eredità. Anche lasciare una denominazione ecclesiale per un’altra può essere problematico.

Il connubio tra la religione islamica e il nazionalismo colpisce anche i cristiani che non hanno origini musulmane. Questi fanno spesso parte delle minoranze etniche (Greci, Armeni e Siriaci). A stento sono riconosciuti come membri della società turca e incontrano molti ostacoli legali e burocratici. I cristiani non hanno accesso a impieghi statali, e sperimentano discriminazioni anche nel settore privato, specialmente se i datori di lavoro hanno legami con il governo. Da quando la fede di appartenenza viene indicata nelle carte di identità, è davvero molto semplice operare discriminazioni nei confronti dei candidati cristiani.

Esempi

  • I cambiamenti ai vertici delle comunità Greca Ortodossa e Apostolica Armena devono ricevere l’approvazione governativa, anche se si tratta di leader di comunità religiose che non esistono per la legge e le cui posizioni personali non sono riconosciute.
  • I corsi di formazione per i responsabili cristiani sono legalmente impossibili come lo è registrare nuove chiese, mentre le piccole congregazioni possono farlo solo come “associazioni”.
  • Secondo quanto riportato da World Watch Monitor, nel giugno 2017, il pastore statunitense Andrew Brunson è ancora detenuto dall’ottobre del 2016 ed è tenuto in ostaggio al fine di ottenere concessioni politiche dagli Stati Uniti. È stato accusato di sostenere il movimento di Gulen, ritenuto responsabile di aver progettato il fallito golpe del luglio 2016. Dopo essere stato in prigione per circa un anno, senza alcuna accusa formale, nell’ottobre 2017, un canto di adorazione scritto dal pastore nella propria cella è stato consegnato alla moglie e pubblicato da World Watch Monitor.
  • Secondo quanto riportato da World Watch Monitor nel mese di luglio 2017, circa 100 proprietà legalmente possedute dalla Chiesa Cristiana Siriaca, nella parte sud-orientale della Turchia, sono stati presi e acquisiti dalla tesoreria dello Stato turco durante gli ultimi cinque anni. Le proprietà confiscate dal governo includono due monasteri funzionanti e appezzamenti di terreni appartenenti dal quarto secolo al monastero Mor Gabriel.

Come Porte Aperte aiuta la Chiesa in Turchia

Porte Aperte/Open Doors non opera in Turchia direttamente con la Chiesa turca tuttavia è coinvolta in attività in favore di cristiani provenienti da altri paesi nella regione. E’ inoltre attiva:

  • Rendendo consapevoli i cristiani italiani delle sfide che i credenti devono affrontare in Turchia e impegnandosi quindi a sostenerli in preghiera.

Come il corpo di Cristo può pregare per la Turchia

  • La Turchia sta gradualmente imponendo l’influenza islamica e la discriminazione contro i cristiani e le altre minoranze religiose. Pregate che il Signore renda capaci quanti subiscono la persecuzione di avere piena fiducia e speranza in Lui.
  • Pregate per tutti i cristiani ex-musulmani affinché Dio doni loro grazia e sapienza nel portare il Vangelo alle loro famiglie. Spesso affrontano forti pressioni da parte della famiglia, degli amici e della comunità per farli ritornare all’islam.
  • Pregate per coloro che sono etichettati e trattati da traditori per avere abbracciato la fede cristiana. Benché la conversione non sia proibita dalla legge turca, le implicazioni sociali e familiari sono pesanti.
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