La settimana scorsa una grande chiesa nella città di Linfen (provincia di Shanxi, a ovest di Pechino) è stata demolita. Restrizioni e divieti appaiono alla vigilia di una nuova legge sulle chiese.

La settimana scorsa una grande chiesa nella città di Linfen (provincia di Shanxi, a ovest di Pechino) è stata demolita: il video della demolizione con le cariche esplosive sta facendo il giro del mondo riaccendendo l’attenzione sulla violazione della libertà religiosa in Cina. Ma la Cina di fatto non è ancora uscita dalla nostra lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani (43°).

Non è infatti la prima chiesa ad essere stata demolita. Sotto la presidenza del potente Xi Jinping, il governo cinese sembra aver riavviato negli ultimi tempi una sorta di strategia contro i cristiani, distruggendo chiese e rimuovendo molti simboli religiosi da vari edifici: pare che il Partito comunista cinese stia vivendo una recrudescenza del vecchio approccio per il quale il cristianesimo era visto come parte della filosofia occidentale e quindi una minaccia alla sua autorità. La chiesa di Linfen ospitava una grande comunità di svariate migliaia di membri e la storia di ingiunzioni a chiudere, arresti e minacce è partita dal 2009 (il pastore era stato arrestato e detenuto a lungo): sembra dunque una sorta di caso esempio per tutte le comunità cristiane che mal sopportano i controlli e i divieti del governo. A tal proposito, divieti di celebrare il Natale sono stati implementati in alcune città e zone, mentre in altre tutto si è svolto con normalità.

Il 1 febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova legge che regolerà le chiese non registrate (fuori dal discusso Movimento delle 3 autonomie) e i pastori e responsabili di chiesa si stanno preparando. Secondo i nostri contatti, questi responsabili nel caso in cui le loro chiese vengano soppresse e chiuse dallo Stato sono pronti a dividere le congregazioni in gruppi più piccoli (meno invisi dallo Stato) o addirittura a tornare alla forma delle chiese in casa (una strategia che ha permesso alla chiesa di crescere nel periodo di forte persecuzione comunista). Di fatto già varie chiese non registrate hanno ricevuto avvisi dalle autorità di non riunire troppe persone o sarebbero state chiuse.

A tale situazione va aggiunta la nota questione degli uiguri e dei cristiani di origine musulmana o buddista tibetana delle regioni autonome dello Xinjiang e Tibet, soggetti a restrizioni e vessazioni del governo e a persecuzione della società e dei familiari.

Anche in termini di persecuzione dei cristiani dunque, la Cina si dimostra complessa da capire: ciò che è certo è il bisogno di saggezza e preghiera che ha la chiesa cinese, una delle più grandi e più in crescita negli ultimi anni.