Nel 2012 i ribelli Seleka, con l’aiuto dalla popolazione musulmana, hanno preso il potere con un’azione militare (in cui i cristiani sono stati fra i principali bersagli) caratterizzata dall’uccisione di molti civili, il saccheggio e l’incendio di abitazioni, e altri gravi reati. Gli anti-Balaka, un gruppo emerso a metà del 2013 per autodifesa, hanno ben presto iniziato a commettere le stesse atrocità nei confronti di civili musulmani e altre minoranze. Sono state combattute dure battaglie, vinte spesso dai Seleka, che risultavano meglio equipaggiati e addestrati.

L’intervento internazionale è iniziato a gennaio del 2014 ed ha portato alle dimissioni del presidente Djotodia e alla nomina di Catherine Samba-Panza come presidente ad interim. Le forze francesi dell’operazione Sangaris e quelle delle Nazioni Unite hanno riportato la sicurezza nelle città occupate, ma hanno lasciato intere zone del Paese in mano alla guerriglia. Mentre gli anti-Balaka hanno continuato a dominare il sud e l’ovest, gli ex-Seleka insieme ai Fulani (una etnia nomade dell’Africa occidentale) hanno dominato il nord e l’est.

Non vedere più la Repubblica Centrafricana (CAR) nei titoli dei media, come in passato, può far pensare che la situazione si sia normalizzata, ma recentemente abbiamo incontrato un nostro collaboratore che ci ha ricordato come le preghiere e il supporto per il CAR siano ancora necessari. Nonostante sia stato definito un accordo di pace, i nostri fratelli e le nostre sorelle, in particolare quelli nel nord-est del Paese, sono ancora tenuti in ostaggio da una persistente violenza.

Nonostante la presenza di contingenti militari delle Nazioni Unite, a Bambari, la gente ci ha detto che i musulmani hanno commesso vari reati sotto lo sguardo dei soldati, senza che essi intervenissero.

Il nostro collaboratore ci ha detto: “Sono stato toccato dall’accoglienza che la Chiesa sofferente e i pastori mi hanno dimostrato… Un pastore mi ha detto che si sono sentiti abbandonati, ma che la mia visita li ha rassicurati sul fatto che non sono soli. E’ stato duro sentire parlare della loro sofferenza, dei pastori uccisi, degli stupri, della mancanza di cibo e vestiti, della distruzione e del saccheggio delle chiese, della morte di credenti e del divieto di radunarsi“. Ma ha anche aggiunto: “Anche se questi credenti soffrono, stanno rimanendo saldi nella fede. Il semplice fatto che continuano a predicare Cristo e adorarlo è molto incoraggiante. Erano molto felici mentre cantavano e ballavano, pieni di gioia mentre pregavano Dio per la pace e la liberazione“.

 

Nonostante la situazione della Repubblica Centrafricana sembri essere stata dimenticata dai media occidentali, la situazione nel nord-est del Paese continua ad essere difficile per i cristiani a causa delle violenze della guerriglia.