NELLA FOTO: Dubai, capitale di uno dei 7 emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti.

 

Sono decenni che lo spazio negli edifici ecclesiastici rappresenta un problema per i cristiani degli Emirati Arabi Uniti (EAU), con un vero e proprio sovraffollamento delle funzioni religiose.

Secondo quanto riportato dal sito di informazione AsiaNews, le autorità di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, hanno, nel corso della cerimonia ospitata lo scorso settembre dal Dipartimento Governativo per lo Sviluppo Comunitario, ufficialmente riconosciuto 17 chiese. Proprio in quella sede il governo ha affermato che le organizzazioni religiose di Abu Dhabi sono libere di praticare la loro fede nel rispetto della legge, a condizione che non danneggino i costumi e le tradizioni musulmane.

“Il riconoscimento dei cristiani è avvenuto ad Abu Dhabi, il più importante dei 7 emirati che costituiscono gli Emirati Arabi Uniti. Ciò che accade qui ha un impatto in tutto il Paese”, ha affermato Michael Bosch, analista della persecuzione dei cristiani per Porte Aperte/Open Doors, evidenziando come il prossimo passo dovrebbe essere la concessione delle licenze per la costruzione di nuovi edifici ecclesiastici.

“Non è ancora chiaro cosa abbia in mente il governo riunendo le chiese sotto un unico ‘ombrello’”, ha poi concluso Bosch, “questa scelta potrebbe anche finire per rivelare il suo intento di centralizzare e rafforzare il controllo su di esse”.

Gli Emirati Arabi Uniti si trovano al 45° posto della World Watch List 2019, il report di Porte Aperte sui 50 paesi in cui è più difficile vivere come cristiani. L’oppressione islamica, la paranoia dittatoriale e l’antagonismo etnico sono le principali fonti di persecuzione, l’evangelizzazione è proibita ma ai gruppi non musulmani è permesso incontrarsi in edifici dedicati o in case private. Il maggior numero di cristiani presenti nel Paese è formato da lavoratori immigrati e forti pressioni sono esercitate dalle famiglie e dalla comunità nei confronti dei cristiani ex musulmani locali.