NELLA FOTO: Un frame del video pochi attimi prima del rapimento

 

 

Il momento del rapimento è stato ripreso lo scorso 4 agosto dalle telecamere a circuito chiuso del suo negozio a El Qantarah, vicino al deserto del Sinai. Bakhit Aziz Georgi, un cristiano del luogo, era in attesa degli ultimi clienti della giornata quando improvvisamente ha visto arrivare 2 uomini, uno di loro con volto coperto e un fucile in mano, che lo hanno costretto a seguirli.

Con lui si trovava anche Youssef Samaan Girgis, suo nipote 35enne e padre di tre bimbi piccoli. Youssef ha visto i rapitori trascinare lo zio verso un Pick-Up parcheggiato all’esterno e, nel tentativo di intervenire, è stato catturato anche lui. I rapitori infatti, hanno prima chiesto la sua carta d’identità, poi lo hanno trascinato sul mezzo insieme a Bakhit. Non sappiamo con certezza cosa gli aggressori cercassero sul documento, ma, in questa regione dell’Egitto, non sono nuovi episodi di violenza nei confronti dei cristiani e la carta d’identità di Youssef riportava la dicitura “cristiano”.

Mariam, figlia ventunenne di Bakhit, si è immediatamente precipitata fuori da casa per cercare di capire cosa stesse accadendo: “Quando ho visto mio padre nel Pick-Up ho supplicato i rapitori di lasciarlo andare, ma loro non hanno desistito. Allora mi sono rivolta a mio padre dicendo: ‘Vieni giù dall’auto! Per favore!’ ma lui mi ha detto di rientrare in casa. C’erano altre persone in strada, ma nessuno mi ha aiutata. Quando sono partiti sono scoppiata in lacrime“, ha raccontato Mariam.

Ramzy, altro figlio di Bakhit, ha successivamente recuperato e analizzato i filmati ripresi dalle telecamere a circuito chiuso situate all’interno del negozio, ma ha detto di non conoscere quelle persone: “Siamo l’unica famiglia cristiana di questo villaggio e viviamo in pace con i musulmani“, ha affermato Ramzy, “Mio padre non aveva nemici e queste persone erano degli estranei per noi“.

Della vicenda preoccupa in particolare il fatto che non è la prima volta che questa famiglia viene coinvolta da atti di violenza simili: Osama, un altro dei figli di Bakhit, è stato rapito a luglio del 2016 e da allora la famiglia non l’ha più visto. “Dopo il rapimento di mio fratello ci siamo sentiti in pericolo ma mio padre si è rifiutato di lasciare la zona fino al ritorno di Osama“, ha detto Ramzy.

Nonostante il primo rapimento sia stato denunciato alla polizia, le autorità non hanno effettuato indagini sul caso. Un membro della famiglia, di cui omettiamo il nome per motivi di sicurezza, sostiene che questo potrebbe essere il motivo per cui i rapitori hanno osato tornare: “Non c’era nulla che li fermasse. Se fossero stati presi provvedimenti contro chi aveva eseguito il rapimento in passato, questo non sarebbe accaduto. Se la polizia non farà nulla nemmeno questa volta potrebbe accadere di nuovo, anche ad altri!“.

Youssef è stato ritrovato lo scorso 20 agosto abbandonato, ma vivo, nel deserto, mentre chiediamo di pregare per Bakhit e Osama, tuttora dispersi. Bakhit è diabetico e necessita di cure giornaliere, la famiglia è estremamente preoccupata e chiede di pregare perché possano tornare a casa.

Nella società egiziana (il Paese è alla posizione n.16 della nostra World Watch List), chi segue Gesù è considerato un cittadino di seconda classe e lo Stato, restio a rispettare e a far rispettare i diritti fondamentali dei cristiani, spesso non interviene nemmeno nelle situazioni più critiche.