Tra il 2009 e 2014 il gruppo militante islamico Boko Haram ha conquistato una buona parte del territorio dei due stati di Borno e di Adamawa, nel nord-est della Nigeria, e nel giugno 2014 ha dichiarato un califfato con la città di Gwoza come capitale.


I cristiani, in questa regione, sono stati colpiti con estrema durezza. Molti sono stati uccisi e tutte le chiese nella zona di Gwoza (numerose nella parte orientale della città) sono state distrutte. Anche molti musulmani sono fuggiti, ma nei campi profughi la situazione per i cristiani è peggiore perché subiscono una forte discriminazione. Il pastore William Naga, leader del capitolo di Borno della Christian Association of Nigeria (CAN), ci ha detto: “Il cibo viene distribuito ai rifugiati, ma se sei un cristiano non ne ricevi. Viene perpetrata una palese discriminazione“. I cristiani hanno iniziato per questo motivo ad organizzarsi autonomamente in campi non ufficiali, ma la loro situazione è particolarmente difficile.


Durante una visita di nostri collaboratori a Maiduguri abbiamo visto persone ridotte a mangiare foglie e abbiamo deciso di intervenire. Abbiamo potuto aiutare da inizio ottobre 3.000 famiglie (circa 15.000 persone). I pacchi contengono 100 kg di mais, 50 kg di fagioli, 4 coperte e un po’ di denaro per comperare petrolio e sapone. Questi pacchi salvano la vita alle persone e le aiutano a sopravvivere per alcuni mesi.


Solo le città più grandi sono sotto il controllo dell’esercito nigeriano”, spiega il pastore Naga. “Le periferie e i villaggi non sono sicuri. Boko Haram controlla ancora grandi parti dello Stato di Borno. Non possiamo tornare alle nostre case e abbiamo paura di vivere con i nostri ex vicini musulmani. Non sappiamo se possiamo fidarci di loro“. Mentre il nord-est rimane in un clima di insicurezza, non c’è speranza che la crisi umanitaria possa migliorare.
 
Cristiani di tutto il mondo, noi bramiamo le vostre preghiere. Vi chiediamo di pregare che Dio ci dia un cuore capace di perdonare e di amare i nostri connazionali musulmani. Chiedete anche che Lui ci renda capaci di cercare il Suo volto per avere la forza per ricominciare la nostra vita. Infine pregate che noi non abbandoniamo la nostra fede, ma che continuiamo in modo dinamico, forte, vibrante e coraggioso. Nella maggior parte dei nostri villaggi tutto è stato saccheggiato e le chiese sono state bruciate. La nostra vita ci è stata portata via. Ma c’è una cosa non ci è stata portata via: la nostra fede in Cristo Gesù“, conclude il pastore Naga.


Molte famiglie cristiane di profughi interni, fuggiti dal nord-est della Nigeria a Maiduguri, hanno ricevuto beni di prima necessità da Porte Aperte. Da ottobre abbiamo distribuito pacchi di aiuti salvavita a 3.000 famiglie, circa 15.000 persone, che hanno dovuto affrontare la fame.