In un paese a maggioranza musulmana nel sud-est asiatico (che non citiamo per ragioni di sicurezza), i primi cristiani hanno sentito parlare di Gesù Cristo nel 1930 da parte di alcuni missionari provenienti da un paese vicino. A causa della seconda guerra mondiale però la comunità cristiana locale è stata lasciata a se stessa, con risorse bibliche molto limitate nella lingua locale.

I cristiani di seconda generazione hanno una comprensione superficiale della fede; non essendo fondata saldamente nella Bibbia, diventano facili prede dell’islam. Molti di loro vivono sotto la soglia di povertà. Non c’è da meravigliarsi se sono allettati dalle promesse di un alloggio, posto di lavoro ed educazione per i loro figli migliori nel caso di conversione all’islam. “Il mio vicino di casa che si è convertito all’islam ha una casa nuova di mattoni in cui vivere, mentre io vivo ancora in questa casa di legno fatiscente con un tetto che perde e che può cadere a pezzi in qualsiasi momento“, dice un credente.

Un nostro collaboratore ci ha spiegato che, generalmente, gli indigeni sono persone molto semplici. Così non si rendono conto della trappola in cui cadono quando gli islamici bussano alla loro porta per convertirli, portando doni e facendo promesse. “Il governo ci promette un’istruzione migliore per i nostri figli“, dice un cristiano locale. “Poi porta i nostri figli nei collegi, in città. Oltre a scolarizzarli, li converte anche all’islam attraverso minacce o inganni. Ad alcuni di quelli che sono stati convertiti praticano il lavaggio del cervello spingendoli a disprezzarci considerandoci kafir o infedeli“.

Riconoscendo la necessità della chiesa locale, Porte Aperte ha formato 80 responsabili attraverso un seminario ibrido: una combinazione di “Resistere nella tempesta” (un corso per resistere nella persecuzione) e di un seminario per evangelizzare i musulmani.

Usiamo un metodo di insegnamento semplice in modo che i partecipanti possano anche insegnare le lezioni ad altri credenti“, spiega il coordinatore della formazione. “Basandosi su attività di gruppo, ogni partecipante è stato in grado di contribuire e imparare meglio le dottrine fondamentali della fede cristiana“.

Questa formazione è estremamente necessaria per il mio popolo“, afferma un pastore.

Ora sanno che cosa significa essere cristiani e seguire Gesù. Useremo questo programma per formare altri credenti“, conferma il nostro collaboratore.

Questo programma è stato specificamente progettato per rafforzare la fede dei cristiani, ma anche per rispondere alle sfide dell’islamizzazione. La formazione aiuta i cristiani a non vedere i musulmani come nemici, ma come persone che hanno bisogno del Salvatore.

Grazie per questa formazione. Avete contribuito ad aprire le nostre menti. Ora riconosco la mia libertà in Cristo e mi rendo conto che la mia fede non è un rituale. Seguo Gesù in un cammino di vita“, condivide la sorella Uda, una partecipante al seminario.

 

Nel sud est asiatico un gruppo di cristiani indigeni riceve da Porte Aperte una formazione specifica per resistere alla persecuzione e contemporaneamente per imparare ad evangelizzare i vicini.