Mentre il Pakistan si prepara alle imminenti elezioni, le minoranze del paese e in particolare quella cristiana esprimono sgomento per la mancanza di una propria rappresentanza tra i candidati politici. Nessun cristiano, infatti, è nominato da nessun partito, dall’estrema destra alla sinistra liberale.

In una nazione che conta 210 milioni di abitanti, le minoranze rappresentano il 5% della popolazione e rimangono assenti dalla scena politica principale. Inoltre, sempre in ambito politico, la costituzione incoraggia la segregazione tra musulmani e non musulmani.

Nata nel 1956, la costituzione del Pakistan vieta ai non musulmani di diventare Presidente e nel 2010, il Pakistan People’s Party (PPP) guidato dalla famiglia Bhutto e considerato un partito liberale, ha varato il 18° emendamento costituzionale aggiungendo un ulteriore limite alle minoranze: un non musulmano non può aspirare al ruolo di Primo Ministro.

In questo scenario politico e con l’avvicinarsi delle elezioni generali che avranno luogo a fine mese, il nuovo partito Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP) guadagna terreno grazie al programma anti-blasfemia. Il partito infatti, chiede che chi insulta l’islam venga messo a morte e che coloro che uccidono presunti bestemmiatori vengano celebrati.

A Lahore, seconda città del Pakistan, il partito TLP ha da poco tenuto una manifestazione che ha visto i suoi sostenitori chiedere l’impiccagione per chiunque venisse accusato di blasfemia. Riguardo questo, lo scorso febbraio 800 famiglie sono fuggite da un quartiere cristiano della città dopo che un ragazzo di 20 anni, anche lui cristiano, è stato accusato di aver pubblicato contenuti offensivi su Facebook.

Secondo i dati di Al-Jazeera, almeno 74 persone sono state uccise dal 1990 a seguito di accuse riguardanti la blasfemia e molti sono stati gli arresti e i processi. Nonostante i cristiani pakistani costituiscano solo l’1,5% della popolazione totale, oltre un quarto (187) dei 702 casi di blasfemia registrati tra il 1990 e Il 2014 sono stati contro di loro.

I cristiani del Pakistan sono quindi riuniti in preghiera per l’esito di queste elezioni, con fede e fiducia in Dio.