Riunione dei cristiani di Quang Binh

 

Il primo gennaio 2018 è entrata in vigore un’altra legge restrittiva per la libertà religiosa. Intanto una chiesa in casa è stata chiusa, un evangelista picchiato e privato di ogni suo bene e persino una chiesa cattolica è stata dichiarata illegale.

Il primo gennaio 2018 la polizia ha fatto visita ad una chiesa in casa nella provincia di Quang Binh e ha vietato ai membri di continuare qualsiasi tipo di attività cristiana, poiché non riconosciuti ufficialmente come chiesa. Gli agenti hanno intimato ai membri di attendere la decisione delle autorità preposte, facendo loro firmare un documento in cui promettevano di non incontrarsi fino al nullaosta del governo. Per ora la chiesa ha fermato le attività domenicali e i cristiani richiedono preghiera.

Va detto che il governo, a vari i livelli (da quello centrale a quello locale) opprime la minoranza cristiana sia mediante le leggi che vengono promulgate, sia attraverso le modalità con le quali tali leggi vengono implementate (e male interpretate) ai livelli più bassi dell’amministrazione. Il 1 gennaio 2018 è entrata in vigore una di queste nuove disposizioni normative, che si aggiunge ad una legislazione sulla libertà religiosa che più che proteggere restringe tale libertà. Pochi giorni fa persino una chiesa cattolica è stata dichiarata illegale dalle autorità locali di Quynh Ngoc, nella provincia di Nghe An (generalmente la comunità cattolica ha maggiore libertà di azione rispetto alle altre in Vietnam).

Altro esempio di persecuzione dei cristiani è quella patita da Vang Atu, un evangelista picchiato, privato di ogni suo bene ed espulso dal proprio villaggio. “Le autorità mi preannunciarono che mi avrebbero tolto la casa, la terra e i miei animali perché credevo in Dio”, afferma Vang. E così è stato. La sua casa era anche il locale di culto dove si riuniva la chiesa ed è stata distrutta. I leader dei gruppi etnici vedono i cristiani come traditori della loro cultura e identità; così, con i favori dell’autorità locale, li perseguitano picchiandoli, espellendoli dai villaggi o disturbando le loro riunioni, ad esempio con lanci di pietre contro i locali nei quali si riuniscono (Porte Aperte è intervenuta fornendo una casa dove stare a Vang e alla sua famiglia).

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