Guerra globale contro i cristiani

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Guerra globale contro i cristiani

Domani a partire dalle 9:30 sarà pubblicata la nuova World Watch List (2015), la lista dei primi 50 paesi dove esiste la persecuzione e possiamo già anticiparvi che vi saranno delle sorprese. Mai come nel 2014 i media di tutto il mondo hanno parlato della persecuzione dei cristiani e il motivo è semplice: mai come nel 2014 (in particolare come in questi ultimi anni) la persecuzione anticristiana è cresciuta in quantità e intensità. Per vicinanza geopolitica e per il flusso di migranti che sbarcano sulle nostre coste, i nostri media nazionali hanno forse messo in luce più ciò che è accaduto in Medio Oriente nel periodo preso in esame dalla WWL 2015 (dal 1 novembre 2013 al 31 ottobre 2014), ma ancora una volta l’Africa è stato uno scenario principale dell’avanzata dell’intolleranza anticristiana e non solo per il fenomeno Boko Haram.

Lo abbiamo raccontato durante l’anno, in molti stati africani, mediorientali e asiatici si fa strada per vie distinte un sentimento anticristiano crescente che permea intere società civili, spingendo comuni cittadini a maturare l’idea che il cristianesimo sia un nemico da combattere a tutti i livelli. Siamo di fronte a quella che l’esperto di religioni John Allen definisce la “guerra globale contro i cristiani”. La nascita del califfato e il salto comunicativo dell’IS (Stato Islamico), la brutalità dei massacri dei Boko Haram o di Al-Shabaab, i rapimenti di giornalisti e operatori umanitari sono senza dubbio tutte cose che fanno crescere la tensione internazionale, ma vi è molto di più. Vi sono Stati al limite del collasso o già di fatto falliti, erosi dalla corruzione e dal malcontento popolare. Vi sono nazioni che alimentano l’estremismo islamico e sempre più adepti pronti a porre in atto strategie di conquista violente (negazionisti violenti), ma anche politiche islamiste più morbide (negazionisti non violenti e partecipazionisti). Vi sono alleanze che cambiano ed equilibri geopolitici sconvolti. Ma vi è anche una maggiore identificazione con Cristo, un’audace presa di posizione dei cristiani nel mondo riguardo la propria fede, capace di creare reazioni violente ma anche vero e proprio sconcerto nei cristiani nominali.

Sì, perché appare chiaro che uno dei risultati della persecuzione dei cristiani sia ancora una volta la diffusione del cristianesimo, esattamente come accadde nella chiesa primitiva raccontata negli Atti degli apostoli. Ma al contempo la persecuzione sfida il cristianesimo nominale, la fede-tradizione lascia spazio alla fede-viva, e ciò contagia anche i cristiani che vivono in paesi liberi come il nostro.

Ecco che una potente verità si fa largo anche nel nostro paese: stare al fianco dei perseguitati ci migliora come cristiani, ci spinge a prendere posizione di fronte alle ingiustizie e all’intolleranza, a diffondere il messaggio di Gesù con più coraggio e a lavorare con più forza per una società migliore, pervasa dall’amore per il prossimo più che dall’individualismo.

Non mancate dunque all’appuntamento di domani in contemporanea in molti paesi con l’uscita della WWList 2015, perché le novità sono molte, collegatevi al nostro sito a partire dalle 9:30!

Domani mercoledì 7 gennaio 2015 ore 9:30 verrà pubblicata online nel nostro sito la nuova World Watch List, la lista dei primi 50 paesi dove esiste la persecuzione. Alcune anticipazioni in questo articolo…

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