Sono arrivate a 8 le chiese della comunità copta nell’Alto Egitto costrette a chiudere i battenti. L’ultima solo poche settimane fa, a seguito di un attacco da parte degli abitanti di un villaggio che protestavano per il riconoscimento dell’edificio come locale di culto.

In tutto l’Egitto sono migliaia le chiese informalmente riconosciute come tali. Esattamente due anni fa, il governo egiziano introduceva una nuova legge che riconosceva agli edifici cristiani gli stessi diritti delle moschee. Sono state circa 3.500 le chiese a beneficiarne.

Nel gennaio di quest’anno, il governo egiziano ha deliberato il permesso ai cristiani di continuare a riunirsi in edifici senza ufficiale licenza, in attesa che si completassero le pratiche burocratiche. Nonostante questo, l’Alto Egitto ha assistito, negli ultimi mesi, alla chiusura di 8 chiese. L’avvocato cristiano Gamil Ayed, della città di Esna, ha riferito: “Non abbiamo mai sentito di una moschea che sia stata chiusa o a cui abbiano fatto interrompere le funzioni, perché non autorizzata. È questa la giustizia? Dov’è l’uguaglianza? Dov’è la libertà religiosa? Dove la legge? Dove sono le istituzioni dello Stato?

Il ricercatore politico copto Karim Kamal ha dichiarato al sito di informazione egiziano AhramOnline: “La questione delle chiese senza licenza non trova il suo problema nello Stato, nei governatori o nel Ministero. Il vero problema risiede nei musulmani ultraconservatori che vivono nei villaggi rurali dell’Alto Egitto. Essi alimentano le tensioni sulle chiese spingendo i funzionari della sicurezza a chiuderle per evitare conflitti”.

Lo scorso 22 agosto, nel villaggio di El-Zeniga, a circa 60 Km dalla città di Luxor, l’ultimo di questa serie di avvenimenti. “Molti giovani musulmani tra i 16 e i 26 anni, provenienti dal nostro villaggio e da quelli vicini, si sono riuniti davanti alla chiesa gridando Allahu Akbar (Dio è grande) e cantando slogan ostili verso la comunità copta” racconta Moheb Thabet, cristiano locale. “Hanno cercato di forzare la porta d’ingresso della chiesa, ma siamo riusciti a bloccarli dall’interno e a chiamare la polizia che è arrivata, ha disperso i manifestanti, ma non ha arrestato nessuno. Successivamente ha chiuso l’edificio con i sigilli e ha messo alcune guardie di sorveglianza”.

I cristiani copti costituiscono il 15% del villaggio di El-Zeniqa e riferiscono che “non ci sono stati mai problemi con gli altri abitanti fino a quando non hanno cominciato a circolare voci riguardo l’arrivo di una commissione del governo per ispezionare lo stato del nostro edificio e ufficializzarne la posizione”.

Ai cristiani è stato impedito di praticare la propria fede liberamente e ci riferiscono di sentirsi oppressi e non rispettati a causa della mancata attuazione della legge da parte dello Stato.