NELLA FOTO: casa distrutta a Qaraqosh, Iraq.

 

Quello che i cristiani iracheni desiderano si racconti è la semplice verità: “Una pulizia etnica dei cristiani è in corso in Iraq”. Lo ha affermato Tim Stanley, storico e giornalista del quotidiano britannico The Telegraph, durante l’incontro svoltosi lo scorso martedì 9 luglio al Parlamento britannico intitolato “The Global Persecution of Christian Minorities”.

Da quando lo Stato Islamico è stato espulso dalla regione, gli sfollati (e profughi) iracheni stanno lentamente rientrando nelle loro comunità ma continuano a vivere nella paura e a essere vulnerabili. Mentre alcuni focolai dell’IS sono ancora attivi nel Paese e lo stesso gruppo ha rivendicato incendi che nelle ultime settimane hanno ridotto in cenere centinaia di acri di terra e raccolti “di proprietà degli infedeli”, le milizie sostenute dai musulmani radicali iraniani si sono ristabilite in aree già da loro controllate in precedenza, scoraggiando la popolazione locale al commercio con i cristiani.

Stanley ha sostenuto come non sia sufficiente esercitare semplici pressioni sui governi, in quanto i cristiani sono spesso considerati una minaccia occidentale all’identità e alla sicurezza nazionali. “La sfida è quindi quella di essere al fianco dei cristiani senza esporli a indebiti rischi”, ha affermato con forza.

È stato il Ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt a commissionare, nel dicembre 2018, un Rapporto dettagliato sulla persecuzione religiosa e per il quale Porte Aperte/Open Doors è rientrata tra le principali fonti. Nella premessa del documento si legge che la persecuzione religiosa “è un fenomeno globale, che sta crescendo in scala e in intensità”. Davanti a tali cifre il Ministro è determinato a prendere una posizione ferma e a impegnarsi ad agire in favore dei cristiani perseguitati nel mondo.

Matthew Rees, referente dell’ufficio Advocacy di Porte Aperte/Open Doors nel Regno Unito, ha poi aggiunto: “Per il governo britannico uno dei prossimi passi potrebbe essere quello di includere il tema della libertà religiosa in futuri negoziati commerciali… Proprio come per il cambiamento climatico, il tema della libertà religiosa non è una questione che riguarda un solo partito o un solo leader, al contrario è qualcosa di cui parlare e su cui far crescere i consensi”.

Come promesso in passato, la nostra missione è stata e continua a essere impegnata in prima linea in favore dei cristiani in Medio Oriente e lo fa attraverso il supporto pratico, la sensibilizzazione, la preghiera e l’influenza diplomatica nei vari forum e congressi affinché:

 

  • le strutture legali in Siria e in Iraq tutelino i diritti inalienabili ed eguali per tutti i propri cittadini, indipendentemente da razza, religione o status sociale;
  • si garantisca un miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini, in particolare dei i rifugiati che rientrano e degli gli sfollati interni (alloggi adeguati e diritto allo studio e al lavoro);
  • si identifichino e preparino le organizzazioni religiose e i loro leader perché abbiano un ruolo decisivo nella ricostruzione e nella riconciliazione delle società irachene e siriane.