Una serie di massacri per mano di allevatori Fulani (etnia nomade a maggioranza islamica) sono avvenuti il 23 e 24 giugno scorsi nei villaggi attorno a Jos (stato di Plateau, Nigeria): oltre 200 persone sono state uccise con la consueta barbara violenza che caratterizza questi attacchi, dove i cristiani, anche donne e bambini, sono gli obiettivi principali. Case e chiese sono state prese di mira, disseminando il terrore nella zona. Molti sono fuggiti, creando poi campi improvvisati di sfollati in altre zone nel tentativo di riunire famiglie e dispersi. È in questa fase che molti scoprono di aver perduto per sempre genitori, figli e amici, assassinati dagli allevatori Fulani, violenti tanto quanto o addirittura di più dei terroristi di Boko Haram. E’ stato imposto un coprifuoco dalle autorità, ma non è servito a fermare ulteriori attacchi nei giorni seguenti.

A causa dell’insicurezza della zona, non vi erano organizzazioni umanitarie ad aiutare queste vittime sfollate: bambini, donne, anziani, famiglie intere impossibilitate a tornare nelle loro case si trovavano in gravi difficoltà (mancando cibo e aiuti di prima necessità). Le chiese locali si sono prodigate ad aiutare. Mantenendo il focus su andare dove altri non vanno e dove i cristiani sono più isolati, i nostri collaboratori di Porte Aperte si sono recati subito nel luogo degli attacchi, trovando persone in condizioni disperate. Ci siamo focalizzati su 2 campi improvvisati attorno a chiese nell’area di Heipan: “La vita è diventata un inferno per questi fratelli e sorelle. Hanno perso parenti, case e proprietà dove lavorare. I bambini piangono istericamente, forse per la fame o per il trauma subito nel vedere quegli orrori”, afferma Kerrie, nostra collaboratrice, dopo il primo sopralluogo. Siamo tornati il giorno dopo con aiuti composti da riso, mais, olio, sugo di pomodoro e prodotti per l’igiene, potendo aiutare 3.000 persone. Volontari, membri di chiesa e amici hanno aiutato la missione sfidando il pericolo: senza di loro non sarebbe stato possibile reagire così prontamente.

Nel mezzo dell’oscurità accadono cose che è importante mettere in luce. Un gruppo di 262 tra uomini, donne e bambini cristiani è fuggito dalle loro case finendo in un villaggio vicino, in un’area a maggioranza musulmana. L’imam della moschea del villaggio è prontamente andato incontro a questi disperati, accogliendo le donne e i bambini in casa sua e di vicini, ma portando subito gli uomini cristiani dentro la moschea. Dopo poco, oltre 300 allevatori Fulani ben armati sono arrivati alla moschea del villaggio per uccidere i cristiani fuggiti, ordinando all’imam di farli uscire. L’imam li ha affrontati, implorandoli in lacrime di non uccidere quelle persone. Testimoni (fonte BBC) sostengono che all’imam si siano aggiunti altri musulmani che letteralmente si sono prostrati al suolo chiedendo di non invadere la moschea e uccidere i cristiani. Per miracolo, gli uomini armati si sono ritirati, anche se nella loro ritirata hanno dato fuoco a 2 chiese trovate nel cammino.