NELLA FOTO: Ragazzo siriano che gioca tra le rovine della città di Aleppo.

Le frontiere vengono chiuse, i cittadini incoraggiati a rimanere a casa e le chiese costrette a sospendere gli incontri. Mentre dai TG di tutto il mondo si susseguono centinaia di notizie sull’emergenza coronavirus, non vogliamo dimenticarci di coloro che, oltre alla minaccia dell’epidemia e senza l’accesso a strutture sanitarie adeguate, convivono quotidianamente con la persecuzione a motivo della propria fede in Gesù.

Di seguito un aggiornamento sulla situazione in 2 Paesi della World Watch List 2020, il report di Porte Aperte/Open Doors sulla persecuzione dei cristiani nel mondo.

Siria (posizione n.11 della WWL2020)

Nonostante il contagio del virus non sia al momento confermato in Siria, il popolo teme il peggio.

Elias*, cristiano locale e membro di un’organizzazione partner di Porte Aperte, spiega perché la Siria sia particolarmente vulnerabile in questo momento di grande instabilità: “Per anni sono stati tanti i siriani che non hanno potuto consumare cibo sano e per questo i medici evidenziano come le classiche malattie stagionali colpiscono molte persone. Un sistema immunitario basso rende più vulnerabili al contagio del virus, inoltre, la mancanza di accesso ad acqua potabile e a prodotti per l’igiene, l’inquinamento dell’aria dovuto ai generatori di corrente e l’alto numero di persone anziane, rende il nostro popolo a rischio.

A motivo della guerra, la maggior parte dei giovani ha lasciato il Paese e molti anziani hanno sviluppato disturbi cardiaci, diabete e problemi di pressione sanguigna”.

Secondo lo stesso Elias, la Siria non è pronta ad affrontare un’emergenza sanitaria di tale portata, a causa della mancanza di attrezzature adeguate e perché le cliniche e gli ospedali sono stati gravemente colpiti dalla guerra.

Corea del Nord (posizione n.1 della WWL2020)

“Il sistema sanitario del Paese è quasi inesistente”, ha condiviso un cristiano che lavora con i rifugiati nordcoreani in Cina, “gli ospedali funzionano a malapena, ci sono pochi medici e c’è un’enorme carenza di farmaci. Vengono acquistati medicinali senza etichetta al mercato nero, da persone che non hanno alcuna formazione medica. Molti nordcoreani hanno un sistema immunitario debole, la maggior parte di loro ha attraversato lunghi periodi di malnutrizione e, quindi, un’emergenza come quella del coronavirus sarebbe disastrosa per il Paese. La Corea del Nord non ha i mezzi per aiutare i suoi cittadini in caso di grave epidemia”.

Nonostante la Corea del Nord non abbia ufficialmente segnalato casi di COVID-19, secondo un rapporto del DailyNK sono circa 200 i militari che hanno perso la vita dopo aver mostrato sintomi simili a quelli del coronavirus. Un grande pericolo incombe sulla vita di molti cittadini nordcoreani.

Oltre alle reali difficoltà e ai pericoli a motivo della fede che quotidianamente raccontiamo esserci in questi Paesi, si aggiunge quindi la tensione per un virus che potrebbe mettere in ginocchio due realtà già allo stremo delle forze.

Come Porte Aperte/Open Doors desideriamo incoraggiare a pregare per questi Paesi, per i cristiani locali e per le condizioni di instabilità e incertezza quotidiana in cui vivono.

*pseudonimo