World Watch List 2018

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La World Watch List di Porte Aperte è l’annuale rapporto sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo, fotografato nella nostra mappa/classifica dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani. I metodi di ricerca e i risultati sono sottoposti a revisione indipendente da parte dell’Istituto Internazionale per la Libertà Religiosa. 3 colori diversi nella mappa per segnalare 3 gradi di persecuzione (in base al punteggio): Alta (41-60), Molto Alta (61-80), Estrema (81-100).

Scarica QUI il comunicato stampa della WWList 2018

Definizione di persecuzione

Con persecuzione dei cristiani si intende il maltrattamento verso singoli o gruppi di persone a motivo della fede in Gesù. Questa si manifesta in discriminazione culturale e sociale, disconoscimento familiare, privazione di lavoro e di reddito, allontanamento dalle amicizie, impossibilità a sposarsi, limitazioni educative e scolastiche, abusi fisici, torture, rapimenti, mutilazioni, distruzione di proprietà, imprigionamenti, assassini.

Indice con Ranking

Qui di seguito trovate il ranking, ossia non una mappa ma la stessa lista disposta in uno schema che permette di vedere la posizione e il punteggio in confronto all’anno precedente.

 

RANKING WWLIST 2017 IN PDF

Tendenze

Prima tendenza degna di nota: cresce ancora la persecuzione anti-cristiana nel mondo in termini assoluti, oggi sono oltre 215 MILIONI i cristiani perseguitati.

Nonostante siano 2 nazioni completamente diverse in termini di struttura politica e sociale, Corea del Nord ed Afghanistan raggiungono il punteggio massimo di oppressione dei cristiani secondo la WWList 2018 (periodo di riferimento 1 novembre 2016 – 31 ottobre 2017). Solo una minima variazione nell’area della violenza anti-cristiana differenzia le 2 nazioni, facendo così mantenere la testa della triste classifica alla Corea del Nord per il 16° anno di seguito. Tuttavia è il Pakistan (5° posto nella WWL2018) ad avere l’infelice primato di nazione col più alto punteggio nella violenza contro i cristiani.

3.066 cristiani uccisi a causa della loro fede, mentre 15.540 edifici di cristiani attaccati tra chiese, case private e negozi. Si può stimare che 1 cristiano ogni 11,5 nel mondo subisce elevata persecuzione. Libia (7°) e India (11°) sono le nazioni che hanno fatto un balzo di 8 punti, scalando la classifica. In particolare l’India deve questa escalation di intolleranza anti-cristiana alla crescente influenza del radicalismo induista: oltre 24.000 cristiani indiani sono stati aggrediti nel periodo in esame. Le new entry sono il Nepal (che vola alla 25°) e l’Azerbaigian, mentre ad uscire dai primi 50 sono la Tanzania (per un miglioramento) e le Isole Comore (situazione sostanzialmente invariata, esce perché altri aumentano).

L’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, non confermandosi solamente ma estendendo la sua morsa in varie aree. Tuttavia ciò che deve far riflettere è l’ascesa del nazionalismo religioso come prorompente fonte di persecuzione anti-cristiana (e di altre minoranze), con l’esempio emblematico della succitata India.

Le principali dinamiche persecutorie WWL 2018, altrimenti dette fonti di persecuzione anti-cristiana, sono anche per quest’anno l’oppressione islamica e ancora il nazionalismo religioso di matrice induista e buddista.

Per quanto attiene alla oppressione islamica, il crescente movimento islamista diventa sempre più una minaccia per i cristiani e le altre comunità non musulmane in molte parti del mondo. Si identificano 5 trend preoccupanti: 1) la radicalizzazione delle aree dominate dall’islam, con Africa orientale, occidentale e del Nord come scenario in ascesa, così come il mondo musulmano non arabo asiatico; 2) il divario sunniti-sciiti, il cui centrale terreno di scontro è soprattutto l’Asia (incluso Medio Oriente); 3) l’espansionismo islamico in aree a prevalenza non musulmana (vedasi sviluppi in zone africane e asiatiche non islamiche, specie in Africa sub-sahariana, e Indonesia, Malesia, Brunei); 4) la simultanea radicalizzazione ed espansionismo islamico, con il caso principale della Nigeria e 5) una pulizia etnica in base ad affiliazione religiosa, in evidente crescita in alcuni stati africani quali nordest del Kenya, della Nigeria, della Somalia e del Sudan.

Per quanto concerne il nazionalismo religioso, invece, in Asia è come uno tsunami che aumenta la propria velocità e intensità con l’approssimarsi alla costa: scuote il continente lasciandosi alle spalle distruzione e a volte morte. L’India è di fatto il caso più preoccupante: dalla posizione 28 della WWL 2014 sale alla posizione 11 attuale. Causa dell’aumento della persecuzione è la crescita del movimento Hindutva, una spinta nazionalista all’“induizzazione” del paese: i cristiani indiani sono sempre più socialmente esclusi, detenuti, minacciati, espulsi dai loro villaggi, aggrediti fisicamente e in alcuni casi persino uccisi. Il Nepal ne segue le orme: new entry della lista vola alla posizione 25.

Ma il nazionalismo religioso non si limita a questi 2 paesi: troviamo la stessa tendenza anche nel mondo buddista. Ecco che una persecuzione, differente nelle espressioni ma crescente e più subdola, si manifesta anche in Sri Lanka, Bhutan e Myanmar. Da segnalare anche l’impatto dei nazionalismi ideologici. Delineatasi negli ultimi anni, questa categoria è spesso collegata al comunismo, come nel caso della Cina, Vietnam e Laos. In questi paesi l’ideologia comunista sembra riprendere vita e qualsiasi apertura di tipo economico non va erroneamente interpretata come un generale alleggerimento della pressione.

La cosiddetta paranoia dittatoriale continua ad essere la fonte principale di persecuzione in paesi come la Corea del Nord e l’Eritrea, mentre la corruzione e il crimine organizzato uniti ad antagonismo etnico sono dinamiche che colpiscono certe regioni di paesi come il Messico e la Colombia, ma anche in Somalia (unite in questo caso all’oppressione islamica). Altre fonti partecipano a completare il quadro persecutorio, quali l’intolleranza secolare, il cosiddetto protezionismo denominazionale e l’oppressione comunista o post-comunista.

Tra le buone notizie segnaliamo il leggero miglioramento della situazione in Kenya ed Etiopia, ma soprattutto la Siria esce dalla Top 10, con un calo notevole della violenza mirata contro i cristiani (in primo luogo per l’arretramento dell’ISIS, tuttavia la guerra civile rende difficoltosa la raccolta di info).

Metodologia

La metodologia della World Watch List è stata sottoposta al controllo e alla valutazione dell’organismo internazionale indipendente International Institute for Religious Freedom (www.iirf.eu) per mostrare la massima trasparenza e utilità dell’immenso lavoro di raccolta e analisi dati fatto da Porte Aperte e sfociante nella World Watch List. L’IIRF ne ha attestato la professionalità e l’affidabilità dei contenuti.

Nel seguente video la spiegazione sintetica di cosa sia la World Watch List di Porte Aperte:

Come interpretare i colori?

Abbiamo usato tre colori che segnalano 3 gradi di persecuzione: Estrema, Molto Alta e Alta. Più scuro è il colore utilizzato per indicare il paese della lista, più alto è il grado di persecuzione.

Perché una lista e una cartina geografica?

La classifica non intende discriminare o paragonare le sofferenze dei cristiani, serve piuttosto a fornire una visione quanto più ampia e dettagliata possibile di questo fenomeno. La cartina geografica, invece, aiuta a localizzare con precisione le zone interessate.

Cosa rende attendibile la WWList?

L’unità operativa che lavora alla redazione della lista è composta da esperti ricercatori. Questi analisti collaborano con altri ricercatori ed esperti, alcuni interni al team di OpenDoors/PorteAperte, altri esterni. L’Istituto Internazionale per la Libertà Religiosa, organismo totalmente indipendente, monitora la metodologia adottata per redigere la WWList già dall’edizione del 2014.

Perché la WWList si limita a soli 50 paesi?

Per un motivo pratico. Il team che lavora alla lista classifica dai 90 ai 100 paesi. Questo non significa che la persecuzione contro i cristiani sia presente in soli 50 paesi.

Perché la WWList si occupa solo dei cristiani?

Per due ragioni principali. La prima è che il mandato di OpenDoors/PorteAperte consiste nel sostenere i cristiani perseguitati nel mondo. La lista nasce proprio come uno strumento di analisi all’interno di Porte Aperte. La seconda, connessa con la prima, è dovuta al fatto che il network di Porte Aperte riesce ad eseguire ricerche sul campo, basandosi sui contatti con i nostri collaboratori, anch’essi cristiani. Il team di ricerca della WWList è consapevole del fatto che sono presenti anche altre realtà di gruppi minoritari che soffrono persecuzioni, alle volte anche negli stessi luoghi dove i cristiani sono perseguitati. Tuttavia, quando le persecuzioni contro altri gruppi sono rilevanti, vengono menzionate all’interno del profilo del singolo paese (si veda il caso dei musulmani Rohingya in Myanmar).

La WWList guarda a tutte le denominazioni cristiane?

Si, la WWList si occupa di tutte le denominazioni cristiane. La metodologia adottata considera come cristiani: “Tutti coloro che si definiscono cristiani e coloro che appartengono a una comunità cristiana, così come definita dal credo storico della chiesa.” Basandosi su questa definizione, è possibile distinguere quattro tipi di comunità cristiane:

1- Comunità di espatriati o di immigrati: questa categoria viene applicata alle situazioni in cui ai cristiani stranieri (espatriati o lavoratori stranieri) viene permesso di praticare la propria fede in appositi locali. Nonostante questa libertà, non viene loro permesso di parlare della propria fede agli abitanti locali. Anche a quest’ultimi non è permesso di partecipare alle funzioni religiose di queste comunità, pertanto, le chiese composte da immigrati o espatriati rimangono isolate.

2- Chiese storiche: questa categoria riguarda tutte le comunità storiche, come i cattolici, gli ortodossi e le chiese protestanti tradizionali, le quali spesso fanno parte da centinaia di anni della storia dei singoli paesi. Il loro status e la loro libertà varia da stato a stato. Generalmente, all’interno del contesto persecutorio, sono le meno colpite rispetto ad altre categorie di cristiani, che riportiamo di seguito.

3- Comunità di convertiti al cristianesimo: questa categoria include i convertiti, ovvero tutte quelle persone che appartenevano ad altri gruppi prima di diventare cristiani. Sono un esempio coloro che seguivano la fede o l’ideologia principale dello stato in cui vivevano (come nel caso degli MBB, Muslim Background Believers, ossia cristiani ex-musulmani, ma anche degli ex-induisti o ex-buddisti) o coloro che facevano parte del crimine organizzato. Rientrano in questa categoria anche coloro che sono passati da un tipo di appartenenza cristiana (spesso quella maggioritaria nel paese) ad un’altra. Spesso questi “convertiti” sono costretti a riunirsi in chiese in casa o clandestine, poiché rivelare la nuova fede cristiana apertamente comporterebbe persecuzione anche grave.

4- Comunità protestanti non tradizionali: questa categoria include una vasta gamma di comunità, spesso indipendenti come gli evangelici, i battisti, i pentecostali e tutti gli altri gruppi di cristiani che non sono inclusi nelle prime tre categorie. In generale, le comunità cristiane appartenenti a questa categoria sono le più attive nel condividere la propria fede con altri. Questo dinamismo le pone ad affrontare maggiori pericoli, soprattutto nei paesi dove il contesto per i cristiani è repressivo. Per questo motivo, tali comunità sono a volte costrette ad espletare le proprie funzioni, o i propri incontri, in casa (comunità familiari) o nelle reti di chiese nascoste.

Quale metodologia viene utilizzata?

La metodologia adottata per stilare la WWList considera ogni sfera della vita dei cristiani allo stesso modo (privato, famiglia, comunità, chiesa, vita pubblica e violenza) ed è progettata specificamente per monitorare le strutture profonde della persecuzione e non solo gli incidenti violenti. Il team di ricerca che sta dietro la stesura della WWList distingue due categorie principali con cui la persecuzione può esprimersi:

SQUEEZE, ossia quella che si manifesta con delle pressioni/vessazioni in ogni aspetto della vita dei cristiani, una viscida e costante presenza nel quotidiano fatta di soprusi, abusi, marginalizzazione e violazione dei diritti fondamentali.

SMASH, ossia quella violenta. Quest’ultima (smash=violenza) è certamente più “semplice” da rintracciare, in quanto necessita solo della rilevazione di tutti gli episodi di violenza registrati. Ovviamente rimane l’enorme problema che spesso gli episodi non sono denunciati e/o non si conoscono, oltre al fatto che vi sono zone inaccessibili.

La prima, invece (squeeze=vessazione/pressione), necessita di osservazioni particolari. Per questo motivo vengono utilizzati appositi questionari per identificare le fonti della persecuzione. Ad ogni fonte viene assegnato un punteggio, la somma assegna il risultato finale ad ogni singolo paese. Da questo processo vengono determinate le posizioni che ciascun paese occupa nella lista.

Come si manifesta la persecuzione: fonti e attori.

Nei profili dei singoli stati spesso si parla delle fonti della persecuzione e degli attori. Questo paragrafo serve a spiegare cosa intendiamo con questi termini.

FONTI: il termine indica le ragioni per le quali i cristiani sono perseguitati. Ne abbiamo individuate otto:

1- Oppressione islamica, dovuta al fatto che si cerchi di riportare il mondo sotto la “Casa dell’islam”, con azioni violente o meno.
2- Nazionalismo religioso, ossia la ricerca di assoggettare un’intera nazione ad una sola religione. Sono esempi, in tal senso, l’induismo e il buddismo, ma anche il giudaismo ortodosso.
3- Antagonismo etnico, che si riscontra in tutti quei contesti dove norme antiche, e relegate a contesti tribali e non statuali, rimangono in vigore, creando problemi a chi non vi si assoggetta.
4- Protezionismo denominazionale, riscontrabile nei casi in cui una denominazione cristiana cerca di mantenere la supremazia per l’esclusività della legittimazione.
5- Oppressione comunista e post-comunista, che si evidenzia in tutti quei casi dove si vuole ancora mantenere salda l’ideologia comunista. Si tende a controllare le chiese tramite sistemi di registrazioni.
6- Intolleranza secolare, si nota in quei contesti in cui si è cercato e si cerca di eliminare il concetto di religione dal dibattito pubblico e, se possibile, anche dalle menti degli individui.
7- Paranoia dittatoriale, attenta a proteggere e a mantenere il potere a qualsiasi costo, anche senza la realizzazione di una visione chiara e specifica.
8- Crimine organizzato e corruzione, si cerca di creare un clima di impunità, anarchia e corruzione.

ATTORI: si intendono singoli individui, ma anche gruppi (siano essi statali o meno), ostili ai cristiani.

  • Governi ufficiali ad ogni livello, dal locale al nazionale
  • Leader di gruppi etnici
  • Leader religiosi non cristiani ad ogni livello, dal locale al nazionale
  • Leader religiosi di altre chiese ad ogni livello, dal locale al nazionale
  • Movimenti radicali-fanatici
  • Normali cittadini, incluse folle
  • Famiglia estesa
  • Partiti politici ad ogni livello, dal locale al nazionale
  • Gruppi rivoluzionari o paramilitari
  • Crimine organizzato in cartelli o reti
  • Organizzazioni multilaterali

Come è possibile misurare e comparare i livelli di persecuzione nei differenti paesi? A cosa servono i punteggi dei singoli paesi?

I punteggi della WWList sono punteggi di comparazione. Ciò permette di confrontare tra nazioni differenti la pressione e gli incidenti che si registrano contro i cristiani, a causa della loro fede. Questo è possibile per via della metodologia usata nella compilazione della lista, perché al momento della rilevazione vengono comparate non le cause della persecuzione, ma gli effetti. Tali effetti vengono misurati in quelle che definiamo “sfere di vita”, ossia gli ambiti dove i cristiani vengono colpiti.

Queste SFERE DI VITA sono 5:

Vita privata: ovvero quello che riguarda il rapporto intimo con la propria fede. La domanda alla base del questionario è: “Quanta libertà ha un cristiano nel rapportarsi a Dio nel privato, all’interno dei propri spazi?” Ciò riguarda anche aspetti legati all’espletamento in privato delle proprie funzioni religiose, al possesso di materiale religioso, alla libertà di espressione, accesso alle informazioni, condivisione personale della propria fede e l’opportunità o meno di poter incontrare altri cristiani.

Vita familiare: inerente la vita all’interno della famiglia del cristiano. Alcune domande poste ai cristiani sono state: “Quanta libertà possiede un cristiano nel vivere la propria fede all’interno della famiglia (nei casi in cui la famiglia appartenga ad altra religione)?” Oppure nel caso di famiglie cristiane: “Quanta libertà hanno le famiglie cristiane di condurre la propria vita familiare in accordo con gli insegnamenti cristiani?” Il questionario esplora tematiche sensibili come l’assegnazione coatta di un’identità religiosa, la registrazione di battesimi, matrimoni, sepolture, adozioni di minori, l’educazione dei figli, l’indottrinamento dei bambini, maltrattamenti o discriminazioni contro i bambini, separazioni di famiglie, isolamento dei convertiti, pressioni al divorzio, la custodia dei figli e i diritti di eredità.

Vita comunitaria: questo aspetto include quello che avviene nei luoghi di lavoro, nell’assistenza medica, nell’educazione e in generale in tutta la vita pubblica e civile. Le domande principali sono: “Quanto liberi sono i cristiani, individualmente e collettivamente, nel vivere la propria fede all’interno delle comunità locali?” E ancora: “Quanta pressione viene esercitata dalla comunità locale nei confronti dei cristiani attraverso azioni discriminatorie, maltrattamenti o qualsiasi altra forma di persecuzione?” Il questionario affronta problematiche connesse con l’ostruzionismo esercitato nella vita pubblica, nell’abbigliamento, nel monitoraggio dei cristiani e delle loro attività, nei matrimoni forzati, nell’accesso alla risorse della comunità, nell’accesso e nella partecipazione alla vita sociale ed economica della comunità. Ma anche nell’accesso alle cure mediche, negli svantaggi all’interno del sistema educativo, nelle discriminazioni lavorative o negli interventi della polizia (con annesse multe ed interrogatori).

Vita nazionale: questo è l’aspetto che analizza e include il sistema giuridico nel suo complesso. Pertanto fa riferimento ai diritti e alle leggi dello stato. La questione è: “Quanto i cristiani sono liberi, individualmente e collettivamente, di vivere la propria fede religiosa all’interno delle proprie comunità locali? E quale impatto ha su di loro il sistema legale? Quanta pressione esercitano gli agenti nazionali e locali sui cristiani attraverso atti di disinformazione, discriminazione, maltrattamenti e altre azioni del genere?” I questionari esaminano l’ideologia nazionale di ogni singolo stato, la carta costituzionale, la registrazione dei documenti d’identità dei singoli cittadini, la libertà di spostamento in patria e all’estero, l’interferenza della polizia negli affari economici privati, la libertà di espressione, la presenza di associazioni civili o partiti politici cristiani. Ma anche l’eguaglianza all’interno del sistema giudiziario, (si vedano in tal senso i processi per accuse di blasfemia in Pakistan), l’impunità o l’eguale trattamento di fronte alla legge durante i procedimenti giudiziari.

Vita di chiesa: questo aspetto riguarda la vita religiosa comunitaria e le pubbliche espressioni di fede da parte delle intere comunità cristiane. Include anche l’uso dei locali dei cristiani per tali scopi. L’approccio è: “In che modo le discriminazioni, le restrizioni o i maltrattamenti hanno violato o limitato la vita della comunità religiosa cristiana?” Il questionario della WWList analizza gli ostacoli posti alla chiesa/comunità cristiana nel riunirsi attraverso la registrazione dei locali di culto, il monitoraggio delle attività religiose, la chiusura delle chiese non registrate, il permesso o meno di costruire nuove chiese o di ripristinare quelle già esistenti, il disturbo o interruzione di servizi/culti, l’opposizione ad attività dentro o fuori la chiesa, accettazione di convertiti, monitoraggio di predicazioni e del materiale formativo usato. Ma anche la possibilità o meno di stampare, importare o vendere Bibbie o altro materiale religioso, confisca di tale materiale, interferenze nell’uso di internet e nella libertà di avere relazioni con la Chiesa di altri paesi.

Mappa scaricabile

Le cifre della persecuzione

Oltre 215 milioni di perseguitati – 1 cristiano ogni 12 è seriamente perseguitato nel mondo
3066 martiri cristiani e 15540 chiese, case e negozi di cristiani attaccati!

Nelle nazioni analizzate dal rapporto WWL 2018 che hanno totalizzato più di 41 punti in termini di persecuzione, la popolazione totale è di circa 5,13 miliardi e il numero totale di cristiani è stimato in circa 800 milioni (16%).
Secondo le nostre analisi, di questi 800 milioni di cristiani, circa 215 milioni (27%) soffrono livelli di persecuzione alti (fino a molto alti ed estremi a seconda dei casi).

Di questi 215 milioni di cristiani perseguitati vivono in:

  • Africa 81,14 milioni (38%)
  • Asia (incluso il Medio Oriente) 113,31 milioni (53%)
  • America Latina 20,05 milioni (9%)
  • Resto del mondo 11.800 (0,01%)

Globalmente si stima vi siano 2,48 miliardi di cristiani, di cui 215 milioni sono perseguitati, per cui 1 cristiano ogni 11,5 è perseguitato (per semplificare la comunicazione diciamo 1 ogni 12 arrotondando in difetto).

 

  Numero di cristiani colpiti
Cristiani uccisi per questioni legate alla loro fede 3.066
Chiese o edifici simili attaccati 793
Cristiani detenuti senza un processo 1.922
Cristiani rapiti 1.252
Cristiani violentati o abusati sessualmente 1.020
Cristiani forzati al matrimonio 1.240
Cristiani fisicamente e mentalmente abusati 33.255
Case o proprietà di cristiani attaccate 12.746
Negozi o uffici di cristiani attaccati 2.001
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