NELLA FOTO: Una borsa di riso, uno dei componenti essenziali dei nostri pacchi viveri di primo soccorso.

 

Mentre si alternano le notizie su sgomberi, persone in fuga, ritiro dei curdi in alcune aree e interruzioni del cessate il fuoco, le diplomazie muovono le loro pedine in attesa dell’incontro tra Erdogan e Putin. In mezzo a tutto questo, c’è la popolazione civile e tra loro i cristiani, minoranza nella minoranza, il cui futuro se una decina di giorni fa era funestato da un presente assai complesso, oggi si presenta tetro: “Abbiamo perso il poco di speranza che avevamo”, dicono in molti. Altri invece, connessi ai Centri di speranza di Porte Aperte, provano a rimanere per essere luce nelle tenebre.

Nella foto, la signora con la maglia rosa mostra un coupon con cui può ritirare il pacco viveri. Teniamo traccia di ogni consegna, di modo che il lavoro sia per quanto possibile ordinato e fatto saggiamente

I curdi si sono ritirati da Ras al-Ayn, ma con essi anche molte famiglia di cristiani, che non si sentono al sicuro, non solo per le bombe turche, ma anche per le forze coalizzate all’esercito turco, le quali secondo le accuse di molti non fanno molta distinzione tra civili e soldati curdi. Vi ricordiamo che in quell’area ci sono anche curdi ex-musulmani convertiti alla fede cristiana, che quindi sono infinitamente vulnerabili. “Queste famiglie sono così grate del vostro aiuto!”, ci spiega Nazyra Asyo, riferendosi ai pacchi viveri di Porte Aperte che, attraverso la chiesa locale ad Al Hasakah, stanno distribuendo a 45 famiglie cristiane fuggite principalmente proprio da Ras al-Ayn.

Nella foto un collaboratore del pastore George consegna un coupon a una donna con figlia

In molti avete pregato in questi giorni per la situazione e risposto alle nostre richieste via vari canali: grazie! I bisogni sono enormi in effetti. Porte Aperte, attraverso i partner locali, sta soccorrendo con pacchi viveri in varie zone. In particolare vi abbiamo parlato del lavoro del pastore George e di altri nella città di Al Qamishly (nord Siria, confine con Turchia, zona di guerra): “Vi prego, continuate a pregare perché la pace sia completa. C’è ancora molta tensione nell’atmosfera e le mosse politiche non sono chiare dalla nostra prospettiva. Confidiamo che, in mezzo a tutto questo, Dio ci aiuti a costruire il Suo regno”, dichiara il pastore George.

Per intanto, come vi abbiamo mostrato in questi giorni, le chiese continuano a riunirsi (tanto in locali, come nelle case) per pregare, sostenersi, pianificare come agire nel mezzo di questo ulteriore caos.

Ricordiamo infine che in molti cristiani, già negli ultimi 2 anni erano fuggiti nel Kurdistan iracheno, ritenuto più sicuro: oggi altre famiglie sono scappate in quell’area, che quindi torna nuovamente a dover affrontare un’emergenza. Porte Aperte lavora con dei Centri di speranza anche lì, grazie alla presenza e all’impegno a lungo termine. Vi chiediamo di stare al nostro fianco, perché tregua o meno, i bisogni sono enormi.