Lo scopo principale delle nostre petizioni è rendere pubblica una situazione discriminatoria o persecutoria a danno dei cristiani, sensibilizzare quindi l’opinione pubblica su tale situazione, ma anche esercitare pressioni su istituzioni e mass media affinché affrontino il tema oggetto di petizione. Alcune nostre petizioni hanno come risultato quello di attirare l’attenzione della comunità internazionale su atti persecutori che altrimenti rimarrebbero impuniti e cadrebbero nell’oblio dell’odio e dell’intolleranza. Combattere per una maggiore libertà religiosa è sicuramente il compito di ciascuno di noi. Porte Aperte in particolare con campagne internazionali come Free to Believe (2010), Save Syria (2013), Nigeria (2014) o petizione speranza per il Medio Oriente “Hope for Middle East” (2017) ha raccolto le voci di centinaia di migliaia di cristiani liberi nel mondo e ha lavorato alacremente nel campo della diplomazia internazionale affinché in sede ONU alla realtà dei cristiani perseguitati fosse dato il giusto peso. Ogni petizione trova la sua forza nella somma di ogni partecipante. Il tuo contributo è vitale!
Petizione pastore Raymond: Malesia

Alza la tua voce per il pastore Raymond rapito in Malesia!

Abbiamo l’opportunità di stare al fianco del pastore Raymond Koh, rapito più di un anno fa in Malesia. Finora la polizia ha seguito con riluttanza il caso, mentre vengono sollevate accuse proprio contro un apparato di polizia dello Stato, a quanto pare, coinvolto nel rapimento.

 


Foto di World Watch Monitor

 

ECCO COME PUOI CONTRIBUIRE

(è possibile anche utilizzare entrambi i modi)

Clicca sull’icona, scarica la lettera cartacea e inviala all’Ambasciata della Malesia a Roma

Clicca sull’icona e aggiungi la tua firma digitale alla petizione online


Info generali sulla petizione
: Il 13 febbraio del 2017, il pastore Raymond Koh è stato rapito vicino a casa sua a Petaling Jaya (West Malesia). Le immagini, riprese da una telecamera di sicurezza privata, hanno fatto velocemente il giro del mondo e sono reperibili su internet, ma non hanno portato a nessun risultato concreto finora.

Nelle ultime due settimane però, in Malesia, sono avvenuti dei cambiamenti significativi che offrono un’opportunità unica per l’immediata difesa del pastore Koh. Dopo le elezioni parlamentari, martedì 9 maggio 2018, Mahathir Mohamad è stato eletto come settimo Primo Ministro della Malesia. Con un risultato davvero inaspettato, egli ha sconfitto nelle ultime elezioni la coalizione politica che ha governato la nazione per 6 decadi. Alcuni segnali iniziali ci fanno sperare che il governo da lui guidato possa essere più favorevole ai cristiani e concentrare molti dei suoi sforzi a sradicare gli elementi di corruzione presenti nel governo precedente.

Il 16 maggio 2018, la Commissione per i Diritti Umani della Malesia (Suhacam) ha riaperto l’inchiesta sul rapimento del pastore Koh, che era stata congelata dopo l’arresto di un presunto sospetto nel febbraio scorso. Il 17 maggio 2018, un informatore della polizia si è fatto avanti coinvolgendo il Bukit Aman (un reparto speciale della polizia malese). L’informatore ha dichiarato che il rapimento fu eseguito con la piena conoscenza e approvazione da parte dell’allora Ispettore della Polizia Generale, Khalid Abu Bakar (vedi quanto riportato dal quotidiano FMT). Per ulteriori approfondimenti leggi QUI, oltre che QUI.


Obiettivi della petizione
: vogliamo fare immediata pressione sul nuovo governo malese perché agisca rapidamente per far venire a galla la verità e il luogo dove si trova il pastore Koh e le altre vittime dei recenti rapimenti (Amri Che Mat, Joshua Hilimi e sua moglie Ruth Sitepu).


Linee guida
:

  • Aggiungete il vostro nome e il paese nella firma alla lettera (non l’indirizzo completo)
  • Se aggiungete testo oltre alla nostra lettera (sconsigliato), mantenete linguaggio positivo
  • Non menzionate Open Doors/Porte Aperte
  • Indirizzo a cui inviare la lettera: Ambasciata della Malesia a Roma, Via Nomentana, 297 – 00162 Roma (Italia)

 

Richieste generali al governo malese:

  1. Sollecitare il Governo malese e nello specifico il Ministro degli Interni, Tan Sri Muhyiddin Yassin, ad avviare immediate azioni per assicurare che la legge sia applicata a tutti cittadini, senza riguardi alla loro fede.
  2. Sollecitare il Governo malese a cooperare pienamente con la Commissione dei Diritti Umani della Malesia nelle indagini per i rapimenti, portando alla luce tutte le eventuali prove della partecipazione della polizia nei rapimenti.
  3. Sollecitare il Governo malese e nello specifico il Ministro degli Interni, Tan Sri Mihyiddin Yassin, ad avviare azioni immediate per condurre un’investigazione indipendente e imparziale sulle accuse di complicità della polizia in questi rapimenti, che sia trovato ogni illecito per assicurare una rapida giustizia per queste famiglie.
  4. Sollecitare il Governo malese a usare tutta la sua autorità e il suo peso per localizzare e restituire il pastore Koh e le altre vittime del rapimento alle loro famiglie.


Susanna, moglie di Raymond, interviene (foto di sinistra) durante un evento di preghiera. A destra invece è ripresa con alcuni partecipanti al corteo in favore del pastore.

 

Petizione per il Medio Oriente: #H4ME

Oltre 808.000 firme per i cristiani in Medio Oriente!

Il giovane cristiano iracheno Noeh consegna una delle sue biglie bruciate (ritrovate nella sua casa distrutta e simbolo delle condizioni del suo paese) a Michael O’Neil, Assistente del Segretario Generale per le Partnership nei Programmi di Sviluppo dell’ONU.

Serie di incontri per la presentazione alle Nazioni Unite della nostra petizione in favore dei Cristiani in Medio Oriente

Presso la sede di New York delle Nazioni Unite hanno avuto luogo diversi incontri della nostra delegazione con diplomatici di varie nazioni per presentare le 808.172 firme raccolte con la nostra petizione in favore dei cristiani in Medio Oriente. TV come Fox News hanno intervistato il nostro testimonial, il giovane Noeh che avete conosciuto tramite le nostre news e foto, rifugiato cristiano ora tornato a casa sua (a Karamles, Iraq) grazie al sostegno di Porte Aperte. Oltre agli incontri coi delegati di nazioni, abbiamo già incontrato il responsabile dei Programmi di sviluppo per le Nazioni Unite (UNDP). Anche capi di governo come il Primo Ministro Theresa May o il Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence (vedi qui sotto il post dello stesso Vice Presidente) sono stati raggiunti e informati sulla petizione.

12 dicembre 2017 – New York
Ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite

Nella foto qui a fianco il momento in cui il nostro testimonial, il ragazzino cristiano iracheno Noeh, ha presentato ufficialmente le 808.172 firme, ricevute da Kyoto Shiotani, Capo di gabinetto del Sotto-Segretario delle Nazioni Unite, la quale ha affermato: “Le avete portate nel posto giusto. Il Segretario Generale ONU è personalmente impegnato a riconoscere che qualsiasi risultato politico in questa vicenda debba includere le minoranze della regione (Medio Oriente). State certi che il Segretario riceverà personalmente queste firme”. Maggiori info riguardo questi incontri verranno pubblicate più avanti, mentre continuerà nel corso del 2018 il nostro lavoro di lobbyng presso le sedi internazionali.

In questo video, il giovane Noeh ringrazia per il vostro sostegno firmando la petizione:

Ed ora?
Lo Stato Islamico sembra sconfitto o in ritirata, ma la guerra non è di certo finita. Come promesso, Open Doors/Porte Aperte continua la sua CAMPAGNA di 7 ANNI in favore dei cristiani in Medio Oriente, attraverso il supporto pratico (siamo in Siria e Iraq da ben prima di tutto questo e ci rimarremo per ricostruire un futuro), la sensibilizzazione, la preghiera e l’influenza diplomatica.

In vari forum e congressi lavoriamo affinché:

  • le strutture legali in Siria e in Iraq tutelino i diritti inalienabili ed eguali per tutti i propri cittadini, indipendentemente da razza, religione o status sociale;
  • si garantisca un miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittafini, in particolare per i rifugiati che ritornano e per gli sfollati interni (alloggi adeguati e diritto allo studio e al lavoro);
  • si identifichino e preparino le organizzazioni religiose e i loro leader perchè abbiano un ruolo decisivo nella ricostruzione e nella riconciliazione delle società irachene e siriane.

Di recente, il nostro team francese si è messo in contatto con European External Action Service presso l’Unione Europea, presentando un’importante raccomandazione tecnica della nostra campagna: il National Accountability Mechanism (proposta di meccanismo con cui controllare che le diverse religioni ed etnie della regione godano eguali diritti, impendendo con deterrenze atti di intolleranza e aggressione nei confronti delle minoranze).

Inoltre i nostri delegati hanno incontrato rappresentanti dell’UNHCR a Londra, per far progredire e cementare le relazioni degli uffici delle Nazioni Unite in Medio Oriente con le chiese e realtà cristiane della regione.

Infine, il nostro team inglese sta organizzando una tavola rotonda a cui saranno invitati leader religiosi e ufficiali dei governi della regione, sempre per assicurare che la voce dei cristiani sia ascoltata nei processi decisionali dei governi mediorientali.

Naturalmente, nel limite dei nostri fondi (che vi ricordo arrivare solo da singoli privati e non da governi o istituzioni politiche) stiamo aiutando famiglie di profughi cristiani a tornare a casa, sovvenzionando parziali ricostruzioni di case nei territori liberati dall’ISIS e non solo (per maggiori info).

Il nostro impegno in Medio Oriente, affinché la rotta sia invertita, continua dunque con la nostra campagna di 7 anni e con i nostri progetti in loco. Se desideri conoscerci di più, puoi abbonarti al nostro dossier di approfondimento gratuito (4 volte l’anno, in PDF) o alla nostra rivista gratuita (6 volte l’anno, cartacea)

Contenuto della petizione in favore dei Cristiani in Siria e Iraq chiusa il 10 dicembre 2017

Le popolazioni siriana e irachena si trovano ad affrontare immense sofferenze a causa di anni di guerra e disordini violenti. Noi crediamo che in Siria ed in Iraq le vite, i mezzi di sussistenza e la libertà di tutti dovrebbero essere protetti e garantiti. Inclusi i cristiani.

I cristiani, in entrambi questi paesi, hanno svolto un ruolo fondamentale nella società per quasi 2000 anni e si sono impegnati a portare pietà e speranza per il futuro. Si sono confrontati con una significativa violenza mirata e con la persecuzione, eppure, nonostante questo, i cristiani cercano un futuro nella loro patria e per la loro patria.

Non possiamo stare a guardare mentre i cristiani in Medio Oriente subiscono minacce senza precedenti. Dobbiamo dare loro una speranza.

Vuoi unirti a noi nella raccolta di 1 milione di Voci di speranza, sia nella preghiera che nel patrocinio, per i cristiani in Siria e in Iraq? Dobbiamo dire al mondo con una voce più vigorosa possibile cosa deve essere fatto per garantire un futuro vero e proprio ai cristiani in questi Paesi. Vuoi aggiungere la tua voce e fare la differenza?

Testo della Petizione

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite

I popoli della Siria e dell’Iraq stanno affrontando immense sofferenze a seguito di diversi anni di moti di violenza e di guerra. Crediamo che le vite, i mezzi di sostentamento e le libertà di tutti i popoli che vivono in Siria ed in Iraq debbano essere tutelati e garantiti. I Cristiani fanno parte di questi popoli.

Per quasi 2000 anni la Chiesa ha svolto un ruolo di vitale importanza nelle società di entrambi i paesi, eppure i cristiani continuano a subire la persecuzione e delle pesanti violenze mirate. I Cristiani si sono impegnati ad essere testimoni di speranza e compassione negli anni che seguiranno, ma hanno estremamente bisogno di un cambiamento che garantisca loro un futuro all’interno delle loro patrie.

Non possiamo restare in attesa mentre i cristiani ed altre persone in Medio Oriente affrontano una minaccia senza precedenti. Dobbiamo dare loro speranza.

Pertanto, vi chiediamo con urgenza di usare il vostro prezioso ufficio a favore dei cristiani e degli altri gruppi religiosi in Siria e in Iraq, affinché:

  • le attuali e future strutture legali in Siria e in Iraq promuovano e tutelino pienamente i diritti inalienabili ed eguali per tutti i propri cittadini, indipendentemente da razza, religione o status sociale
  • si garantisca un continuo e dignitoso miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini, in particolare per i rifugiati che ritorneranno e per gli sfollati interni (garantendo loro alloggi adeguati e il diritto allo studio e al lavoro)
  • si identifichino e preparino le organizzazioni  religiose e i loro leader perché abbiano un ruolo centrale e decisivo nella ricostruzione e nella riconciliazione delle società irachene e siriane.

Domande più frequenti (FAQ) sulla petizione

Perchè dovrei firmare?
Cittadini e politici di tutto il mondo si chiedono se i cristiani avranno un futuro in Medio Oriente. La risposta deve essere un clamoroso ‘sì’.
Molti non riescono a immaginare come questo possa essere possibile. Ma i cristiani siriani e iracheni ci hanno detto chiaramente ciò che deve essere fatto per dare loro un futuro nei loro paesi. E’ fondamentale che le loro voci siano ascoltate e il loro futuro garantito. Questa petizione, veramente globale, è un modo pratico per unirsi nella preghiera e nell’azione per sostenere i cristiani in Siria e in Iraq nel momento di maggior bisogno.

Che cosa farete della petizione?
Il team di Porte Aperte e i suoi partner presenteranno questa petizione il 10 dicembre 2017 al nuovo segretario generale delle Nazioni Unite, l’unica persona che ha la supervisione su tutte le questioni sollevate. Inoltre, da ora a dicembre del 2017, i colleghi e i partner in tutto il mondo solleciteranno persone e organizzazioni diverse che hanno un’influenza diretta su ciascuna delle raccomandazioni della campagna e che possono veramente fare la differenza sul campo.

Perchè ora?
Nel 2013, più di 300.000 persone in tutto il mondo hanno firmato la petizione “Save Siria” chiedendo alle Nazioni Unite (ONU) di riconoscere che i cristiani erano particolarmente vulnerabili all’interno della crisi siriana. Grazie a “Save Siria”, le autorità hanno conosciuto la realtà dei cristiani che in Siria e in Iraq stanno soffrendo. Ma nessuno sa come sostenere i cristiani in Medio Oriente. I cristiani in Siria e in Iraq ci dicono che possono rimanere se vengono fatti alcuni cambiamenti. Dobbiamo agire subito per dire al mondo con una voce più vigorosa possibile quali siano questi cambiamenti, così che i cristiani possano avere una speranza per il futuro nella loro patria, e possano continuare a contribuire al bene della loro società.

Servirà a cambiare le cose?
Nel 2010, più di 428.000 persone hanno firmato una campagna di petizioni sul diritto di credere contro la risoluzione delle Nazioni Unite sulla ‘diffamazione delle religioni’. Nel 2011 questa risoluzione ha ottenuto molto meno sostegno. Non è stata più presentata dal 2012.
Nel 2013, più di 300.000 persone in tutto il mondo hanno firmato la petizione “Save Siria” chiedendo alle Nazioni Unite di riconoscere che i cristiani erano particolarmente vulnerabili all’interno della crisi siriana. Grazie a “Save Siria”, le persone in autorità sanno che i cristiani in Siria e in Iraq soffrono e ora l’informazione è diventata di dominio pubblico.
Queste campagne mostrano che alzare la voce in difesa dei cristiani può fare la differenza. Con il vostro sostegno, siamo in grado di avere una voce più forte quando ci avviciniamo a coloro che hanno il potere e l’influenza di consegnare le raccomandazioni contenute in questa campagna. Ma mentre noi patrociniamo i nostri fratelli presso i politici, è ancora più importante considerare che abbiamo anche un avvocato in cielo. La preghiera e il patrocinio sono una combinazione potente e importante.

Come è stato deciso di fare questa petizione?
Abbiamo condotto ampie consultazioni con i cristiani in Siria e in Iraq tra settembre del 2015 e marzo del 2016. Loro ci hanno aiutato ad ottenere una comprensione più chiara di come i cristiani del Medio Oriente intendono vivere il loro ruolo all’interno della società. Inoltre ci hanno mostrato come possiamo stare meglio al loro fianco in Medio Oriente. Le raccomandazioni che sono emerse da queste consultazioni si distinguono sostanzialmente in tre categorie. Queste tre categorie definiscono il contenuto e gli appelli di questa petizione.

Campagna Nigeria (conclusa)

Pubblicato lo sconvolgente rapporto sulla persistente violenza nel Nord della Nigeria!

Gli anni di persistenti violenze nel Nord della Nigeria hanno avuto un profondo impatto sulla Chiesa cristiana. Abbiamo condotto una ricerca approfondita sull’impatto di questa efferata violenza e i risultati sono scioccanti. Alcuni sconvolgenti risultati della ricerca:

  • oltre 13.000 chiese hanno cessato di esistere nel nord della Nigeria e molte altre hanno visto un calo dei propri membri.
  • Dai 9.000 agli 11.500 cristiani uccisi
  • In alcune zone nessuna chiesa funziona, dato che tutti i cristiani locali sono emigrati verso zone più sicure. Si stimano 1,3 milioni di cristiani costretti a fuggire lasciando tutto, per intraprendere il triste cammino degli sfollati interni.
  • Innumerevoli proprietà di cristiani devastate.

Il rapporto ufficiale è stato pubblicato il 24 febbraio 2016 in varie parti del mondo: in Italia hanno ripreso la notizia testate come La Stampa, Il Foglio, Tempi, Avvenire e altre.

Download report in Italiano (Versione corta)

La seguente campagna di lettere è ora CHIUSA!

Lasciamo traccia nel sito per avere uno storico delle azioni intraprese.

Vi è un urgente bisogno di aumentare la consapevolezza circa la situazione dei cristiani nel nord della Nigeria, nella comunità nazionale e internazionale. La nostra ‘CAMPAGNA NIGERIA’ inizia nel mese di settembre con una LETTERA DI PATROCINIO, che vi chiediamo di inviare al nuovo presidente nigeriano musulmano Muhammadu Buhari (e/o all’Ambasciata Nigeriana in Italia) e avrà il suo culmine a marzo/aprile 2016, quando sarà stato in carica ormai per un anno. Nel programma di patrocinio che stiamo preparando abbiamo annoverato un certo numero di azioni e attività, di cui vi daremo notizia nei mesi prossimi.

Linee guida per questa campagna di lettere:

  • Usate il modello che trovate scaricabile qui sotto
  • È importante mandare il maggior numero di lettere possibile
  • NON si tratta di una raccolta firme, ma appunto di un invio di lettere, quindi NON inviate un’unica lettera con tante firme, ma tante lettere diverse
  • Potete scrivere al presidente nigeriano e all’ambasciatore nigeriano in Italia, a uno di loro o ad entrambi (Attenzione all’affrancatura per la Nigeria!)

Se si desidera scrivere al Presidente, usate l’indirizzo seguente:

Sua Eccellenza Muhammadu Buhari
State House, Aso Rock, Abuja, in Nigeria

Scarica la lettera

Trauzione italiana (da non inviare)

 

Se si desidera inviare la lettera all’Ambasciatore Nigeriano in Italia, utilizzare il seguente indirizzo:

Ambasciata Nigeriana in Italia
All’attenzione dell’Ambasciatore
Via Orazio, 14 – 18
00193, Rome – Italy