NELLA FOTO: Asia Bibi con le sue figlie nel 2010.

 

Quando le figlie visitavano Asia in prigione, lei era piena di forza e coraggio, “Ma quando se ne andavano piangevo da sola”, condivide la stessa Asia, piena di angoscia e di dolore. Pensavo a loro per tutto il tempo. Come staranno? Mi chiedevo”. Questo quanto riportato in un articolo di The Telegraph, importante testata giornalistica britannica, riguardo la vicenda di Asia Bibi (Aasiya Noreen), la ormai nota donna cristiana pakistana.

Era il 19 giugno 2009 quando Asia venne arrestata e più di un anno dopo ricevette una condanna a morte per l’accusa di blasfemia contro il profeta Maometto. Dopo nove anni e numerose battaglie legali e pressioni internazionali, Asia è stata scarcerata il 31 ottobre 2018, ma ha dovuto vivere 7 mesi nascosta e sotto protezione, mentre i suoi avvocati negoziavano con il governo pakistano per il suo espatrio. Infine lo scorso maggio, dopo una lunga attesa, Asia ha finalmente potuto riabbracciare suo marito e le figlie in Canada e oggi, a quasi 4 mesi da quel prezioso momento, ecco le sue prime dichiarazioni.

Nel discorso a The Telegraph, la donna ha raccontato le difficoltà vissute in prigione, condiviso il dolore di non poter incontrare suo padre prima di lasciare il Pakistan e accennato al desiderio che la sua famiglia possa trasferirsi in Europa. Poi ha aggiunto: “Ci sono molti altri cristiani in carcere, da anni. Il fatto che essi siano accusati di blasfemia, senza indagini e senza prove, è una cosa che dovrebbe essere considerata da tutti. La legge sulla blasfemia andrebbe rivista e ci vorrebbero adeguate procedure d’indagine quando essa viene applicata. Nessuno dovrebbe essere considerato colpevole senza che vi siano prove evidenti”.

Jan Figel, inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo per l’Unione Europea, la cui mediazione ha contribuito ad assicurare la partenza di Asia dal Pakistan, ha affermato che Asia Bibi “è una donna mirabilmente coraggiosa e una madre amorevole che si è rifiutata di rinunciare alla propria fede in cambio della libertà immediata”.

Negli anni, il caso di Asia Bibi ha fatto il giro del mondo, rompendo il silenzio riguardo le ingiuste e continue discriminazioni che i cristiani pakistani sono costretti a subire a motivo della propria fede.

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